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Memories Of Nobody, Primo Arco
view post Posted on 2/6/2009, 14:03P_QUOTE
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Karasu No Kasa

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Era una notte fredda e ventosa. Le foglie venivano spazzate via e volteggiavano sinistre in aria, danzando al ritmo del rumore delle fronde degli alberi che venivano smosse dalle potenti ventate che per tutta la giornata avevano infuriato.
Ogni piccolo rumore poteva venire associato ai passi di chissà quale creatura, e l'ululare del vento assomigliava al ruggito di un leone gigantesco.
I giganteschi alberi del bosco si piegavano impotenti sotto la forza dell'aria e da lontano proveniva un rumore di lame che si sfregavano l'una contro l'altra, segno indiscutibile dell'avvenuto inizio dello scontro.
In mezzo a quell’incubo correva una bambina.
No, non era una bambina normale, e la spada che aveva legata sulla schiena lo poteva dimostrare. Era una shinigami, collocata nella dodicesima brigata qualche giorno prima.
Aveva ricevuto ordini da un suo superiore di scappare, non le era stato detto dove di preciso, solo di darsela a gambe. E così aveva fatto. Si era allacciata meglio i suoi sandali nuovi di zecca e, riposta la Zanpakuto, aveva cominciato a correre per la foresta, senza la minima idea di dove si trovava.
Hikaru, questo era il suo nome. Hikaru Tamagawa, anche se, quel cognome, assieme a tutta la sua vita, sarebbe stato cancellato dalla sua memoria a breve.
-Correre...devo correre.- si disse seria, saltando da un sasso all'altro del sentiero scosceso che stava percorrendo.
Stava per saltare da una roccia ad un'altra quando due shinigami le sbarrarono la strada. Erano entrambi due figure alte ed eleganti, un ragazzo e una ragazza, che la guardavano stupiti, come se incontrare uno shinigami alto un metro e venti fosse la cosa più strana del mondo.
-Ma guarda te, una bambina.- commentò il ragazzo, chinandosi verso di lei. -Che ci fai qui, piccolina?-
Aveva i capelli lunghi fino alle spalle e biondi, con un ciuffo decisamente fuori posto che gli copriva quasi interamente l'occhio sinistro. Nella mano destra impugnava la Zanpakuto, anche se era ancora riposta nella sua guaina.
La ragazza che lo accompagnava, dai capelli castani tagliati a caschetto con qualche ciuffo biondo qua e là, lo guardò sospirando con fare rassegnato, conficcando la sua Zanpakuto nel terreno. -Ma che dici, Kinosuke-kun...questa non è solo una bambina! È Hikaru, della dodicesima compagnia! Proprio come me!-
-Scusa se non so i nomi di tutti gli shinigami del Gotei 13!- replicò il biondo.
Hikaru socchiuse gli occhi, cercando di allontanare dalla sua testa il rumore dello scontro che si stava svolgendo dietro di lei e che, molto probabilmente, vedeva coinvolto anche suo padre.
Kyoshi Tamagawa, si chiamava così. Era una brava persona, forse un po' strano e dai modi di fare inusuali, però tutto sommato era davvero un uomo fantastico. Lei lo ammirava tanto, ogni volta che lo vedeva sulla riva del torrente intento a meditare desiderava con tutta se stessa essere come lui.
Aveva un mare di capelli castani tutti arruffati e in disordine, sorrideva sempre, anche quando era nei guai. Era uno dei comandanti delle Forze Speciali, rispettato praticamente da tutta la Soul Society e per questo, quando andavano insieme da qualche parte, Hikaru, camminando al suo fianco, alzava lo sguardo fiera di avere l'onore di camminare vicino ad un capitano così temuto e onorato.
In quel momento il suo unico desiderio era potersi rifugiare ancora tra le sue braccia.
-Hika-chan?- la chiamò la ragazza, scacciando via i pensieri della bambina. -Come mai sei qui?-
-Mi ci ha mandato il taichou, Ai!- esclamò lei. Sapeva che il nome di suo padre doveva diventare "taichou" in presenza di altri shinigami.
-Hai visto il comandante?-
-Nossignora-
-Senti, Hikaru...- sussurrò la shinigami, mettendo una mano sulla spalla alla bambina. -Adesso tu cerca il comandante, al resto pensiamo io...e questo tizio con la faccia da scemo, ok?-
Il ragazzo si accigliò. -Ehi nana malefica...- mormorò. -Chi sarebbe il tizio con la faccia da scemo?-
-Zitto!- lo ammutolì Ai, dandogli il fodero della spada in testa. -Non fare casino.- si rivolse di nuovo alla bambina. -Sbrigati, trovalo!-
Lei annuì seria. -Sissignora!- e detto questo corse via, inoltrandosi ancora di più nel buio della foresta. Nella sua mente c'era soltanto il volto di suo padre che le sorrideva. Voleva rivederlo, riabbracciarlo, sapere che stava bene, anche se, molto probabilmente non era così.
Stava correndo da qualche minuto, quando una voce calma e calorosa la fermò.
-Hikaru...- una mano le si posò sulla spalla.
-Comandante Rosa!- gridò la bambina, riconoscendo nella che aveva davanti la figura del suo comandante. -Ho visto Ai, mi ha detto di...- non fece in tempo a finire la frase che la shinigami la prese per un polso trascinandola via di peso. -Aspetti! Dove stiamo andando?!-
Il comandante continuò a camminare, senza voltarsi. -Via di qui.- rispose semplicemente. -Non è un posto sicuro per una bambina, ti porto in un luogo più sicuro.-
No! Non poteva tornare indietro! Suo padre era ancora laggiù! -Aspetti!- lo supplicò di fermarsi, senza successo. -Signora si fermi!-
All'improvviso, quasi non potesse più proseguire, la donna si fermò, voltandosi verso Hikaru. -Ascoltami.- disse con tono pacato. -Tuo padre sta combattendo com'è giusto che faccia, non c'è nulla di cui preoccuparsi, ok?-
Lei annuì asciugandosi qualche lacrima. -Tornerà, vero?-
-Certo, ci puoi scommettere!- rimase ferma a guardarla asciugarsi completamente le lacrime con la manica del kimono. -Ora andiamo.-
Ripresero a camminare insieme, entrambi fiduciosi nel ritorno del capitano Tamagawa, che, però, non sarebbe mai avvenuto.

Yaww! Finalmente! Ho da poco cominciato a riscrivere questa fanfiction, visto che com'era prima non mi piaceva. ù_ù
In questa "nuova versione" ho aggiunto anche il prologo, spero vi piaccia! OWO''
Detto questo ho finito, See Yaa! :smac:

EDIT: 13/07/2009
Ho riscritto di nuovo il capitolo! Sorry, ma non mi piacea più! :sweat:


Edited by emme; - 13/7/2009, 23:25



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Karasu No Kasa

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-Uccidilo...sì, uccidilo!-
-N-no...-
-Avanti! Fallo fuori!-
-Non posso! Lasciami stare! Vattene via!-
-Lo sai che senza di me non sei nulla...-
-No! Sei solo una zanpakuto...un'inutile zanpakuto!-
-Inutile dici? Mh, forse hai ragione...però...se ti uccidessi...-


Aprì gli occhi di scatto, saltando in piedi dal futon su cui dormiva. -Fermo!- gridò spaventata, mentre le gocce di sudore le scendevano lente lungo il viso terrorizzato.
Si guardò intorno: indubbiamente si trovava nella sua stanza. I muri dipinti di bianco da poco che diffondevano nell'aria l'acro odore della vernice fresca, le fotografie ingiallite appese all'armadio in modo del tutto approssimativo, il vecchio portatile acceso in un angolo della scrivania intento a scaricare un film d'animazione e i vari disegni sparsi sul pavimento ne potevano dare conferma.
Lo specchio che troneggiava appeso alla parete riflesse l'immagine della ragazza che aveva davanti. Capelli castani corti in un taglio tipicamente maschile, viso serio e teso, occhi marroni, spalle larghe e pancia piatta. Forse leggermente bassa per la norma. Leggermente però.
Indossava una maglietta bianca lunga fin quasi alle ginocchia tutta ricoperta da scritte colorate fatte da un pennarello qualche giorno prima. La più grande, color magenta diceva: “Akinori e Akahito sono bravi ragazzi!”.
Dopo qualche minuto passato a fissare la sua immagine riflessa, la ragazza spostò un blocco di fogli da disegno dal letto, gettandolo letteralmente dall'altra parte della stanza, e si rimise a dormire nel suo futon rosa a fiori.
Non passò molto tempo che delle voci moleste cominciarono ad insinuarsi nella sua mente.
-Passa la palla idiota!-
-M-ma Jinta!-
-Avanti non starlo a sentire Uru-chan! Passala a me!-
-Sta zitto Nakamura Uno! Tocca a me!-
-Zitto tu piccoletto!-
-Io non volevo nemmeno giocare...-
-MUTA!-
-Scusa...-
Stavano facendo chiasso.
-Non sapete nemmeno le regole! La palla è nostra di diritto!-
-Non è vero! Akinori sei un imbroglione!-
-Zitto Jinta! Senti chi parla!-
Stavano facendo troppo chiasso.
Grugnendo infastidita, la ragazza si portò seduta sul futon, per poi strisciare fino alla finestra e affacciarvisi insonnolita, socchiudendo gli occhi ai forti raggi solari.
Laggiù, nel cortile, un gruppetto di ragazzi faceva a botte contendendosi il pallone con cui stavano giocando.
Li squadrò per bene prima di aprire bocca, con gli occhi pieni d'ira. Sfiorò con le dita la superficie fredda del davanzale della finestra, e sospirò, scoppiando in un urlo terribile, che sconvolse tutti i presenti.
-Insomma voi quattro! Smettetela una buona volta! Stavo dormendo! Quante volte devo dirvelo di non fare casino?!- quando ebbe finito si spostò con un gesto isterico una ciocca di capelli dal volto, sbuffando.
Fu Akinori, un ragazzo dai capelli rossicci a rispondere per primo. -Gomen Hikaru, non volevamo disturbarti.-
Akahito, suo fratello gemello, si fece avanti dopo di lui -Però non sappiamo a chi va la palla.-
Hikaru li fissò scettica per un momento, inarcando le sopracciglia. -Prego?- sbuffò.
-Si, Nakamura Due dice la verità- Jinta si parò davanti alla ragazza con finta saggezza, alzando il dito per sembrare più professionale -La palla è uscita dal campo, Ururu è andata a recuperarla, ed essendo stato Nakamura Uno a buttarla fuori ora tocca noi tirare, giusto?- fece il visino più angelico che gli fosse mai riuscito.
-Ehm...- dal canto suo, Hikaru non sapeva nulla di calcio, quindi si sentiva terribilmente ignorante in materia.
-Stupido piccoletto bugiardo!- tuonò Akinori -L'hai calciata fuori tu!-
-Zitto Nakamura Uno!-
-M-ma Jinta è vero, sei stato tu!- pigolò timida Ururu, che fino a quel momento se ne era stata in disparte.
-Anche tu ti ci metti ora?!- il ragazzino le diede un pugno sulla testa per zittirla, ma subito dopo ricevette un libro in testa da parte di Hikaru.
-Punto primo- sibilò la ragazza -Non urlare, sei fastidioso. Punto secondo: osa ancora fare male ad Ururu che ti stacco le dita una a una e ci faccio una collana, ci siamo capiti?-
Jinta deglutì -O-ok...-
-Ora lancia la palla, Uru-chan-
-S-si!-
Dopo essersi accertata che il gioco fosse tornato a svolgersi normalmente, Hikaru sbuffò rassegnata e richiuse la finestra, tornando verso il suo futon. Osservò il calendario appeso alla parete: 9 agosto. Pochissimi giorni agli esami. Sbuffò ancora una volta e si buttò a peso morto sul letto, dando per scontato che sotto di esso non ci fossero fogli da disegno o strumenti vari.
-Otto giorni, otto giorni...- bisbigliò chiudendo gli occhi. Erano mesi che studiava. I due gemelli che giocavano spensierati là fuori avevano già passato gli esami di ammissione l'anno prima, e quindi si godevano la loro estate di riposo com'era giusto che facessero.
Per quanto si fosse sforzata nei mesi precedenti, però, non era riuscita a memorizzare una sola parola di quello che aveva studiato. Era l'estate più calda che avesse mai visto, le cicale a volte cantavano così forte da non far sentire quello che stava a cinque centimetri da te diceva, e, oltre a questo, tutti gli alberi della zona erano in fiore, cosa molto sconveniente per chi, come Hikaru, era allergica ad ogni tipo di polline.
"Esami...esami...esami..." quella parola continuava a girarle per la testa come fosse un grido che rimbomba in una stanza vuota.
-Preoccupata per gli esami Hika-chan?-
Si voltò verso la voce che l'aveva chiamata. Appena dietro la porta c'era una folta chioma di capelli biondi schiacciati in un cappello da pescatore verde e bianco, la restante porzione del volto era coperta da un ventaglio che sventolava allegro avanti e indietro.
-Kisuke-san. Ti ho già detto mille volte di non entrare nella mia stanza senza permesso.- borbottò, tornando a fissare la data sul calendario. "Esami...esami..."
-Ahah! Hika-chan, ero solo venuto qui a svegliarti!-
-Perché? È ancora presto...-
-Sono le tre del pomeriggio!-
-Ah-
-Eh, si...Beh, comunque, non cambiamo discorso. Allora? Pronta per questi esami?- si avvicinò sorridente alla ragazza, coprendosi il volto con il vengaglio.
-Tu mi vuoi morta.-
-No! Ma cosa dici?! Perché mai dovrei volere morta una fantastica assistente come te?-
Sbuffò, soffiandosi via una ciocca di capelli dal viso -Migliore, migliore...di là verità, sono la migliore perché lavoro e tu non mi paghi? È così, vero?-
-Dettagli cara, dettagli.- il mercante si sedette a gambe incrociate per terra -Nakamura Uno e Nakamura Due?-
Nakamura Uno e Nakamura Due erano i nomi inventati da Jinta per indicare i gemelli. Erano identici, nulla li differenziava, nemmeno la voce o il carattere, era come se fossero la stessa persona divisa in due, così era stato affibbiato loro un numero per distinguerli meglio, e Kisuke, che li detestava, era stato più che propenso ad adottarlo come "nome ufficiale".
-Di fuori-
Hikaru non amava particolarmente parlare con lui, soprattutto perché ogni sua discussione toccava il tasto "Soul Society", cosa che in presenza di Kisuke preferiva non fare, così, per evitare danni, si limitava ad ignorarlo.
-Possibile che siano sempre qui?- sbottò infastidito il biondo facendosi aria col ventaglio.
-Credo sia normale dato che ogni volta che li vedi ti arrabbi. Lo sai che si divertono a vederti urlare.-
-Tsk- fece una breve pausa -La nuova merce?-
-Arrivata ieri sera-
-A posto?-
-Si, a parte che mancano Soul Candy e nessuno ne ha ordinate. Tranquillo ci ho pensato io, anche se non servono a nulla.- mostrò un pacchetto di soul candy prima di ributtarlo tra le coperte del futon. -Non funzionano.-
-Capisco, il gigai le rifiuta ancora, eh?-
-Ah ah, ma coi gemelli funzionano...e quando sarò shinigami forse potrebbero tornarmi utili!-
-Shinigami?-
-Certo! Lo diventerò! Così potrò vendicarti!-
Lui aggrottò la fronte perplesso. -Vendicarmi? E di cosa?-
-Non fare il finto tonto! Ti hanno buttato fuori per un crimine che non hai commesso! Non ti brucia questa cosa?!-
Si sarebbe aspettata due occhioni tristi che si abbassavano frustrati, e invece le arrivò una mano calda e pesante a scompigliarle i capelli. -Cara, non ho proprio niente di cui vendicarmi, e comunque sarebbe una faccenda di cui dovrei occuparmi io. Tu diventa uno shinigami e fa pure ciò che vuoi, ma non pensare di farlo per me. Apprezzo il pensiero, però se fossi ancora nella Soul Society probabilmente noi non ci saremmo mai incontrati. Per quanto mi riguarda sono felice così, e non ho bisogno di vendetta.- fece un largo sorriso.
-Kisuke-san...io...-
Si sentì un tintinnio vivace provenire dalla cucina sistemata appena dietro l'emporio.
-Oh!- trillò il biondo -La tua colazione è pronta! Torno subito! Aspettami qui!- e trotterellò per tutta la stanza, fino a sparire dietro la porta scorrevole.
La ragazza chiuse gli occhi e, riaprendoli lentamente, tornò a sdraiarsi sul suo futon.
I giorni da shinigami che aveva trascorso insieme al suo capitano e alla sua famiglia nel Seireitei erano distanti anni luce dalla sua mente, tanto che Hikaru, in quel momento, ne ignorava completamente l'esistenza.

-HIKA-CHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAN!!-
Quell'urlo fece tremare i muri della stanza, e la punta della matita con cui Hikaru stava disegnando si spezzò di netto, lasciando sul foglio una scia di grafite nera. -Ma che...?!- esclamò lei, fissando la mina spezzata sul foglio.
Senza sapere ne come ne perché, un secondo dopo, era seduta davanti al tavolo assieme a Ururu, a Tessai e a Jinta. Kisuke era davanti a loro, che sventolava entusiasta una lettera tutta stropicciata, probabilmente a causa del modo in cui il mercante la teneva.
-Sono arrivatiiiiii!- gridò sprizzando felicità da tutti i pori.
-Eh?- chiese in coro il gruppo.
-Loro! Sono arrivati!!-
-Eh?- ripeterono in coro.
-Loro! I risultati dell'esame di Hika-chan!!- ormai non stava più nella pelle dall'agitazione.
-Aaaahhh...-
-Su, su, dobbiamo vedere! Avanti!- e cercò di aprire la busta, che però non si strappò minimamente. -Come si apre questo coso?- Kisuke continuava a tentare di strappare la carta, ma questa non ne voleva sapere di cedere, e la busta rimaneva sigillata.
-Non mi piace questa situazione...- confessò Hikaru, e in effetti aveva davvero paura di poter essere stata bocciata o peggio.
-Già- convenne Tessai.
-Per niente- concluse Jinta, scuotendo la testa desolato.
Il gruppo osservava in silenzio il loro eroe cercare disperatamente di aprire la misteriosa busta, che però non cedeva. Si pensò così di ricorrere ad un apri buste.
-Sicuri che funzionerà?- s'informò timorosa Ururu.
-Deve, altrimenti perirà per mano mia!!- gridò indispettito il mercante.
-Kisuke, è una lettera- gli ricordò Hikaru.
Dopo alcuni disperati tentativi la busta finalmente si aprì, rivelando il suo preziosissimo contenuto. Con dita tremanti estrasse il piccolo foglio di carta spiegazzata che si trovava al suo interno, maneggiandolo con delicatezza. Lo aprì per bene, lisciandone la superficie con due dita.
-Vediamo...la studentessa Urahara Hikaru, esaminata il giorno...bla bla bla bla...qui non centra...nemmeno qui...oh eccolo!-
-Allora? Che dice?-
-Dice che sei stata...promossa!-
Il cuore di Hikaru perse qualche battito, poi tornò normale. Ce l'aveva fatta.
In quel momento, qualcuno bussò alla porta. -URAHARA-SAAAAAAAAAAAAAN!- gracchiò una voce.
Il mercante si avvicinò all'uscio. -Sì, Nakamura Due?- sibilò.
Il ragazzo dai capelli rossi scoppiò a ridere. -No, Urahara-san, io sono Akinori, mio fratello è laggiù!- e indicò l'altro, che arrivava di corsa. -Comunque, c'è Hika-chan? Si? Come le sono andati gli esami? Bene? Sa che torniamo alla base?-
-Aehm...-
-Eh, il nostro Luogotenente ci ha chiamati indietro per qualche giorno! Non è fantastico?-
Hikaru alzò lo sguardo dalla lettera, di cui si era appena impadronita, strappandola di mano a Jinta. -Base? Intendi la Soul Society? Andate laggiù? Davvero?-
-Sissignora!- sentenziò fiero di sé Akinori. -Siamo disposti a far venire anche te. Allora Urahara-san, Hikaru può venire con noi?-
-Non se ne parla neanc...-
-Certo che sì!- gridò la ragazza, saltando sul biondo e buttandolo a terra per ammutolirlo. -Quando si parte?-
-Subito! Immediatamente!-
-Ottimo! Bye Kisuke-san, bye ragazzi!-
-Aspettate!- il mercante fece per inseguirli -Non ho detto che poteva veni...- si fermò osservando i tre ragazzi scomparire dietro al muro dell'emporio. Si appoggiò alla porta togliendosi il cappello e massaggiandosi le tempie -Spero vada tutto bene...-

Eccomi col primo capitolo! :aww:
Visto? Ho messo anche la targhetta col titolo! *si sente molto tecnologica*
Questo è il "vero" inizio delle vicenda quindi non ho molto da dire [anzi, non ho NULLA da dire xD].
Solo una cosa: io tifo per il cattivo della storia, quindi niente lamentele! :gomma:



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view post Posted on 8/6/2009, 14:54P_QUOTE
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Karasu No Kasa

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-È tanto che non ci vediamo, ne, Hikaru?-
-...-
-Dimmi, lo ricordi ancora il mio nome?-
-Mh...-
-Sì o no? Non è difficile.-
-Sì.-
-E allora perché non mi usi per ucciderli tutti? Lo so che vuoi farlo...-
-Ti sbagli!-
-No, tu vuoi vederli soffrire, come loro hanno fatto soffrire te...non ho ragione?-
-Vattene!-


Il canto delle cicale le fece riaprire lentamente gli occhi da quella che era stata una lunga meditazione durata dall'entrata nel Rukongai fino a quella del Seireitei.
Ovviamente i due gemelli dai capelli rossi non avevano smesso un attimo di parlare, cosa abbastanza pesante, soprattutto per la salute mentale dei presenti, anche se Hikaru aveva trovato il modo per allontanare la voce degli shinigami dalla sua testa.
Aveva infatti intrapreso un'interessante conversazione con uno shinigami dai capelli neri che avevano incontrato poco prima e che diceva di far parte della medesima brigata dei Nakamura.
Era un ragazzo più o meno della loro stessa età, capelli corvini tirati indietro con del gel e un paio di occhiali da professore sul naso. Da come parlava della sua famiglia sembrava essere una specie di aristocratico.
-Ikamono-san...- sbuffò ad un certo punto Akinori. -Da quando il capitano Kuchiki ti affida missioni nel mondo degli umani?-
Lo shinigami si voltò sorridendo. -Il cugino Byakuya, dici? Beh, veramente non è stato lui a mandarmi in missione...- fece una breve pausa, aggiustandosi gli occhiali. -Tutto merito del luogotenente Abarai.-
-Abarai?- chiese Akahito. -Ti ci ha mandato Abarai?-
-Già...a quanto pare è troppo occupato ad ammirare il Nobile cugino per lavorare...ma non c'è da stupirsi...noi Kuchiki abbiamo sempre suscitato l'interesse di molti...anche se maschi...-
Hikaru smise di colpo di camminare, immaginandosi la figura che doveva corrispondere ad un “Nobile cugino” flirtare con quella del Luogotenente Abarai, che aveva avuto occasione di conoscere qualche tempo prima. -T...terribile!- balbettò disgustata.
-Nani?- Ikamono si voltò in direzione della ragazza, accovacciata a terra e intenta a dondolare avanti e indietro in preda a un attacco di depressione.
-Non è possibile!- farfugliò lei. -Abarai è un essere rude, volgare e anche un po' pazzo, ma non è di certo quel genere di persona!-
-No, no, no!- strillò il Kuchiki, cercando inutilmente di risollevare l'animo di Hikaru. -Non intendevo questo! Sono certo che Abarai non è così! Avanti! Alzati per favore!-
Fu però la vista dei portoni del Seireitei, così alti ed imponenti, a far riprendere la ragazza dalla sua depressione.
Il sole che aveva appena cominciato a sorgere splendeva più orgoglioso che mai sul grande muro che da solo separava Hikaru dalla tanto ambita meta.
Un unico portone di legno, che stava cominciando a sollevarsi, permetteva l'entrata o l'uscita di qualunque essere dal Seireitei.
-Questo è...- sussurrò la ragazza, cercando di focalizzare cosa ci fosse al di là del portone.
-Esatto.- sbuffò Akinori, stringendo la presa attorno al manico della sua Zanpakuto. -Hikaru! Benvenuta nel Seireitei!-
-...-

Nello stesso momento, dall'altra parte della Soul Society, nella sede della terza compagnia, una sventura stava per sconvolgere totalmente la giornata piena di impegni del capitano, ma questo lui non poteva ancora saperlo.
Ichimaru Gin, il sorridente capitano della Terza Compagnia del Gotei 12 stava finendo di mettere in ordine gli ultimi documenti che aveva in sospeso sulla sua scrivania, quando il fusuma che separava la sua stanza dal corridoio venne letteralmente spazzato via, assieme alla sua scrivania e a tutto il lavoro della giornata.
-Tu...- una shinigami entrò nella stanza, rimettendo nel fodero la Zanpakuto. -Tu...tu...-
-Io?- le fece eco il capitano, indicandosi e sfoggiando uno dei suoi sorrisi migliori.
La misteriosa shinigami che aveva appena mandato in fumo un'intera giornata lavorativa si passò vanitosamente una mano tra i capelli castani dalle punte tinte di biondo. Tossì con fare teatrale, scrollando la sua bella chioma e tornando composta.
-S-satogawa!- esclamò il capitano, riconoscendo finalmente lo shinigami. -Satogawa Ai! Tu sei Satogawa Ai!-
Lei lo guardò storto. -Ma va?- scosse di nuovo i capelli -E tu sei un idiota!- gli tirò addosso una scarpa, che però lui evitò con inaspettata agilità.
-Cosa succede, Ai?- chiese il ragazzo, alzandosi da quella che poco tempo prima era la sedia della scrivania.
-C-cosa succede?!- sbraitò lei -Tu mi molli tutto quel lavoro e mi chiedi cosa succede?!-
-Dovresti essere più gentile con me, i capitani vanno trattati con rispetto...-
Ai sbarrò gli occhi furiosa. -Ma andate al diavolo te e il tuo rispetto!- sbuffò contrariata e voltò la schiena al capitano.
Ci fu un momento di silenzio, che fu subito interrotto da uno sbuffo annoiato del capitano. -Uffa però...- borbottò, grattandosi la testa. -...la scrivania mi serviva...-
-Come?!-
Proprio in quel momento, fuori dalla stanza, passava l'illustre signor luogotenente della terza compagnia: Izuru Kira. Era reduce da una lavata di capo (da parte di un suo sottoposto, per di più), ed era di umore a dir poco nero; così, quando vide il proprio superiore sfondare un fusuma e finire lungo disteso sul tatami del corridoio seguito da una ragazzina furibonda non fu capace di controllare i propri istinti omicida nei confronti della nuova arrivata, brancandola per la collottola della divisa mentre proprio stava per dare un pugno ad Ichimaru.
-Mi lasci luogotenente!- gridò lei, cercando di liberarsi -Voglio ucciderlo! Lo faccio a pezzettini! Mi lasci!-
-Comandante Satogawa!- tuonò lui, girando la ragazza, per essere sicuro di fissarla dritta in faccia -Terzo Seggio della Terza Compagnia, dico bene?-
-S-sissignore...- mormorò lei abbassando lo sguardo.
-Che cosa volevi fare al capitano?-
-Ucciderlo, signore...-
-E perché?-
-Per il lavoro che mi aveva affidato, signore.- Due occhioni vispi tornarono a guardare il biondo -Voglio giustizia!! LASCIAMILASCIAMILASCIAMILASCIAMI!!- cominciò di nuovo a divincolarsi.
Kira, che non poteva certo lasciarsi scappare una simile occasione di buttare definitivamente fuori quell'impiastro dalla sua vita, strinse ancora di più la presa attorno al bavero del kimono della ragazza. -Scordatelo.- mugugnò.
D'improvviso, quasi non fosse successo niente, Ai smise di divincolarsi al Luogotenente, guardandolo con aria interrogativa. -Oh!- trillò sorridendo -Buongiorno signor Kira! Che bella giornata, non trova? Ora mi dica, perché mi sta strozzando? E che ci fa laggiù Gin?- lanciò un'occhiata al capitano che si apprestava a rialzarsi, grattandosi la testa confuso.
-S-satogawa, non ti ricordi più nulla?- chiese il biondo, mettendola giù.
-Cosa dovrei ricordare signore?- s'informò lei, mettendosi a posto il kimono con fare elegante.
Lui sbuffò, alzando gli occhi al cielo. -No, niente di importante.-
Ormai c'era abituato. Ai era entrata nella Terza Compagnia per ordine del capitano (prima era nella dodicesima, dalla quale erano sicuramente stati felicissimi di liberarsene) qualche mese prima, stupendo tutti con i suoi modi di fare a dir poco singolari.
Prima di tutto faceva sempre il contrario di quello che le veniva detto, non distingueva la destra dalla sinistra e spesso e volentieri si dimenticava quello che stava succedendo, cadendo completamente dalle nuvole.
A parte questo era una pazza isterica che non sopportava perdere e se la prendeva con il capitano ogni volta che lo vedeva. E lui, Ichimaru Gin, a capo della Terza Compagnia, si faceva trattare in quel modo da una ragazzina. Da quanto si diceva in giro erano come fratelli, legati dall'infanzia.
Evidentemente il capitano l'aveva voluta al suo fianco una volta raggiunta quella posizione.
Prima di questo, però, Ai era stata una sua compagna d'accademia, la ragazza di cui aveva avuto una cotta per la prima volta, precisamente. Ora si chiedeva cosa ci trovasse in lei di così attraente.
All'improvviso la voce del capitano distolse Kira dai suoi pensieri. -Ai, perché non vai a finire il tuo lavoro?- chiese, posando una mano sulla testa della ragazza accarezzandole i soffici capelli castani.
Lei si voltò arrossendo appena. -Ma mi hai mollato tutti quei fogli...- piagnucolò.
-Appunto, prima cominci prima finisci! E poi, sono sicuro che ci troverai qualcosa che ti piacerà.-
Sospirò rassegnata. -Va bene Gin...quando avrò finito posso fare quello che voglio? Niente lavoretti scemi?-
-Certo.- il capitano le sorrise cordialmente, tirandole con fare scherzoso le due ciocche di capelli biondi che le cadevano sul viso.
Il volto del comandante s'illuminò. -Corro!- e se ne andò via fiera di se, allacciandosi meglio la fascia bianca che teneva in vita.
Percorse tutto il corridoio, superando un gruppetto di shinigami che stava chiacchierando ed entrando di corsa in quella che era la sua stanza.
Non era niente di speciale, solo un futon rosso, una libreria stracolma di libri e volumi e un ammasso di vestiti e scarpe che doveva fungere da armadio.
In un angolo era sistemata la pila di documenti che avrebbe dovuto smistare e consegnare a qualcun altro.
Sbuffando vi si avvicinò, mollando per terra la Zanpakuto e selezionando i documenti più importanti.
-Che lavoro ingrato...- borbottò smistandoli.
Non riusciva a capacitarsi di come un lavoro così umile e di basso rango dovesse toccare ad un comandante di terzo seggio come lei. Era inaudito.
Ad ogni modo, visto che le era stato affidato dal capitano non poteva lamentarsi. Divise le pratiche destinate alla quinta compagnia da quelle destinate alla dodicesima, soffermandosi su una in particolare.
Tra un foglio e l'altro di un documento era accuratamente piegato un biglietto di carta gialla.
-E questo cos'è?-
La ragazza lo prese in mano, spiegandolo con cura. Come previsto, all'interno del biglietto, era riportato un messaggio.

“Porta della collina nera, ore 9.45
Mi è giunta voce che stia tornando.”


-N-nani?!-

And finally...il secondo capitolo! :lol:
Bene, e sono entrati in scena due personaggi: Ai, il comandante di terzo seggio della terza brigata e Ikamono, uno dei cugini di Byakuya.
Chi vincerà?
Personalmente tra i due preferisco Ai [che tra i due è quella di cui ho descritto meglio il carattere.]
Una ragazza piena di vita batterà sempre un Kuchiki musone, no? :gomma:
Vi lascio meditare sulla cazzata che ho sparato. Addio.



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Karasu No Kasa

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-Dove siamo?-
-Nella Seireitei.-
-Eh? Sei tornata tra gli shinigami?-
-Non dire cavolate, io non sono mai stata qui.-
-Eh? Come no?-
-Mi sorprendi, allora anche la tua sapienza commette errori...-
-Tsk, sei tu a sbagliare invece...-
-Che stai blaterando?-
-Dai tempo alla tua memoria e ricorderai, forse...-
-Che vuoi dire?-


L'ennesima lamentela di Ikamono la riportò alla realtà.
-Uffa.- sbuffò. -Possibile che in questa cavolo di Seireitei ci siano ancora persone che non sanno il mio nome?! È inaudito! Orribile!- si aggiustò gli occhialini sul naso. -Sento che potrei morirne...-
Era circa un quarto d'ora che raccontava del suo immenso ribrezzo che aveva avuto quando, giorni prima, “uno del Rukongai” aveva osato attraversargli la strada senza nemmeno sapere il suo nome.
Era palese che qualunque essere umano ne sarebbe rimasto segnato a vita, no?
-Nee, nee, Hikaru-san!- esclamò all'improvviso Akinori, intento a mangiare un lecca-lecca colorato. -Lo sai che l'accesso alla Seireitei è consentito solo agli shinigami?-
-Akinori nii-san ha ragione!- concordò Akahito, mandando giù un pugno di caramelle gommose. -Non penso che tu possa entrare.-
Hikaru socchiuse gli occhi. Li riaprì guardando le nuvole che si muovevano nel cielo, poi rivolse lo sguardo verso i due amici. -Non potevate dirlo prima?-
I Nakamura indicarono il collega. -Veramente stavamo aspettando che questo qui se ne andasse.- risposero in coro.
-Capisco...- la ragazza si voltò verso Ikamono con fare severo. -Che hai fatto?- chiese. Per risposta, lui, fece spallucce. -Beh....-riprese dopo un po'. -Direi che ho fatto un viaggio a vuoto...-
Stava per lasciarsi cadere sconsolata a terra, quando una voce tanto acuta quanto terribilmente allegra attirò l'attenzione del gruppetto.
-Ohayo! Ohayo Kuchiki-kun!-
Una bella ragazza dai capelli castani tagliati a caschetto e con qualche ciuffo biondo si avvicinò allo shinigami agitando la mano in segno di saluto.
Indossava una camicetta bianca con le maniche a sbuffo e una gonnellina a pieghe in tinta con gli scaldamuscoli a scacchi che portava sulle braccia e sulle gambe.
I capelli sciolti erano tenuti lontani dalla fronte con un fermacapelli azzurro.
Ikamono, vedendola arrivare, arrossì un po', prendendole le mani e stringendole nelle sue. -Ai-san, oggi sei ancora più bella del solito!- strillò estasiato.
I gemelli si sporsero in avanti nella poco galante intenzione di spiare sotto la gonna, ma vennero prontamente fermati da un pugno in testa.
-Pervertiti.- sbuffò Hikaru, rimettendo le mani in tasca. -Mh?- fece un salto indietro, cogliendo lo sguardo di Ai fisso su di se.
-Tu le somigli tanto...- sussurrò la ragazza, avvicinandosi come incantata. -Come ti chiami?-
-Hikaru.- rispose l'altra. -Hikaru...Urahara.-
Si era sempre vergognata di quel cognome. Suonava come una canzoncina o come una presa in giro, ma d'altronde cosa ci si poteva aspettare da un ex-shinigami che vendeva dolciumi come copertura?
-Urahara...eh?- bisbigliò Ai, avvicinandosi sempre di più alla ragazza. -Sembra...-
-Sì, lo so...una marca di surgelati...-
-No, no...sei proprio sicura di essere Hikaru Urahara?-
Si guardarono per un momento negli occhi. -S-sì...credo di sì...-
Lo sguardo bieco e diffidente della shinigami si spense di colpo, diventando immediatamente felice e gioioso. -Hika-chan! Hika-chan!- strillò saltandole addosso. -Sono così contenta che tu sia tornata Hika-chan! Mi sei mancata tanto! Hika-chan! Hika-chan!-
-T-tornata?! Si può sapere chi sei?!-
Ai si mise sull'attenti. -Terzo seggio della terza compagnia.- sentenziò fiera. -Satogawa Ai. Sato come zucchero e Gawa come pezzo.-
-Ti chiami Amorevole Zolletta?- cinguettò uno dei gemelli. Non ottenne una risposta verbale, ma venne prontamente zittito da un'occhiataccia della ragazza vicino a lui.
La shinigami sorrise. -Adesso dimmi, Hikaru...lui dov'è?-
-L-lui?-
-Sì! Dov'è? Sempre a Karakura, vero? Come sta?-
-Lui chi?!-
-Il mio taichou!-
Hikaru si accigliò. -Eh? Perché dovrei sapere dov'è il tuo capitano?-
-Ah...allora non è con te...- La shinigami abbassò lo sguardo sulla strada, lisciandosi la gonna con fare sconsolato. -Gomen, credevo che tu fossi rimasta con lui anche dopo...- rimase per un momento in silenzio, alla ricerca dei termini adatti. -Urahara-taichou era sempre così premuroso nei tuoi confronti...credevo che una volta morta Rosa Rossa fosse rimasti insieme...-
-Rosa chi? Ma di che stai parlando?- e detto questo si allontanò dalla ragazza.
I due gemelli la raggiunsero di corsa, assicurandosi che Ai non le avesse fatto del male.
-Tutto ok?- chiese preoccupato Akinori. Fermava già all'idea di estrarre la sua zanpakuto per uccidere quella shinigami.
-S-sì...- rispose lei. -Scusami, devo fare una cosa...torno subito.-
Si allontanò rapidamente fino ad arrivare ad una casa. Si appoggiò al muro di essa e si asciugò una goccia di sudore con la manica della maglia.
La brezza fresca che soffiava le accarezzò pacificamente la fronte infondendole in piacevole senso di pace. Adorava quella sensazione.
-Ehi. Tu, ci sei?- sussurrò quasi temesse che qualcuno potesse udire quelle parole pronunciate con tanta freddezza.
Non stava parlando da sola. Sapeva che la persona che le avrebbe dovuto rispondere era lì. Era sempre con lei.
Lentamente, quella che poteva essere la figura di un bambino, si materializzò davanti agli occhi della ragazza. I capelli biondi, corti e arruffati che coprivano parzialmente due occhi azzurro cielo dall'espressione fredda.
-Hikaru, Hikaru...- canticchiò lui. -Ti ho già detto che io ho un nome...e tu mi hai già detto che te lo ricordi...-
-Kuroiyume.-
-Hikaru.- il suo sorriso si tramutò in un ghigno.
Arricciò il naso infastidita. Ogni volta che parlava con quell'essere provava un senso di ribrezzo che paragonato all'allergia ai pollini la faceva sembrare quasi una gioia.
Da quando riusciva a ricordare era sempre stato con lei, appariva solo nei suoi sogni, qualche volta alle sue spalle, ma nessuno lo vedeva o ne sentiva la voce.
-Quella ragazza, Ai...ha parlato di “ritorno”, ne sai qualcosa, vero?-
Il bambino alzò gli occhi al cielo. -Forse sì...forse no...dipende.-
-Kuroiyume! Avanti! Ho bisogno di saperlo!-
-Bene. Allora te lo mostrerò.-

Freddo. Faceva freddo. Il vento gelido che soffiava sulla valle la fece rabbrividire.
-D-dove siamo?- chiese in direzione del bambino che camminava davanti a lei.
Lui, però, si limitò solo a ridacchiare in modo sinistro e ad indicare un giovane shinigami che attraversava in quel momento la strada.
I capelli castani, lunghi fino alle spalle, liberi di muoversi all'aria, la zanpakuto legata dietro alla schiena e il mantello bianco che danzava al ritmo del vento gli conferivano un'aria estremamente affascinante.
-Kyoshi!- una voce femminile lo chiamò.
Lo shinigami si voltò sorpreso. Solo allora Hikaru notò che i suoi occhi erano cerchiati da due aloni rosso sangue che scendevano in due righe congiungendosi al mento.
“Che strano modo di truccarsi.” pensò la ragazza. Poi tornò a guardare la donna che si stava avvicinando.
Indossava una divisa da shinigami, i capelli neri erano sciolti e lunghi fino alla schiena. In braccio stringava un fagotto.
-Kyoshi!- ripeté allarmata.
-Kumiko...- lo shinigami la raggiunse, posandole le mani sulle spalle.
-Che ci fai qui?- chiese timidamente. -Non dovresti essere al lavoro? Aizen-taichou ti sta cercando!-
Sentendo quel nome Kyoshi socchiuse gli occhi. -Si può sapere che diavolo vuole da me?- sospirò. -Ricordami perché devo dargli retta...-
Kumiko sorrise. -Perché è un capitano come te, tesoro!-
-Ah già, dimenticavo...- sbirciò il contenuto del fagotto, che rivelò essere un neonato. -Nyah! Nyah!- esultò l'uomo, prendendola in braccio. -Hika-chan! Hika-chan! Come stai oggi? Dillo a papà!-
-Hikaru?-


Riaprì gli occhi. I due gemelli la fissavano preoccupati.
-Eh?- chiese lei. Si voltò verso Kuroiyume che però era sparito senza lasciare traccia.
-Cosa stai guardando?- chiese Akinori, saltandole letteralmente addosso.
Lei deglutì respirando forte. -N-niente.- si voltò. -Assolutamente niente.-
-Se lo dici tu! Dai, vieni!-
I due si allontanarono tornando dal loro compagno e dalla shinigami.
Hikaru si lasciò cadere a terra, cominciando a scervellarsi su quello che aveva visto. Non amava particolarmente ragionare, ma in quel momento era necessario.
Chi erano quei due shinigami che aveva visto? I suoi genitori? Forse. Di loro non ricordava nulla. Ma se fosse stato un altro sporco trucchetto dello spirito che l'accompagnava? Era più che plausibile.
-Io posso farti tornare ciò che eri.- sibilò Kuroiyume, riapparendo improvvisamente. -Basta che tu me lo chieda.-
-Ah sì?- la ragazza si accigliò. -E cos'ero?-
-Hikaru...perché mi fai queste domande? So che conosci già la risposta...- si avvicinò ghignando, posando le mani sulle sue spalle. -Perfino un'inutile zanpakuto come me la conosce.-
-Allora fammi diventare uno shinigami.-

Poco dopo, alle 9.45, davanti alla porta Nord della collina nera, una giovane shinigami dai capelli castani tagliati in una pettinatura strettamente maschile faceva il suo ingresso nella Seireitei, accompagnata da qualche collega, tra cui due gemelli dai capelli rossicci.
-Sei contenta, Hikaru?- bisbigliò l'hollow che si nascondeva dietro le sue spalle. -Finalmente stiamo tornando...a casa.-

Yuhuuuuuu!
Finalmente il terzo capitolo! Olè! :lol:
Scusate il ritardo, mancanza di ispirazione :sweat:
Bene, in questo capitolo è finalmente arrivato Kuroiyume...chi è? Non ve lo dico XD
Sì, è lui l'hollow del titolo *indica*
Byakuya non centra nulla, ma non sapevo chi mettere ù__ù
Non sapete cosa fare? Ripiegate su Byakuya!
Al prossimo capitolo! :smac:


Edited by emme; - 17/7/2009, 17:51



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Karasu No Kasa

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Camminavano in silenzio da alcuni minuti. Attraversavano la via principale della Seireitei senza proferir parola. Intorno a loro la folla di shinigami al lavoro faceva un gran chiasso.
Quando Hikaru aveva raggiunto i suoi compagni vestita con un kimono nero e una zanpakuto legata dietro la schiena ognuno aveva avuto reazioni diverse.
I due gemelli avevano dichiarato di non voler saper nulla, Ai, invece, aveva cominciato ad urlare cose del tipo “Lo sapevo!” o “Ai è così felice!”. Ikamono, a differenza degli altri, non aveva fatto una piega, limitandosi ad un “Mh.” e ad una lucidata agli occhiali.
-Hikaru?- chiese ad un certo punto Akinori, stufo di quell'orribile silenzio. -Hai intenzione di venire con noi? Dobbiamo fare rapporto al capitano Kuchiki. Credo che anche Ikamono debba farlo...-
Il Kuchiki si sistemò meglio gli occhialini sul naso. -Certo, Nakamura. Volevo fare rapporto al nobile cugino più tardi, però se ci andate anche voi vengo.-
Hikaru osservò il terreno sotto ai suoi piedi. Non aveva la minima idea su cosa fare. Kuroiyume era sparito così come era apparso, il che le dava un senso di tranquillità e di non poca soddisfazione. -Va bene, Akinori. Vengo con voi.- disse alla fine. -Io non saprei dove andare altrimenti.-
-Ottimo! Vedrai! Il capitano Kuchiki di piacerà! È affascinante, di bella presenza, socievole, cordiale, estroverso...- si grattò la testa perplesso. -No, non è né socievole, né cordiale, né estroverso...però è sicuramente affascinante e di bella presenza!-
Ai tirò su col naso riponendo un fazzoletto nella tasca della gonna. -Nakamura, non hai detto la cosa più importante!- protestò, avvicinandosi ad Hikaru. -Il capitano Kuchiki è...come dire...un gran figo! Non sai cosa darei per averlo come capitano! È così carismatico, gentile, dai fari raffinati, misterioso...aaaah...è l'uomo perfetto per me!-
Akinori scoppiò a ridere. -Sì, sogna, Satogawa!-
-Che vuoi tu?!- gridò lei voltandosi. -Io sono una ragazza bellissima, e lui un uomo affascinante...siamo fatti l'uno per l'altra!-
-Peccato per un particolare!- trillò Akahito. -Lui non ti conosce nemmeno!-
-Su questo punto ci sto lavorando.-
-Capisco...-
Una vocina dolce e delicata fece sobbalzare i gemelli. -Ohayo...Nakamura-kun!-
Si voltarono sorpresi. Una ragazzina dai capelli neri raccolti in una cuffia azzurra dietro la testa li salutava timidamente sventolando la mano destra. -Come va?- pigolò.
-Momo-chan!- trillò Akinori. -Bene! E t...-
Ikamono spinse via il rosso prendendo il suo posto davanti alla shinigami. -Momo-chan! Diventi più bella ogni giorno che passa!-
-Smettila di provarci, quattrocchi!- tuonò Akinori, ritornando dov'era prima e scacciando via il Kuchiki con un calcio. -Momo-chan non gradisce!- la guardò carismatico. -Diglielo che non gradisci!-
-M-ma io veramente...- Momo si alzò sulle punte dei piedi per vedere al di là delle spalle dei due ragazzi.
-Non dirle che sono qui...non dirle che sono qui...- supplicava intanto il secondo gemello, nascosto dietro le spalle di Hikaru. -Ti prego, non dirle che sono qui...-
La ragazza sospirò. -Che ti ha fatto?-
-Ah! A-akahito-san!- la shinigami dai capelli neri si avvicinò sorridendo. -Come stai?-
-Povero nii-san...- commentò Akinori scuotendo la testa.
-Perché?- si informò Hikaru. -Che ha fatto?-
Il ragazzo sorrise malignamente, coprendosi la bocca con la mano sinistra. -Vedi Hika-chan...- bisbigliò. -Qualche mese fa mio fratello si era dichiarato a Momo-chan...però lei lo ha rifiutato...adesso non riesce nemmeno a guardarla in faccia!-
Purtroppo Hikaru aveva già avuto esperienze di questo genere. Era capitato più di una volta che un ragazzo le si dichiarasse e dopo essere stato rifiutato non le rivolgesse più la parola, ma era abbastanza ovvia come reazione.
Essendo quella una situazione delicata decise di starne fuori.
-Oh...- si limitò a dire con aria assente.
-Povero Akahito-kun...- commentò Ai, che fino a quel momento se ne era stata buona buona senza proferir parola. -Come lo capisco! Anche la persona che io amo mi ha respinta!- cadde in uno stato di melodrammatica depressione.
-La persona...che ami?- si accigliò Hikaru. -Ossia il capitano...come hai detto che si chiama? Kumichi?-
-KUCHIKI!!- gridò imbestialita la shinigami. -SI CHIAMA KUCHIKI!! BYAKUYA KUCHIKI!-
-Qualcuno ha fatto il mio nome?-
Un uomo dai lunghi capelli neri comparve dietro le spalle di Akinori, facendolo sobbalzare per lo spavento. Sopra alla divisa da shinigami indossava un mantello bianco e una sciarpa azzurra.
Il suo sguardo gelido scrutò con attenzione prima Ai e poi Hikaru.
Dietro di lui, un altro shinigami dai capelli rossi fissava i gemelli furibondo, tenendo le mani sul manico della sua zanpakuto.
-Mh?- Hikaru rivolse lo sguardo verso quest'ultimo, il cui viso era stranamente decorato con ghirigori rossi e verdi. Cercò di trattenersi dallo scoppiare a ridere, in fondo era in presenza di un capitano.
-N-nobile cugino!- strillò Ikamono, aggiustandosi gli occhiali sul naso.
-Ikamono Warai Kuchiki, non ti avevo assegnato del lavoro?-
Quando lo chiamava con il suo intero nome era meglio starlo a sentire. -M-ma veramente...ho capito...vado.- e detto questo si allontanò in gran fretta.
Nel frattempo, Ai, in preda ad un attacco di panico di fronte al suo grande amore, era svenuta cadendo a terra, e ora i gemelli si apprestavano a farle aria con un ventaglio.
-Capitano! Me li faccia uccidere, per favore!- ringhiò lo shinigami dai capelli rossi dietro a Byakuya.
A quelle parole i Nakamura s'irrigidirono, mollando il ventaglio a Momo e nascondendosi dietro a Hikaru.
-Non lasciare che questo qui ci uccida, Hika-chan!- supplicò Akinori, guardando l'uomo che aveva davanti con terrore.
-Noi siamo bravi ragazzi!- continuò Akahito.
-Ve li do io i bravi ragazzi!- sbraitò l'ultimo arrivato -Screanzati! Come avete osato dipingermi mentre riposavo?!-
Hikaru notò che anche la porzione di petto visibile dal kimono era colorata di un bel verde brillante a puntini rossi. -Allora è questo che hanno fatto prima...- sussurrò. Ora capiva tutto. Poco prima i due gemelli si erano allontanati per un momento con una scusa. Evidentemente avevano trovato di che divertirsi.
Uno dei gemelli sbuffò, con un sorriso malizioso sul viso. -Riposavi...o russavi sulla scrivania? Questa cosa non piacerà al capitano, eh, Renji?- lanciò una rapida occhiata all'uomo dai capelli neri.
-Chi vi ha dato il permesso di chiamarmi per nome?! Dannati, portate rispetto al vostro luogotenente! Fatevi sotto!-
Portò la mano sul manico della sua zanpakuto, sfoderandola.
Akahito sbiancò, ma trovò comunque la forza di replicare. -A-aspetta! Non puoi ucciderci! Siamo amici dopo tutto, no? C-capitano Kuchiki!-
-Non intendo intervenire.- sentenziò questo.
-Amici?! Col cavolo!- replicò il luogotenente. Fece la carica contro i due gemelli, fermandosi a due centimetri da Hikaru, squadrandola con aria di netta superiorità. -Tu. Non ti ho mai vista qui!- gridò.
Lei inarcò un sopracciglio. -Ma va?- sbuffò.
-Ah?- Ai si rimise in piedi stropicciando gli occhi. -Cos'è successo? Che ci fa qui Renji...- mise a fuoco la vista, che a causa dello svenimento ora appannata e quasi assente. -Oh, mio dio! Kuchiki-sama!- e risvenne.
-Sapete...- commentò Akinori. -Credo che questa qui abbia qualche problema...ehi, Hikaru?...Hikaru?-

-Lui...è stato lui....!- gridava così forte che la ragazza quasi non udiva la sua stessa voce. -Lui!-
Il bambino si strappava disperato i capelli, si rotolava per terra, scalciava, si dimenava inutilmente alla stretta di Hikaru, che cercava di calmarlo.
Erano in un campo di grano, seduti per terra. Tempo fa Kuroiyume le aveva spiegato che quel posto era una specie di subconscio che lei aveva creato dentro di se, quindi quando vi si trovava improvvisamente in mezzo sapeva che non aveva alcun senso agitarsi.
-Lui chi, Kuroiyume?- disse forse un po' troppo forte.
-Lui!. Byakuya Kuchiki!. È stato lui!- gemette Kuroiyume, cessando di scalciare.
-A fare cosa?- continuò la ragazza in tono pacato.
-Ad ucciderlo!-
-Uccidere chi?-
-T-tamagawa...Byakuya Kuchiki ha ucciso il sommo Tamagawa!-
-Hikaru?!- le voci dei suoi compagni le giungevano flebili e lontane, tanto da non sfiorarla minimamente.
Sussultò, poi tornò ad accarezzare i capelli biondi dello spirito. Aveva imparato a volergli bene, in un modo o nell'altro. -Kuroiyume...- sussurrò premurosa. -Perché lo ha fatto?-
-Hika-chan! Smettila!- la voce di Akinori le implorava di stare ferma. Ma cosa stava facendo, esattamente?
-Hikaru...- bisbigliò il bambino, guardandola. -Io...lo vendicherò.- il visino innocente scomparve, dando posto ad un ghigno maligno che si tramutò subito dopo in una risata di sadica soddisfazione. -Ammazzerò quel bastardo!- gridò.
-Fermati, Kuroiyume!- il suo polso era stretto nella presa del bambino. -Che diavolo fai?! Lasciami andare!-
-No. Tu mi servi. Sarai tu a compiere la mia vendetta!-
-NO!-
Stava per scoppiare a piangere. Con Kuroiyume non sapeva proprio come comportarsi. Era con lei fin da quando era una bambina, l'aveva sempre aiutata, e ora, all'improvviso, si era resa conto che era malvagio.
Kisuke le aveva sempre detto di non dargli retta, e lei così aveva provato a fare, ma si sa, il legame che stringe lo shinigami alla sua zanpakuto è troppo forte per essere ignorato.
Sì, questo era quello che lo spirito biondo aveva sempre affermato. Aveva sempre detto ad Hikaru di essere la sua zanpakuto, e lei non ci aveva mai voluto credere.
Ora, però...
-Nemmeno in grado di controllare la propria zanpakuto, bella figlia ti ritrovi, Tamagawa.- Fu come un fulmine, lei nemmeno lo vide arrivare.
Un uomo dai lunghi capelli neri apparve improvvisamente nel campo di grano, posando una mano gelida su quella di Kuroiyume. Il capitano della sesta brigata fece la sua entrata in scena. La sua sciarpa di seta bianca ondeggiava ritmicamente al vento, dando al tutto un tocco ancora più teatrale.
-Byakuya!- ghignò lo spirito -Chi non muore si rivede, eh?-
-Lascia perdere questi proverbi, Kuroiyume.- disse il capitano, senza smettere di osservare il terreno come se fosse la cosa più interessante del mondo. -Ti avevo chiesto di sparire o sbaglio?-
-Ti avevo risposto di no o sbaglio?- ribatté con sarcasmo il bambino.
Per risposta, Byakuya, balzò dietro allo spirito, mettendogli una mano sul collo e strattonandolo via.
Kuroiyume sorrise, lasciando finalmente il polso di Hikaru. -A presto...Hika-chan...-

-Hikaru!- l'abbraccio dei due gemelli la riportò completamente alla realtà.
Si scoprì inginocchiata per terra, con una spalla letteralmente ridotta a brandelli e un'alabarda nella mano.
Sull'elsa dell'arma c'era un fiocco rosso sangue che si muoveva leggermente al vento.
-C-cos'è successo?- gemette, portandosi istintivamente la mano sulla ferita, che sembrava perdere sangue in gran quantità.
-Sembravi fuori di testa!- strillò spaventato Akahito, facendo gesti con le mani.
-Già.- convenne Akinori. -D'un tratto hai tirato fuori la spada e hai attaccato il capitano Kuchiki. Perfino il signor Abarai ha cercato di fermarti, ma lo hai messo fuori combattimento con un colpo di quella!- indicò con lo sguardo l'alabarda.
-Ah...e questo?- disse, accennando alla ferita.
-Il capitano Kuchiki te l'ha fatta per difendersi! Eri totalmente impazzita, così ti ha immobilizzato il braccio con cui tenevi la zanpakuto!-
Hikaru stava per esprimere uno dei suoi soliti acidi commenti quando la voce del capitano la bloccò.
-Tamagawa.- sentenziò freddo. -Ce la fai ad alzarti?-
Rispose con un cenno della testa, rimettendosi in piedi con le sue sole forze.
-Hinamori.-
-Ah? S-sissignore!- la luogotenente uscì dal suo nascondiglio dietro ai gemelli. Era pallida in volto.
-Porta Tamagawa dal capitano Unohana. Se continua a perdere sangue in questo modo morirà dissanguata. E porta anche il terzo seggio, laggiù.- indicò Ai con un cenno della testa, che giaceva ancora svenuta.
-Sissignore!-
-Veniamo con te, Momo-chan!- trillò Akinori.
-No.- rispose Byakuya. -Voi venite con me, anche tu, Renji.- voltò le spalle al gruppo. -Direi che abbiamo attirato abbastanza l'attenzione, per oggi. Muovetevi.- e se ne andò, senza badare che i tre shinigami lo seguissero o meno.
-Ci vediamo più tardi, Hika-chan.- sussurrarono i gemelli, salutandola con un cenno della mano.
Lei ricambiò, dopo di che aiutò Momo a portare Ai fino al quartier generale della quarta compagnia.

Il capitano Unohana, al contrario di quello che Hikaru si aspettava, era una persona estremamente cordiale e disponibile, che si era subito offerta volontaria per curarle la spalla.
L'aveva portata di fretta in una stanza, fatta spogliare e sedere su una sedia.
-Non è niente di grave.- annunciò alla fine con tono pacato. -Sono sicura che qualche giorno di riposo le basterà per guarire, signorina...?-
-Ehm...Uraha...no...- ci pensò un po' su. Com'era quel cognome che avevano usato Kuroiyume e il capitano Kuchiki? Tamasaka? Takasawa? -Ta...tama....ah! Tamagawa! Tamagawa Hikaru.- disse con fierezza, contenta di aver schivato il cognome da marca di surgelati.
Il capitano sgranò gli occhi per un momento. -Come?- esclamò sorpresa. -Tamagawa? Ho sentito bene?-
Forse si era sbagliata? -Sì...credo di sì.-
La donna si portò una mano alla bocca. -Santo Cielo! Allora sei la figlia di Yamamura!-
-Chi?-
-Kumiko Yamamura.- fece una breve pausa, alla ricerca dei termini adatti. -Tua madre.-
-Mia...madre?- mosse un po' il braccio fasciato, infilandosi la maglia pulita che le era stata data.
-Sì. Lei era una mia sottoposta, ci conoscevamo molto bene. Quando successe io...-
Hikaru mosse la testa confusa. -Successe cosa?- chiese ingenuamente.
-Tua madre fu...-
All'improvviso la porta della stanza si aprì. Momo entrò di corsa, fermandosi davanti alla ragazza. -Hikaru-san!- pigolò. -Il capitano Kuchiki mi ha chiesto di accompagnarti fino al quartier generale della sesta brigata...prima dell'ora del the.-
-Eh? Oh, sì...capitano...ehm?-
-Unohana.- sorrise la donna.
-Ah, capitano Unohana, posso andare?-
Il capitano socchiuse gli occhi pensierosa.-Sì, ma non sforzare troppo il braccio in questi giorni. Mi raccomando.-
-Bene.- indossò anche il kimono nero (anche questo datole dal capitano) e saltò giù dalla sedia su cui era seduta. Raggiunse con un balzo la zanpakuto, appoggiata al muro.
La fissò per un istante. Aveva paura di perderne di nuovo il controllo. La sfiorò con la punta delle dita.
Niente.
Sospirando sollevata la raccolse, staccò il nastro rosso dall'elsa e se lo mise a tracolla, legandoci poi la zanpakuto.
-Andiamo, Hinamori?- chiese con un cenno della testa.
-S-sì! Arrivederci capitano- fece un lieve inchino. -Grazie di tutto!- e detto questo raggiunse la ragazza sul corridoio.

Faceva caldo. Troppo caldo.
Le cicale cantavano allegramente infischiandosene dell'udito degli shinigami che si apprestavano a bere il the nel giardino del casato Kuchiki.
Una ragazzina dai capelli castani e due ciuffi colorati di bianco versò del the nelle tazze dei presenti, tirando su col naso alla fine della difficile operazione.
Proprio mentre stava per lasciare la stanza, però, inciampò in un tatami, mandando in frantumi la teiera.
-Fujiwara.- la rimproverò freddo Byakuya. -Sei un vero disastro.-
Lei lo guardò ridendo. -Eh, già!- rise, pulendosi il viso con una manica del kimono. -Scusami, Byacchan!- e scoppiò di nuovo in una grande risata.
-Ahah, Michiko, andiamo!- intervenne Ikamono, scattando in piedi.
-Eh? Ma io...-
-Michiko, credimi, è meglio se togliamo il disturbo! Lo sai che il capitano Ichimaru ha cambiato colore ai capelli? Dovresti farlo anche tu...- e così dicendo rientrò in casa seguito dalla ragazza, che lo ascoltava incantata.
Hikaru, intanto, fissava con ostilità il contenuto della sua tazza: dell'odioso the nero. Non avrebbe mai potuto berlo. Mai.
Rimase in silenzio a guardare i gemelli, Abarai e il capitano gustarsi la bevanda nonostante il caldo.
-Beh?- fece il rosso. -Tu non bevi?-
-Ehm...- non poteva certo dire che il the le faceva schifo. Non in quel momento e in presenza di quella persona. -È che fa un po' caldo per il the...e...e non mi sembra davvero il caso di degustarne uno di così alta qualità in un periodo scomodo come questo.-
Byakuya la guardò storto. Perfetto, aveva fatto di nuovo la figura dell'idiota.
I gemelli la fissarono preoccupati, appoggiando le loro tazze sul tatami.
L'inquietante silenzio che si era venuto a creare fu rotto dal capitano della sesta compagnia, che disse: -Non importa, Tamagawa. Berrai il the assieme a noi in un'altra occasione.- Attese che la shinigami fece un sospiro di sollievo per riprendere. -Tu non ricordi nulla della tua vita prima di incontrare Urahara, dico bene?-
Annuì.
-Come credevo. Hanno rimosso i ricordi.-
-Mi perdoni, capitano.- intervenne Akahito. -Ricordi di cosa?-
L'uomo sorseggiò il the appoggiando la tazza a terra. -Della morte di Tamagawa, naturalmente.-
Ci fu un altro momento di silenzio, in effetti non c'era nulla da dire, e quelle parole rimasero sospese nell'aria per qualche minuto.
-Per favore...- riprese Hikaru fissando la sua tazza. -...mi racconti di lui.-
Il capitano chiuse gli occhi. -Il suo nome era Tamagawa Kyoshi ed era....uno dei capitani delle forze speciali.-

Non ho niente da dire, andate in pace XD
Per una volta sto zitta. :ammm:



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Karasu No Kasa

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Odiava le mattinate come quella. Il sole splendeva quasi per fargli dispetto e non c'era nemmeno un filo d'aria che potesse confortarlo.
In effetti allenarsi in quelle condizioni non era certo l'ideale, ma prima di andare all'accademia un po' di riscaldamento gli ci voleva.
Fece qualche affondo all'aria, saltando da una parte all'altra del cortile. No, non c'era proprio. Doveva impegnarsi di più.
Infastidito, scagliò la katana a terra, squadrandola dall'alto in basso.
Decise di andare a prepararsi, quindi si sciolse i lunghi capelli neri dalla coda in cui li teneva legati e andò a bagnarli sotto l'acqua fresca dalla fontana.
-Ohayo! Ohayo! Byacchan!- una voce maledettamente allegra lo fece sobbalzare, facendogli dare una testata sul corrimano del corridoio.
-Ma che...?!- gridò massaggiandosi la testa.
-Byacchan! Byacchan! Sei in casa?- la voce continuò ad avvicinarsi, finché un giovane dai capelli castani fece capolino da dietro il muro. -Ah! Eccoti!-
-Kyoshi.- sbottò lui asciugandosi il volto con un asciugamano.
Il ragazzo sorrise felice, saltellando su un piede solo. -Sei pronto? Siamo in ritardo! Su, su, Byacchan!-
-Ok, ok- sospirò lui. -Ma smettila di chiamarmi Byacchan, altrimenti potrei cominciare a chiamarti Kyocchan.-
-Ahah! Vieni, Kenji-san ci sta aspettando!- e cominciò a camminare verso la strada.
-Eh? Nakamura? Da quando fa questa strada per andare all'accademia?- rispose Byakuya, asciugandosi il volto con la manica della divisa.
Kyoshi si fermò di colpo. -Accademia? Chi ha detto che andiamo all'accademia?- sorrise maliziosamente.
-Io lo dico. Non ho intenzione di marinare le lezioni!-
Il ragazzo passò una mano sulle spalle dell'amico, sorridendo beffardo. -Amico mio...ci è giunta voce che le ragazze del primo anno si radunano per fare un bel bagno alle terme tutte assieme! Non vorrai lasciarti scappare un'occasione come questa, vero? Non è marinare, è fare conoscenza!-
-Dunque...volete spiarle.- il Kuchiki sbuffò contrariato, togliendosi il braccio dell'amico di dosso. Per Kyoshi cose come fare conoscenza, presentarsi, salutare o essere galanti con le ragazze equivaleva a spiarle.
-Byacchan, andiamo! Abbiamo gli occhi per guardare! Usiamoli!-
Un ragazzo dai capelli neri tutti arruffati raggiunse i due, fermandosi dietro di loro e dando loro una pacca sulle spalle a tutta potenza. -Salve idioti!- gridò.
-Nakamura!- Byakuya si voltò furioso. -La vuoi smettere una buona volta con queste sberle?!- gridò.
-Gomennasai, Kuchiki!- rise l'altro, asciugandosi una lacrimuccia divertita. Adorava farlo infuriare. -Ehi, Kyoshi!-
-Kenji!- strillò il ragazzo che fino a poco tempo prima accompagnava il Kuchiki. -Indovina? Oggi Byacchan viene con noi a conoscere le ragazze!-
-Nani?! Il signor Kuchiki che marina le lezioni? Ma non farmi ridere! Non ne saresti mai capace!-
-Ah no?- sibilò il moro. -Scommetti che invece vengo?-
Kyoshi sobbalzò impaurito dalle occhiate che i due si lanciavano. -Nee...nee...- sospirò imbarazzato. -Ragazzi non litigate!-
-Okay, ho capito...- sospirò Kenji, cominciando a camminare. -Tregua!-
-Evvai!- esultò felice il ragazzo dai capelli castani. -Andiamo Byacchan! Dai! Dai!- e cominciò a tirarlo per la manica della divisa.
-Va bene, va bene, vengo...- borbottò il moro.

I due gemelli strabuzzarono gli occhi increduli, sputando il the in faccia al loro luogotenente.
-Signore, lei spiava le ragazze?!- gridò Akinori. Non si finiva mai di imparare, con il capitano.
-Questo significa che possiamo farlo anche noi, nii-san!- esultò Akahito.
-Imiteremo il capitano e diventeremo forti come lui!-
Bastò un'occhiataccia di Byakuya per rimettere in riga i due ragazzi dai capelli rossi, che si sedettero ordinatamente vicino ad Hikaru, guardando il tatami.
-Ci scusi, signore.- sussurrarono.
L'uomo socchiuse gli occhi e riprese a raccontare.

Arrivarono presso le terme nella tarda mattinata. Faceva ancora più caldo di quando erano partiti.
Una giornata così era l'ideale per un bel bagno alle terme.
Byakuya pensò che forse l'accademia aveva già informato i suoi genitori del fatto che quella mattina non si trovava in classe.
Un brivido gli percorse la schiena. No, meglio non pensarci.
Sospirò nervosamente e si avvicinò ai due ragazzi, che stavano praticando un foro nel muro di legno davanti a loro con un misero coltellino.
-A che punto siete?- s'informò.
-Quasi finito!- rispose pronto Kenji, seduto sulle spalle di Kyoshi.
In realtà erano appena all'inizio, ma non poteva permettersi di dare una soddisfazione a Byakuya, anche se minima.
Fu allora che accadde. Una voce acuta e decisa fece tremare il terreno.
-Nakamura! Brutto codardo! Spii ancora le ragazze?!-
Una ragazza dai lunghi capelli rossi si avvicinò ai due. Aveva un fisico magro e slanciato ed indossava l'uniforme rossa e bianca dell'accademia. Nella mano destra reggeva un manico di scopa, puntato con forza verso il suo obbiettivo.
-Oh, oh!- ridacchiò Kenji. -Guarda chi c'è! La strega Arisa in persona!-
-S-strega?! Vieni qui a dirmelo se ne hai il coraggio, pidocchio!-
-Pidocchio?! Ma se sono più grande di te!-
-Sei comunque un essere inutile come un pidocchio!-
Kenji scoppiò in una fragorosa risata. -Sentitela, parla quella utile! Ma se non sai mettere insieme nemmeno una tecnica!-
-Q-questo non è vero!-
Kyoshi sospirò rassegnato, abbassandosi per far scendere il compagno dalla proprie spalle, il quale, con un sorrisetto malizioso dipinto in faccia, si diresse verso la ragazza. -Ah, no?- sibilò.
-No!- confermò lei. Agitò in aria il manico di scopa. -Fatti sotto, Nakamura!-
Fece la carica verso di lui, che però evitò il colpo spiccando un salto verso l'alto e atterrando perfettamente in piedi sullo steccato li a fianco.
-Mi hai mancato ancora, Arisa!- rise.
La ragazza sbuffò esasperata, cominciando a correre in direzione del ragazzo. -Vieni qui!- ruotò il manico nella speranza di atterrarlo, andando però a colpire Kyoshi, che si trovava li a fianco.
-Ahia!- gridò lui, cadendo a terra. Un po' per il manico, un po' per la botta in testa che prese cadendo, la testa prese a girargli, finché, distrutto, non perse i sensi.
Arisa nemmeno lo degnò di uno sguardo, e continuò a rincorrere Kenji, sparendo tra gli alberi.
Il giovane Kuchiki, smarrito per l'improvviso attacco della “strega”, si fiondò sull'amico, prendendo a scrollarlo. -Kyoshi!- lo chiamò. -Kyoshi!-
-È inutile.- pigolò una vocina. Una ragazzina dai capelli castano scuro a caschetto comparve dietro al moro. -Arisa-san gli ha dato un colpo in testa, anche se lo scrolli non si sveglierà.-
-Q-quando sei arrivata?!- strillò spaventato il ragazzo.
-Io? Sono sempre stata qui, ero nascosta dietro ad Arisa-san.- e detto questo si inginocchiò a fianco di Kyoshi.
Indossava un vestitino arancio senza maniche con dei ricami azzurri sui bordi. Portava una borsa a tracolla dall'aria molto pesante. Byakuya rimase letteralmente incantato a fissarla mentre estraeva dalla sacca un panno e lo bagnava con dell'acqua contenuta in una bottiglietta per poi posarlo sulla fronte del ferito.
-Tieni.- fece lei dopo un po', porgendogli un ventaglio. -Fagli aria.-
-Ah? Ok...- prese il ventaglio e cominciò ad agitarlo.
Mentre lei si piegava per riporre la bottiglia nella sacca, il ragazzo notò che i capelli erano raccolti in una treccia tenuta legata sulla nuca.
Poco a poco, Kyoshi riprese i sensi.
-Mamma, sei tu?- fu la prima cosa che disse.
Per risposta, Byakuya, gli lanciò il ventaglio in faccia. -No, idiota.- Lo aiutò a rimettersi in piedi.
-Che è successo?- cinguettò smarrito il ragazzo.
-Arisa-san ti ha colpito con la scopa, sei caduto a terra, sei svenuto, Kumiko-san ti ha aiutato e adesso ti sei svegliato.- annunciò, fiero del suo impeccabile resoconto.
-Ah...chi è Kumiko?-
-Lei, idiota.- indicò la ragazza dai capelli scuri, che stava parlando con Arisa, tornata tutta contenta dopo aver picchiato il suo amico.
Quando Kyoshi incrociò il suo sguardo avvampò fino alle punte dei capelli. Si coprì istintivamente il volto con le mani.
-Che succede?- chiese allarmato il Kuchiki. -Ti senti male?-
-N-no...- balbettò l'altro. -Però...-
-Però?-
-Byacchan!-
-Sì?-
-Credi di aver appena visto un angelo...-

-Si era innamorato?- esclamò Renji, tossendo per sputare il the che gli era andato di traverso a quell'affermazione.
-Ohh...- mormorarono affascinati i gemelli.
Byakuya si versò un'altra tazza di the. -Vi ho già detto di non interrompere.-
-Scusi.- fecero i tre.
-Bene, dopo questo incidente, Kyoshi decise che si sarebbe dichiarato.-
Akinori assaporò a fondo l'aroma del the nero, poi chiese: -E come andò?-
-Beh...lui venne...-

-...rifiutato.- confessò il ragazzo dai capelli castani, ormai divenuto shinigami. -Sono stato...rifiutato. Io...Tamagawa Kyoshi...capitano della terza squadra delle Forze Speciali...sono stato...rifiutato.-
Si accoccolò in un angolino della stanza stringendosi alla sua zanpakuto e cominciò a dondolare avanti e indietro.
-Ma che gli prende?- esclamò un ragazzo dai capelli neri, posando un vassoio sulla scrivania.
-Kumiko-chan l'ha rifiutato...di nuovo.- commentò Arisa, passandosi vanitosamente una mano tra i folti capelli rossi.
Era seduta su una sedia dell'ufficio del capitano, con i piedi appoggiati alla scrivania, in una situazione di assoluto relax.
Kyoshi si strinse le ginocchia sul petto, cominciando a singhiozzare.
-Poverino.- prese una zolletta e la intinse nel the che stava bevendo, mescolandolo con un cucchiaino.
Lo shinigami dai capelli neri sospirò rumorosamente, stravaccandosi su una sedia. -Cavolo che caldo...- sbuffò prendendo un ventaglio e cominciando a farsi aria. -Ehi, Kuchiki! Non hai caldo con quel mantello addosso?-
Il giovane capitano alzò appena lo sguardo dal foglio su cui stava lavorando. -Non vedo perché dobbiate venire ogni giorno nel mio ufficio a fare baccano.-
Arisa scoppiò a ridere, lucidando la lama della sua spada. -Ma scusa! Dove vuoi che andiamo? Fuori fa un caldo del diavolo, e nell'ufficio di Kyoshi c'è così casino che è quasi impossibile muoversi! E poi tu sei un nostro amico, no?-
-Nee, nee, Kuchiki, la strega Arisa ha ragione!-
Byakuya respirò a fondo. -Kenpachi non vi aveva dato del lavoro da fare?- disse, riponendo in un cassetto della scrivania un plico di fascicoli.
La rossa si bloccò, lasciando quasi cadere la tazza di the a terra. -AH! Kenji-kun! Siamo nei guai!-
-Eh? Che stai blaterando, Arisa?-
-Dobbiamo ridipingere il muro! Kenpachi-taichou aveva detto che si trattava di un lavoro urgente! E che andava fatto subito!-
I due shinigami si guardarono per un momento in preda al terrore, tenendosi le mani tremanti.
-Io vado a prendere i pennelli!-
-Io penso alla vernice!-
E detto questo i due uscirono di corsa dall'ufficio, lasciando Kyoshi solo con il suo dolore. E con Byakuya.
Rimasero in silenzio per quasi un'ora, uno seduto al suo posto, l'altro rannicchiato in un angolino dietro la libreria.
-Mi...- pigolò d'un tratto Kyoshi. -Miiii...-
Il capitano posò la penna. Il suo volto tornò a guardare l'amico in depressione a pochi passi da lui. -Ehi.- sbuffò. -Non vorrai restartene lì tutto il giorno, spero!-
-Miii!- fu la risposta dello shinigami.
Il Kuchiki si alzò dalla scrivania e raggiunse Kyoshi, mettendogli una mano sulla spalla. Due enormi occhi marroni si voltarono verso di lui guardandolo supplichevoli. Doveva soffrire molto.
-Cosa ti ha detto, questa volta?- chiese, cercando di usare il tono più dolce e gentile che il suo carattere gli consentisse.
Il capitano tirò su col naso. -Ha detto che...- singhiozzò. -Che è già innamorata di qualcun altro...-
-Oh...sai di chi si tratta?-
-Sì! È senza dubbio colpa di quell'odiosissimo shinigami...quel capitano...come si chiama?- si massaggiò pensieroso le tempie. -Il malefico quattrocchi!-
-Aizen?-
-Sì! Ci gira sempre assieme! Byacchan, fa qualcosa!- si asciugò teatralmente qualche lacrima dal viso. -Con tutti i favori che ti ho fatto!-
-Cosa dovrei fare? Sentiamo.-
-Fargli esplodere la testa, per esempio! Sai che roba? BOOM!- si alzò in piedi. Era tornato l'iperattivo Kyoshi di sempre. -Ora so cosa devo fare! Bye bye Byacchan!- e detto questo sparì.
Il capitano della sesta compagnia sbuffò e tornò al suo lavoro, sperando con tutto il cuore che Kyoshi non facesse esplodere nessuna testa.

La ragazzina dai capelli castani che poco prima aveva versato il the fissò Byakuya come se fosse un narratore che racconta le favole ad un bambino.
-WOA!- esclamò incantata. -E alla fine la testa di Aizen esplose?!-
-Non essere sciocca, Michiko!- la rimproverò Ikamono, aggiustandosi gli occhiali sul naso. -Se è ancora vivo e vegeto è palese che non sia esplosa!-
Un po' delusa ma in fondo compiaciuta della risposta che già conosceva, Michiko si sedette accanto al luogotenente prendendo senza troppi complimenti la sua tazza di the.
L'uomo dai capelli neri esitò un po' prima di andare avanti, rimettendo a posto un insolito ciuffo disordinato.
-Dopo quel giorno non rividi più Tamagawa...finché non venne ancora da me per dirmi che...-

La porta dell'ufficio del capitano della sesta brigata si aprì violentemente, lasciando entrare un giovane uomo dai capelli castani lunghi fino alle spalle.
I suoi occhi, contornati da del trucco rosso, brillavano gioiosi come quelli di un bambino che trova i doni di Natale sotto l'albero.
Il mantello bianco da capitano, insolitamente slacciato, svolazzava di qua e di là, lasciando intravedere la zanpakuto per la quale Kyoshi era famoso.
-Byacchan!!- trillò appena vide il Kuchiki intento a firmare un fascicolo. -Quanto tempo!-
-Tamagawa...- disse l'altro, posando la penna sulla scrivania.
Lo shinigami sorrise fiero di se. -Suvvia, amico, cos'è tutta questa confidenza?! Indovina cosa sono diventato oggi?- fece una piroetta su se stesso per sopprimere l'emozione.
-Cosa sei diventato?-
-P...! Pa....!-
-Pa? Sputa il rospo, Tamagawa!-
Kyoshi gli saltò letteralmente addosso. -Padre! Sono padre!- si strofinò su di lui come un gattino che fa le fusa. -Byacchan! Sono un papà!- cominciò a rotolarsi per terra ridendo come un pazzo.
-Tamagawa, tirati su!- ordinò stordito il capitano Kuchiki. -E smettila di urlare!-
-No, no, no! Voglio gridarlo a tutto il mondo!- esultò l'altro, scattando in piedi. -Sono diventato padre!- e urlando cose del genere si arrampicò sulla finestra e saltò giù, lasciando l'ufficio.

-Tamagawa era così euforico che quel giorno diede accidentalmente fuoco al suo quartier generale e investì più di uno shinigami saltandogli addosso.-
Renji si rivolse al suo capitano, uscendo sconfitto dall'ennesima lotta alla tazza con Michiko. -Aspetti, taichou...- cominciò. -Di quanto tempo fa sta parlando?-
-Umh...- il Kuchiki parve pensarci un po' su. In effetti erano passati secoli. -Esattamente novantacinque anni.-
Akinori scoppiò a ridere. -Ahah!- gridò. -Hika-chan, come sei vecchia!-
-Guarda che tu ne hai quasi centodieci, idiota.- replicò sdegnata Hikaru. Dopo aver costatato l'effettiva sconfitta del Nakamura si volse verso Byakuya. -Capitano...lei prima ha parlato della morte di mio...- fece una pausa. -...padre.-
Le suonava così strano usare termini come quello. Fin da quando poteva ricordare lei aveva sempre lavorato come assistente all'emporio Urahara, senza aver mai conosciuto né l'affetto di un padre né quello di una madre.
-Mh.- il capitano annuì piano.
-Come...sì, cioè...come avvenne?-
-Prima ho avuto l'occasione di rivere Kuroiyume...- sorseggiò un po' di the. -Dimmi...tu sai cos'è, di preciso?-
Lei alzò gli occhi al cielo pensierosa. Si era posta la domanda almeno un milione di volte, negli anni che aveva passato all'emporio. -Beh, quando non ero shinigami credevo fosse un fantasma che infestasse l'emporio, poi quando l'ho incontrato anche qui ho pensato che potesse essere lo spirito della zanpakuto.-
-Sbagli.-
-Eh?-
-Michiko, Ikamono Warai, andate fuori, per favore.-
I due giovani annuirono rapiti, e lasciarono immediatamente la stanza con un inchino.
-Kuroiyume è...- riprese poco dopo. -...un hollow.-

Un hollow! E' un hollow! Ma come fa ad essere un hollow?
La spiegazione c'è, ed è anche semplice!
Memories Of Nobody - Scene 6, disponibile tra una settimana :lol:



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view post Posted on 15/7/2009, 22:49P_QUOTE
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Karasu No Kasa

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 14/11/2009, 22:14


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-Kuroiyume è un hollow.-
A quelle parole Akinori scattò in piedi rovesciando il the contenuto nella sua tazza. -Che diavolo sta dicendo?!- gridò strabuzzando gli occhi. -Com'è possibile?!-
Suo fratello gli mise una mano sulla spalla cercando di calmarlo. -Nii-san...- sussurrò. -Lascialo finire.-
Era ormai sera, cominciava a tirare un venticello fresco e non faceva così caldo come poco prima. Anche le cicale avevano smesso di cantare, l'unico suono udibile era lo scrosciare dell'acqua del laghetto della villa.
Un altro momento di imbarazzante silenzio era cominciato.
Per fortuna non durò a lungo, perché il capitano della sesta compagnia ricominciò a parlare poco dopo che i due gemelli si furono seduti al loro posto.
-Come dicevo prima...- sussurrò. -Kuroiyume è un hollow. Si nutre dell'anima della tua zanpakuto, consumando anche una parte del tuo reiatsu, Hikaru. È per questo che può vivere così a lungo senza bisogno di consumare altre anime.-
La shinigami rimase in silenzio a fissare un ciuffo di capelli che le era caduto davanti agli occhi. Non che avesse dovuto parlare, naturalmente.
-Kuroiyume...- continuò il Kuchiki. -...vieni fuori.-
Il bambino dai capelli biondi apparve accoccolato sulla testa della sua padrona. -Mh?- borbottò stropicciando gli occhi. -Stavo ancora dormendo...-
Renji e i due gemelli sbarrarono gli occhi alla vista dello spirito.
-C-che cavolo è quel coso?!- esclamò Akinori.
-Oh?- pigolò il bambino biondo. -Buongiorno, Akinori-kun! Questa è la prima volta che ci parliamo, nee?- guardò la sua padrona. -Buongiorno anche a te, Hikaru-chan!- e detto questo si rimise a sonnecchiare beato tra i capelli della ragazza emettendo un suono simile alle fusa di un gatto.
Akahito, che al contrario dei suoi compagni trovava la creatura semplicemente stupenda, si fece avanti mostrando i palmi aperti. -Posso toccarlo?- chiese.
-Eh?- rispose Hikaru. -Ah, sì...- staccò Kuroiyume dai suoi capelli, depositandolo nelle mani dell'amico.
-Kawaii!- strillò il ragazzo.
-Che schifo!- replicò Akinori. -Akahito posa quell'affare!-
-No!-
Byakuya tossì per riportare l'ordine. -Kuroiyume- sentenziò dopo. -Vuoi finire tu il racconto?-
Il bambino annuì, sbattendo le palpebre due volte. -Non so cosa fosse successo di preciso, ma quella sera il sommo Tamagawa era più nervoso del solito.-

Un bicchiere di vetro andò in frantumi dopo essere stato scagliato con forza sul pavimento. Nella residenza dei Tamagawa aleggiava una strana atmosfera di cupa tensione, ed anche il cielo, fino a poco tempo prima azzurro e limpido, cominciava ad annuvolarsi.
-Merda...- borbottò il capitano dai capelli castani, massaggiandosi rassegnato le tempie e calpestando i cocci del bicchiere. -Merda...merda...doveva già essere qui un'ora fa...merda!- diede un pugno al muro.
Risalì per la quinta volta le scale dell'abitazione arrivando al secondo piano. -Hikaru sei qui?- chiese.
La piccola shinigami era in mezzo al corridoio; stava fissando un grande quadro dalla cornice dorata. L'avevano sempre attirata le cose come quella.
-Oto-san!- si voltò confusa. -Questo quadro è sempre stato qui?- chiese.
Kyoshi stava per rispondere, quando il cigolio che la porta di casa emetteva quando veniva aperta lo interruppe. Era entrato qualcuno.
Sguainando la zanpakuto si precipitò al piano di sotto.
-Kyoshi!- una shinigami dai capelli neri era entrata in casa. Indossava un mantello nero che la copriva parzialmente il volto e nella mano destra aveva un ventaglio chiuso. Si avvicinò al capitano preoccupata. -Santo Cielo, che ti è successo?- chiese. -Sei così pallido...-
-Sono due giorni che non chiudo occhio.- confessò lo shinigami. -Ho paura che possano venire a cercarmi qui.-
-Di sicuro sarà il primo posto che perlustreranno dopo la tua stanza nelle forze speciali. Devi andartene.-
Lui sbuffò quasi divertito, anche se in fondo sapeva di non avere ancora molto da vivere. -Non essere spiritosa, Rosa Rossa...- sussurrò. -Sai meglio di me che ovunque mi nascondessi loro mi troverebbero. Resterò qui e li aspetterò.-
La donna lo schiaffeggiò. -Ma ti senti quando parli?!- gridò furibonda. -Accidenti a te, Kyoshi! Non pensi a tua figlia?!-
-Ah...già...- l'uomo si voltò verso le scale. -Hikaru, è proprio per lei che ti ho chiamata...- fece una breve pausa. -Hikaru!- ripeté poi a voce più alta. -Hikaru, scendi, per favore!-
La bambina si svegliò da quello che poteva essere definito un trance. Fissò di nuovo il quadro: era certa di non averlo mai visto lì.
Fece spallucce e tolse da un foglio di carta un adesivo, che appiccicò sulla cornice dorata dell'oggetto, per poterlo poi riconoscere. In quel corridoio c'erano tantissimi quadri, uno più bello dell'altro, ma quello dalla cornice dorata era sicuramente il più realistico.
Rappresentava una donna dai capelli neri raccolti in tante treccine che venivano a loro volta raccolte in due code più grandi che si congiungevano in una strana crocchia dietro la schiena.
A giudicare dall'abito che indossava doveva essere stata una donna di famiglia nobile. Indossava un kimono nero con dei motivi dorati simili a foglie e fiori, mentre la fascia in vita era arancio con un fiocco rosso più grande del solito.
Le mani erano congiunte e stringevano entrambe un ventaglio rosso dai ricami bianchi.
-Hikaru!-
-A-arrivo oto-san!- diede un'ultima occhiata furtiva alla donna dai capelli neri e scese di sotto. -Comandante Rosa!- esclamò sbigottita quando si trovò davanti il suo superiore.
-Buongiorno, Tamagawa.- rispose educatamente la shinigami, con un leggero inchino. Passò il ventaglio dalla mano destra a quella sinistra.
La bambina arricciò il naso. -Mi scusi, comandante, posso vedere quel ventaglio?-
Era rosso con dei ricami bianchi. Assomigliava a quello della donna ritratta nel quadro.
-Hikaru.- la richiamò suo padre. -Non essere scortese!-
-Ma io volevo solo...-
Una voce maschile fece il nome del capitano dai capelli castani, che spiò attraverso il vetro della finestra i nuovi arrivati.
Erano tre, due gemelli poco più che bambini dai capelli rossicci, accompagnati da un capitano dal portamento elegante.
-Tamagawa Kyoshi!- sentenziò uno dei gemelli. Era visibilmente teso, si mangiava le parole e respirava a fondo ad ogni pausa. -Capitano della terza squadra delle forze speciali, la camera dei 46 ha giudicato il suo gesto come alto tradimento nei confronti dell'intera Soul Society. La pena che le è stata riservata è la condanna a morte per mezzo del Sokyoku.-
-Rosa Rossa- sussurrò Kyoshi. -Porta via Hikaru.-
-Ma...- cominciò la shinigami.
-Non hai sentito cos'ho detto?! Portala via!-
La donna dai capelli neri abbassò il volto togliendosi il mantello. Si inginocchiò di fronte alla bambina e glielo avvolse intorno al corpo. -Andiamo.- le sussurrò qualche dolce parola all'orecchio e la portò via con se.
-Oto-san!- gridava la piccola shinigami. -Oto-san!-
Lui decise di non ascoltarla, sarebbe stato solo più doloroso. Uscì allo scoperto stringendo la presa attorno alla zanpakuto. Quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbero combattuto insieme.
-Ahah...- rise, passandosi una mano tra i capelli. -Credevo che le decisioni della camera venissero prese in presenza dell'imputato!-
Un bambino biondo vestito con un grembiulino azzurro cielo comparve alle spalle dell'uomo. -Sommo Tamagawa...- bisbigliò.
-Uh? Kuroiyume! Pensavo che mi avessi abbandonato!-
-Non lo farei mai, Sommo Tamagawa.-
Il capitano frugò nella tasca destra del suo mantello, estraendone una chiave d'argento. -Questa è tua, Kuroiyume.-
-Oh? Una chiave?-
-Già, per dimostrarti la mia gratitudine. L'ho fatta fare apposta per te, vorrei che tu la mostrassi ad Hikaru quando verrà il momento. Su, prendila!- la lanciò in aria, in modo che il bambino potesse facilmente raggiungerla.
I tre shinigami guardavano la scena sgomentati, non riuscendo ad intravedere la figura di Kuroiyume.
-Ora basta!- gridò all'improvviso il primo dei gemelli. -Questo è durato anche troppo! Sei pronto, Akahito?-
L'altro ragazzino annuì piano, estraendo dal fodero al fianco sinistro la zanpakuto. La puntò verso il cielo con un po' di timidezza. -S-Sorgi, Atarasiitsuki!-
Uno squarcio nel cielo illuminò il giardino a giorno, e, mentre la luce diventava sempre più intensa, si udì la voce del primo fratello urlare: -Splendi, Mangetsu!-
L'uomo dai capelli castani sorrise fiero dei suoi allievi. La potenza del loro attacco combinato incuteva timore perfino a lui. Socchiudendo gli occhi fece roteare la zanpakuto in modo di avere la lama di fronte a se.
-Canta, Kuroiyume...- sussurrò quasi dicendolo a se stesso e non allo spirito della spada.
A quelle parole la lama della katana si tramutò in quella di un tridente e il manico divenne notevolmente più lungo.
-Ottimo!- esultò il capitano. -E ora...dormi!-
L'enorme ondata di energia sprigionata dal rilascio di Mangetsu venne interamente respinta dalle mani nude di Kyoshi.
-Kuroiyume.- ordinò poco dopo. -Se muoio io muori anche tu, dico bene?-
-Sì, Sommo Tamagawa.- rispose il bambino dai capelli biondi.
-Allora vattene.-
-Na-nani?!-
-Trova Hikaru, proteggila, veglia su di lei, difendila, e se fosse necessario muori per lei.- strinse la presa attorno alla zanpakuto. -Io qui me la posso cavare anche da solo.- peccato che sapessero entrambi che quell'affermazione era in realtà un'amara bugia per nascondere l'orribile verità. -Il nostro accordo diceva “finché l'ultimo Tamagawa sarà in vita”, dico bene? Allora datti da fare, hollow, rispetta i patti.-
Il biondino chinò il capo quasi rassegnato e dopo aver abbracciato con affetto il braccio di quello che per tanto tempo era stato il suo padrone si allontanò rapidamente dal campo di battaglia, lasciando per la prima volta la sua dimora nella zanpakuto.
Da lontano si sentì il grido dello shinigami. -BAN...KAI!-
L'intensissima luce del capitano Tamagawa si stava per spegnere, e quello, l'urlo che aveva squarciato la quiete di quel luogo, era un suo disperato tentativo di sfuggire ad un fato così crudele e meschino.
Sì perché, in fondo, nemmeno lui aveva saputo rassegnarsi alla morte.

-Dopo di questo...- sussurrò Kuroiyume. -Loro lo uccisero!-
Akinori balzò nuovamente in piedi. -Smettila di dire cazzate! Non è andata così!- gridò. Il volto era paonazzo, sembrava stesse per scoppiare.
-Sì, invece!- ribatté il biondino. -Voi l'avete tradito! Avete tradito il vostro maestro!-
Balzò all'attacco ma venne subito fermato da Renji, che lo prese per il colletto del grembiule riconsegnandolo alla sua padrona.
Hikaru ringraziò annuendo, appoggiando il bambino sulle sue ginocchia. -Kuroiyume?- disse piano. -Possiedi ancora quella chiave?-
-Eh?- lo spiritello si rimise in piedi davanti alla shinigami. Frugò un po' nella borsa che portava a tracolla e ne tirò fuori un fazzoletto giallo con dei ricami rossi. Lo aprì con cura. -Ecco.- Al suo interno era risposta una chiave d'argento con incise sopra delle lettere.
-Che c'è scritto, Kuroiyume?- chiese lei.
-Residenza Tamagawa.- rispose sicuro il bambino. In tutti quegli anni l'aveva esaminata almeno un centinaio di volte, non c'era particolare che gli fosse sfuggito.
-Capitano Kuchiki, dove si trova questa residenza?- s'informò Hikaru, voltandosi verso l'uomo dai capelli neri.
Se, come aveva raccontato lui stesso, in passato erano stati amici, doveva assolutamente sapere dove abitava.
-La residenza dei Tamagawa è stata chiusa dopo la morte dell'ultimo discendente.- rispose impassibile lui. -Anche se quella fosse la chiave per aprirne la porta dubito che tu possa entrarci.-
-Sì, capisco perfettamente, però...-
-Akinori, Akahito.- sentenziò Byakuya. -Non dovreste portare la vostra amica in quel luogo?-
I due gemelli sussultarono.
-S-sì, taichou.- rispose Akinori. -Andiamo, Nii-san, Hikaru.-
Lanciandosi una rapida occhiata i due ragazzi decisero di seguirlo fuori da villa Kuchiki, lasciando il luogotenente Abarai e il capitano Kuchiki con un formale inchino.

Nel vastissimo prato che si estendeva fuori dal centro del distretto di Junrinan, il sole stava già per tramontare.
C'era un piccolo gruppo di bambini che giocavano a rincorrersi; gridavano ed esultavano saltando nel campo di fiori, qualche volta cadevano, ma si rialzavano subito, pronti a continuare il gioco.
La leggera brezza della sera che soffiava in quel luogo faceva ondeggiare ritmicamente le piante dai mille colori che ravvivano il prato dando al tutto un'atmosfera niente male.
Ikamono e Michiko si erano offerti di accompagnare il gruppo fino in cima alla collina che cominciava appena ad intravedersi, e, fieri del loro ruolo da accompagnatori, precedevano gli shinigami chiacchierando e ridendo tra loro.
-Nee...- sbuffò Akinori. Odiava Ikamono, odiava i suoi modi di fare, la sua voce squillante, il suo carattere, il suo modo di camminare, il suo taglio di capelli, il suo comportamento con le ragazze e il suo continuo blaterare di cose inutili. -...Hikaru-chan...ma perché abbiamo dovuto farci accompagnare da 'sti due?-
-Già.- concordò Akahito, scuotendo il capo. -Fujiwara-san va anche bene, ma Ikamono...-
-Non lo so...- rispose la ragazza. -Non lo so...-
All'improvviso, sbucando quasi dal nulla, un bambino attraversò la strada davanti ai piedi del Kuchiki, finendo per terra dopo essersi inciampato e ostruendo il passaggio allo shinigami.
-Ehi, tu!- sbraitò il ragazzo. -Diavolo, togliti!-
Il bambino, spaventato, si mise in ginocchio e cominciò a piangere disperato.
-Accidenti a te, Ikamono!- strillò Michiko, chinandosi sul piccolo. -Tu non ci sai proprio fare coi bambini!-
-Ma che stai blaterando, Fujiwara?! Questo nano mi ha attraversato la strada!-
I gemelli si avvicinarono al Kuchiki, colpendolo in testa con le scarpe.
-Idiota.- commentò Akinori, allontanandosi e riprendendo a camminare verso la collina.
-Senza speranze.- finì il fratello.
Dopo che i quattro shinigami si furono rimessi in marcia, Hikaru passò accanto al bambino, che singhiozzava ancora a terra coprendosi il ginocchio con le mani.
-Tutto bene?- chiese.
Singhiozzando ancora, lui, alzò la mani mostrando il ginocchio sbucciato. La fissò addolorato, rialzandosi. I suoi amici, intanto, fissavano la scena da lontano, intimoriti dalla presenza di uno shinigami vicino a loro.
La ragazza si chiese cosa avessero fatto gli shinigami per spaventare la gente fino a quel punto.
Senza dire niente si sedette davanti al bambino e frugò nella tasca del kimono, estraendone un fazzoletto bianco. -Ecco qui.- disse pulendo la ferita.
Legò il fazzoletto attorno al ginocchio e rimise la mano in tasca.
Poco tempo prima aveva sequestrato tutti i dolci dei gemelli. Ne mangiavano decisamente troppi, così si sentiva costretta ad intervenire togliendoglieli.
Invitò il ragazzino a mettere le mani a coppa, consegnandogli poi un pugno di caramelle gommose.
Lui sorrise felice correndo dai suoi amici e spartendo i dolci con loro.
Una ragazza poco più grande del bambino si avvicinò alla shinigami. -Grazie per aver curato mio fratello, signor Shinigami.-
Hikaru abbozzò un sorriso. -Non ti preoccupare.- rispose. La ragazzina stava per andare via, quando la shinigami la richiamò. -A-aspetta!- frugò nella tasca del suo kimono. -Ecco, queste sono per voi.- le consegnò un sacchetto pieno di caramelle gommose.
Tanto, pensò, lei non le avrebbe mai mangiate.
L'altra ringraziò e tornò dai suoi compagni, mostrando entusiasta i dolci ricevuti.
-Hikaru!- la chiamarono i gemelli. -Muoviti!-
-Ah?!- lei si voltò verso il suo gruppo. -A-arrivo!- e prese a correre nella loro direzione.
Camminarono spediti per qualche minuto, poi, di colpo, Ikamono si fermò.
-Bene.- disse fiero. -Noi vi lasciamo qui.-
Michiko annuì sorridendo gentilmente. -Io e Ikamono-kun abbiamo del lavoro da fare.- sorrise malignamente. -Troveremo quei maledetti rospi!-
-Che schifo.- commentò il Kuchiki. -Perché devo aiutarti anche io?-
-Andiamo, andiamo!- strillò la ragazza. -Ikamono non fare il musone! Let's go!- e detto questo afferrò l'amico per il braccio e lo trascinò via di peso.
Hikaru si voltò verso i gemelli, chiedendo con lo sguardo cosa avrebbero fatto. Crescendo insieme avevano imparato a capirsi anche con un unico sguardo.
Per lei che non aveva ne fratelli ne sorelle, Akinori e Akahito erano come due fratelli maggiori che la difendevano sempre.
-Seguici, Hikaru!- esclamarono in coro i due, cominciando a risalire la collina.
Percorrevano un sentiero appena visibile che si inoltrava in un boschetto e poi ne usciva per raggiungere la cima del colle.
-Prima di venire sulla terra io e nii-san eravamo sempre qui!- spiegò Akahito. -Qui non ci viene mai nessuno.-
-Ah, no?- la shinigami indicò due figure in piedi davanti a quella che sembrava essere una lapide. -E quelli chi sono?-
Akinori alzò le spalle sbuffando. -Nii-san.- borbottò. -Credo che sia ancora lui.-
-Ignoralo, fratellone.-
-Hikaru, noi ti aspettiamo qui, va da sola.-
Lei annuì piano, dirigendosi verso la lapide che pareva contemplare il paesaggio all'ombra di una betulla.
Stava ancora camminando, quando le due figure che prima aveva notato per prima si rimisero in marcia.
Le passarono accanto.
Il primo era un ragazzino dai capelli neri tutti arruffati e una carnagione pallida. Era quasi come quella di un cadavere. Gli occhi azzurri guardavano vispi davanti a lui, mentre correva giù per la collina come un bambino che si diverte a rotolare nel prato.
Il secondo invece aveva una camminata più lenta. Era un uomo dai capelli castani un po' mossi, passando la osservò incuriosito attraverso quei suoi occhiali neri, che gli davano un'aria molto saggia e consapevole. Indossava una divisa da shinigami sotto a un mantello bianco.
La shinigami non poté fare a meno che abbassare lo sguardo di fronte ad un uomo dal così alto grado.
Lui stava per allontanarsi, quando, improvvisamente, si fermò. Lo stesso fece lei, non per una ragione precisa, d'istinto, come se qualcuno lo avesse ordinato.
-Sono lieto che tu sia ritornata, Tamagawa.- pronunciò quelle parole lentamente, scandendo bene le parole per farsi sentire. Eppure sussurrava.
Hikaru non rispose. Aveva notato qualcosa di strano. Qualcosa che facesse in modo che i conti non tornassero.
Quando il capitano l'aveva vista nei suoi occhi aveva letto per un istante un'espressione sorpresa, sgomentata, forse spiazzata, che però era scomparsa subito, tornando ad essere quella calma e serena che fino ad allora aveva avuto.
Cosa l'aveva turbato?
E come aveva potuto riconoscerla dopo tanto tempo, ammesso che si fossero mai incontrati prima di allora? Doveva per forza averla vista per la Seireitei, o aver chiesto a qualcuno come fosse diventata, no?
E allora perché risultava comunque sorpreso di vederla? Non si aspettava di vederla in quel modo? No.
C'era qualcosa di più.
-Kuroiyume.- sussurrò. -Chi era quello?- facendo finta di nulla si avvicinò alla lapide.
Su di essa erano incisi due nomi. “Tamagawa Kyoshi” e “Yamamura Kumiko”.
Abbassò lo sguardo.
-Aizen.- le rispose lo spiritello biondo, comparendo seduto sulle sue spalle. -Sosuke Aizen. Capitano della quinta brigata.-

Edited by emme; - 16/7/2009, 17:41



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Karasu No Kasa

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Sebbene nella Seireitei ci fosse sempre movimento e un momento di assoluto silenzio fosse alquanto raro, quella mattina regnava un'insolita pace, un attimo di calma prima della tempesta, un silenzio che, all'orecchio di chi è abituato a star sempre in mezzo al rumore, poteva suonare quasi molesto.
Evidentemente, quel giorno, gli shinigami erano tutti in vacanza, dato che, per le strade della Seireitei non c'era nessuno.
No, qualcuno c'era.
Un ragazzo dai capelli neri tutti spettinati e fuori posto canticchiava una canzoncina sicuramente poco allegra.
Gli occhi azzurro cielo fissavano concentrati il lavoro che il loro padrone stava facendo. Spazzava allegro il viale stando attento che qualche foglia non gli scappasse. Il suo capitano sarebbe stato fiero del suo lavoro.
Guardò la sua zanpakuto che, da quando era diventato uno shinigami, non aveva mai avuto occasione di sfoderare. Ma non era più un bambino, e aveva smesso da tempo di tormentare il taichou con frasi come “Posso uccidere un hollow?” o “Quando andrò in missione?” e via discorrendo.
Quando sarebbe stato il momento sarebbe andato in missione. Punto.

Ki wo tsukete...
Kami sama wa miteru....
Kurai yomichi wa...
te wo tsunaide kudasai.


Fai attenzione...
Dio ti sta osservando...
Tienimi forte la mano...
mentre percorri le strade più buie.


Mentre cantava sottovoce saltava da una parte all'altra del viale, felice del suo lavoro.
-Hitori de tooku ...- la cantilena venne interrotta dalla voce di un altro ragazzo.
-Ehi!- gridò indicando lo shinigami. -Ragazzi! Guardate chi c'è qui!- altri due ragazzi dell'età del nuovo arrivato si avvicinarono curiosi. -Non ve lo ricordate?! Era lo sfigato in classe con noi!-
-Ah!- esclamò uno di loro. -Ora me lo ricordo! In che compagnia sei finito, idiota?- si rivolse allo shinigami che poco prima stava spazzando il viale.
Tremava di paura. All'accademia era sempre stato maltrattato dai suoi compagni, ma dopo il suo diploma era sempre rimasto al fianco del capitano, così nessuno l'aveva più potuto toccare.
Peccato che in quel momento il capitano non c'era.
-L-la quinta...- balbettò terrorizzato.
Riprese a spazzare deglutendo ogni venti secondi, ma gli shinigami gli strapparono la scopa di mano, alzandola in aria.
-A-aspettate!- gridò coprendosi la testa con le mani.
Un rumore di passi fermò i ragazzi.
-Merda, merda, merda!!- gridò da lontano una voce maschile. I passi si avvicinavano sempre di più.
Il ragazzino che spazzava cominciò a chiedersi come mai i suoi compagni non lo avevano ancora picchiato con la scopa, così si raggomitolò su se stesso e attese tremante la propria ora.
Gli altri, intanto, fissavano terrorizzati i due shinigami che erano apparsi all'improvviso e stavano facendo la carica verso di loro.
-Corri, corri, corri- gridava uno.
-Nii-san! Aspetta!- rispondeva l'altro.
Dietro a loro, il luogotenente della sesta brigata cercava di raggiungerli sbraitando come un pazzo. -Maledetti! Fermatevi! Vi ammazzo!-
-Fossimo matti, Renji!- replicò il primo.
-LUOGOTENENTE ABARAI!- urlò il rosso, accelerando il passo.
Dopo che le tre furie furono passate, gli shinigami si rivoltarono verso la loro vittima.
-Allora...- sibilò uno, agitando la scopa. -Sei pronto?-
-M-ma...- pigolò il moro.
-Prendi questo...!- alzò l'arma per colpirlo.
Stava per caricare il colpo quando una shinigami dai capelli castani in un taglio tipicamente maschile scese letteralmente dal cielo, atterrando in piedi sulla faccia del malcapitato bullo.
-Che cavolo...- borbottò guardandosi intorno. -Dove sono finiti quei tre?-
-Ehi!- gridò un ragazzo. -Chi cazzo sei tu?!-
Lei si voltò appena, scrutandolo con lo sguardo. -Come?- chiese.
-Ho chiesto: chi cazzo sei tu?!-
Abbassò lo sguardo spostandosi un ciuffo di capelli dagli occhi. -Ma chi sei tu, in caso.- si guardò stanca le unghie mangiucchiate. -Uffa...- tornò a guardare nella direzione dei suoi compagni. -Che bambini...-
-Tu! Sei in piedi su Taisuke-san!-
Lei abbassò lo sguardo sullo shinigami. -Oh, è vero.- si spostò. -Scusa.-
-Ma-maledetta!- sguainò la zanpakuto. -Ti ammazzo!-
-Che seccatura...- si passò la mano dietro la schiena accarezzando con le dita la stoffa della fascia rossa che portava a tracolla. Salì verso la spalla e impugnò il manico della spada risposta dietro la schiena.
-Ah!- la sfilò dalla fascia, sguainandola davanti a se. -Avanti, fatti sotto!-
Nella scuola che aveva frequentato fino all'anno prima c'era un club dello scherma. Ne aveva fatto parte gli ultimi due anni. E, modestia a parte, era la migliore.
Oltre che saper fare affondi e colpi quasi impossibili da prevedere, sapeva anche muoversi con
eleganza, senza fare movimenti inutili come quelli dello squallido stile del ragazzo che stava sfidando.
-Come sei lento!- osservò, colpendolo in pancia con un calcio e facendolo cadere a terra. Mise un piede sul suo petto puntandogli la katana alla gola. -E dire che ho usato la sinistra...-
Lo aveva sbuffato per vantarsene, ma in realtà era stata obbligata. La sua spalla non si era ancora rigenerata del tutto ed era comunque troppo debole per reggere una spada.
Riallacciò la zanpakuto alla fascia rossa, allontanandosi dagli shinigami. -E ora andate...- batté le mani. -Sciò!-
Il ragazzo a terra si rialzò in fretta e scappò a gambe levate seguito dai suoi compagni.
-Ehi, tu.- disse aspra, scrollando lentamente l'unica vittima di quello che era appena successo. -Sono andati via, sai?-
Lui alzò appena la testa, mostrando i suoi occhioni azzurro cielo.
-Eh? Sei quello di ieri!- esclamò lei, riconoscendo nello shinigami che aveva davanti il ragazzo incontrato il giorno prima assieme al capitano della quinta compagnia.
Vedendo però che il malcapitato non dava segni di vita si alzò in piedi e se ne andò.
-A-aspetta!- gridò all'improvviso il ragazzo, alzandosi in piedi e correndo nella direzione della sua salvatrice. -Aspetta, aspetta!-
Lei non si fermò. -Vedo che stai bene, shinigami. Mi fa piacere. Bye bye!-
-Aspetta! Aspetta ti dico! Come ti chiami?!-
-Urahara, cioè Tamagawa...Hikaru.-
Lui strabuzzò gli occhi. -Abbiamo...- sussurrò. -Lo stesso nome!-
-Cosa?- si voltò sgomentata.
-Io!- si indicò estasiato. -Io mi chiamo Matsuura Hikaru, come te!- saltellò contento, allacciandosi la zanpakuto su un fianco.
Gli occhi azzurri brillavano gioiosi mentre lui guardava la shinigami. Fin da quando l'aveva vista andare via ne era rimasto rapito.
Benché fosse un po' bassa (forse un po' troppo per la sua età), era estremamente carina. Gli occhi color nocciola socchiusi in quell'espressione quasi stanca, forse di indifferenza.
I capelli castano scuro erano minuziosamente pettinati dietro le orecchie e quel ciuffetto che aveva in mezzo agli occhi la rendeva ancora più adorabile.
La fascia rosso porpora che portava a tracolla metteva in risalto la sua carnagione abbronzata; avrebbe quasi potuto sembrare un ragazzo, se non fosse stato per quel fisico minuto dalle spalle strette e i lineamenti così delicati e morbidi.
-Di...- cominciò mezzo incantato. -Di che compagnia sei?-
Lei sospirò scocciata. -Bella domanda. Io ho ancora da capirlo...-
-Oh! Beh, comunque, che ci fai qui?-
La ragazza indicò il viale. -Due miei amici hanno fatto imbestialire, di nuovo, il luogotenente che, tanto per cambiare, ora li vuole uccidere. Io li stavo inseguendo per evitare omicidi, però credo di averli persi.-
-Ah, sì? Allora un luogotenente ce l'hai!-
Senza nemmeno rendersene conto, i due ragazzi avevano cominciato a camminare fianco a fianco.
-No, no.- rispose Hikaru. -Quello è il loro luogotenente, Abarai, io sono qui per puro caso...-
Lo shinigami sbarrò gli occhi. -Per puro caso?- si grattò la testa perplesso. -Perché?-
-Beh, fino a due giorni fa lavoravo in un emporio sul mondo terreno!-
-Davvero? Che bello! Anche io vorrei stare nel mondo terreno!-
-Non ci vai mai per le missioni?-
-Non faccio quasi mai missioni!- fece una breve pausa, riflettendo su quello che le aveva detto la sua nuova amica. -Ma com'è possibile che tu vivessi sulla terra se sei uno shinigami? Cioè, avevi un permesso o roba del genere?-
-Beh, a dire la verità non sapevo di essere uno shinigami...- ridacchiò lei. -Pare che mio padre fosse una specie di capitano qui...anni fa...-
-Ma come, Hikaru! Siamo stati alla sua tomba proprio ieri!- l'uomo che Hikaru aveva incontrato il giorno prima sulla tomba di suo padre comparve davanti a loro.
-Ah! Capitano Aizen!- trillò il ragazzo dai capelli corvini, cominciando a trotterellare intorno allo shinigami. -Lei è...-
-Tamagawa Hikaru, sì, lo so.-
-Cooooooooosa? Allora vi conoscete!-
Il capitano si grattò il capo sorridendo. -Beh, non proprio. Io ed i suoi genitori eravamo molto amici, ma l'ultima volta che lo vista era ancora una bambina.-
-Ah, sì?- la ragazza sbuffò. -Non me lo avevano detto.-
-Già. Comunque, Hikaru!-
Lo shinigami dai capelli neri si mise sull'attenti per ricevere ordini.
-Mi hanno messo al corrente della presenza di un Hollow da eliminare, pensavo che forse avresti potuto...-
-Cosa? Cosa? Occuparmene? Davvero? Posso? Posso? Capitano? Posso? Davvero? Pensava a me?- per l'emozione, Hikaru aveva cominciato a saltellare intorno alla sua nuova amica.
-Certo! Ormai sei uno shinigami, no? Te la senti?-
Il ragazzo allargò il suo sorriso. -Sissignore!- gridò. -Parto immediatamente!-
Hikaru sospirò rassegnata, infilando le mani nella tasca dei pantaloni. Evidentemente avrebbe dovuto continuare le ricerche dei gemelli da sola. -Beh, ci vediamo allora!- disse, agitando la mano in segno di saluto. -Arrivederci, capitano.-
-Senti, Hikaru...- propose lo shinigami con gli occhiali. -Perché non porti anche lei con te? È appena arrivata, un po' di esperienza le farà bene!-
-C-cosa?- balbettò lei.
-Sì, capitano! È una magnifica idea!-
-N-non se ne parla!-
-Andate allora!-
Lo shinigami dai capelli corvini scattò verso la sua amica prendendola per un polso e correndo via.
-Aspetta! Non ho detto che voglio venire!!- gridò lei, ma ormai, era troppo tardi.
Sulla strada dove il capitano della quinta brigata era rimasto a guardare i due giovani allontanarsi cadde qualche petalo di rosa rossa, seguito dall'indistinguibile profumo che il fiore aveva.
Uno shinigami dai capelli biondi lunghi fino alle spalle comparve dietro al proprio capitano.
-Sono arrivato.- annunciò dopo un momento di silenzio.
-Oh!- trillò Aizen. -Quarto seggio Hiragawa, eccoti qui! Hikaru è appena partito!-
Il biondo sussultò un attimo, sfiorando con le dita il manico in legno della sua zanpakuto. -Con tutto il rispetto, taichou, però non credo che da solo possa farcela!-
-Ma lui non è solo...-
-Ah no?-
-No.- il capitano si tolse gli occhiali, pulendoli con un lembo del suo mantello bianco. -Indovina chi è con lui...la figlia di Tamagawa.-
Lo shinigami sobbalzò, per poi tornare improvvisamente calmo e sbuffare. -Allora si che siamo in buone mani.- rispose, con una punta di sarcasmo nella voce.
-Non dire così, Kinosuke! Non dirmi che porti ancora del rancore a Tamagawa per aver ucciso Rosa Rossa, eh?-
-Q-questo non centra...-
-La sua morte ha colpito duramente tutti noi, ma non farne un fatto personale; lei non avrebbe voluto.-
Ci fu un attimo di silenzio.
-Già.- convenne poi il biondo. -Immagino che sia come dice lei.-
Aizen sorrise cordialmente. -Ora vai, su! Hai del lavoro da fare!-
-Sissignore.- e detto questo lo shinigami dai capelli biondi sparì, lasciando solo il suo capitano.
Rimase qualche minuto a fissare i petali di rosa lasciati dal suo sottoposto, chiedendosi se davvero Rosa Rossa avesse voluto che tutto quello accadesse.
Tra tutti gli shinigami che aveva incontrato nella sua vita, Rosa Rossa era sicuramente stata la più temibile rivale che avesse mai avuto.
Forse, riflettendoci bene, in quel momento uno dei suoi sostanziali vantaggi sugli shinigami era proprio la morte del terzo seggio della dodicesima compagnia, scomparso in una notte di quasi cent'anni prima.
Il suo corpo non venne mai più ritrovato, e, non avvertendo più nemmeno il suo reiatsu nel mondo reale, la camera dei 46 l'aveva giudicata morta.
Ma era davvero così? Davvero una shinigami con le stesse capacità di un capitano del Gotei 13 era stata uccisa da uno smidollato come Kyoshi Tamagawa?
Decise di accantonare quei pensieri, almeno per il momento, e di concentrarsi sul suo lavoro.
Il giorno che aveva atteso per quasi un secolo era quasi giunto, dopotutto.

Ohayooooo! :smac:
Nell'ultimo capitolo non ho nemmeno inserito il commento! Quindi adesso ne inserisco due! Bwhahahah! *delirio generale*
Scherzo, non ne avrei né la voglia né il tempo X°D
Dunque, in questo capitolo sono arrivati il famossissimo [si fa per dire] Hikaru e il beniamino della mia Senpai, Kinosuke X°D
E Hikaru [femmina però] ha fatto conoscenza con Aizen! Bwahahah!
Voi neppure immaginate cosa la mia mente malata abbia in serbo per voi!
No, niente yaoi ù__ù
O forse sì? *______________*
Vabbé, tanto adesso l'hollow ammazza tutti e due i giovani shinigami crescono così la protagonista è tolta di mezzo e muoiono tutti ù.ù
Yuhu!
*è andata*
Al prossimo capitolo! :gomma:



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view post Posted on 23/7/2009, 21:31P_QUOTE
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Karasu No Kasa

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Da quando ho cominciato a raccontare questa storia non vi ho ancora avvertiti di una cosa: questa è la storia di Hikaru, ed è pertanto una storia triste.
Perché mi chiedete? È semplice: perché non sempre le storie hanno un lieto fine, purtroppo.
E questa non ce l'ha.
Ma una delle persone che all'epoca più di tutte ignoravano questa triste verità si aggirava proprio in quel momento sul mondo terreno.
Di solito gli shinigami si recano nel mondo dei vivi per questioni come fare delle sepolture o eliminare hollow. Sì, ho detto di solito, infatti le eccezioni ci sono sempre.
E quella mattina, su uno dei numerosi alberi del parco, c'era un'eccezione.
Kinosuke Hiragawa, quarto seggio della quinta compagnia, soprannominato “Furia Rosata”, stava schiacciando un pisolino dopo appena cinque minuti di appostamento.
I lunghi capelli biondi gli coprivano un po' il volto, mentre, intento com'era a sognare l'ultima donna che aveva incontrato, a poco a poco si squilibrava sempre più dal ramo, finendo alla fine per cadere a terra.
-Mh? Ma che...?- bofonchiò confuso, grattandosi la testa per l'improvviso risveglio. La vista offuscata dal sonno tornò normale. Improvvisamente si ricordò del suo compito: sorvegliare i due shinigami novizi durante la loro prima missione e riferire agli organi competenti il loro comportamento.
-Certo che in 'sto posto non c'è niente da fare, eh...- si lamentò.
Solo allora si rendeva conto di aver dormito troppo e di aver perso di vista i suoi obbiettivi.
All'improvviso, una voce acuta, quasi fastidiosa, richiamò la sua attenzione.
-Let's go! Seguitemi, shinigami!-
Quasi rapito dal suono di quella voce, il ragazzo attraversò di corsa il parco, appostandosi poi dietro una panchina che dava sulla strada.
Lì, in mezzo ai ragazzini che correvano ignari di trovarsi al cospetto di un gruppo di shinigami, il terzo seggio del terzo gotei impartiva ordini ai suoi sottoposti facendoli disporre nelle formazioni più strane.
-Sa-satogawa!- strillò il biondo, avvicinandosi con cautela.
Lei si voltò spostandosi un ciuffo di capelli dal viso. -Kinosuke? Che ci fai qui?- sorrise amabilmente, sventolando la mano in segno di saluto ai suoi shinigami, che, incantati dal suo viso angelico, accelerarono il passo continuando a cambiare disposizione.
-Veramente mi ci ha mandato Aizen, devo controllare i due novellini.-
-Oh! Ma che magnifica occupazione, Kinosuke-kun!- fece una breve pausa. -Lo sai che uno di loro è...-
-La figlia di Tamagawa. Sì, lo so.- sputò a terra. -E tu cosa ci fai qui, coi tuoi shinigami? Ichimaru non aveva del lavoro da scaricarti?-
La ragazza sorrise ancora. -No, caro! Ci hanno mandato qui per lavoro!-
-Lavoro?-
-Sì! Dobbiamo eliminare un gruppo di hollow che si dirige verso nord.- si voltò. -Forza ragazzi!- tornò dagli shinigami. -Li uccideremo tutti a mani nude! Via le zanpakuto!-
Il biondo la fissò sgomentato, ringraziando per la prima volta di essere stato portato via dalla terza brigata prima dell'arrivo di Ai.
In quel momento il viso del capitano Aizen gli appariva come quello di un angelo venuto dal cielo, e forse fu per questo che il giovane quarto seggio decise di cominciare le ricerche dei due shinigami scomparsi.
-Lo farò per il capitano Aizen!- gridò a se stesso cominciando a correre.

Nel frattempo, dall'altra parte del quartiere, nel piazzale della scuola media, uno shinigami dai capelli neri scappava disperato dagli artigli di un hollow intenzionatissimo a mangiarselo per pranzo.
-Dai, Hikaru!- gridava la sua compagna, seduta sui gradini dell'edificio. -Corri, altrimenti ti prende!-
L'altro, terrorizzato, accelerò il passo. -Hi-hikaru!- implorò. -Aiutami!-
-Uffa...- rispose lei, alzandosi finalmente in piedi. -Kuroiyume, tu li ammazzi gli Hollow?-
Lo spirito biondo le rispose ghignando. -Perché, non dovrei?-
La shinigami socchiuse gli occhi passando la mano sul manico della spada. La estrasse, puntandola contro l'hollow.
-Canta, Kuroiyume!- la misera katana che fino ad un momento prima impugnava ora era diventata un'alabarda dal manico allungato. Hikaru sorrise compiaciuta. -Primo canto.- sussurrò. -Onore al fulmineo lampo.-
Spiccò un rapido balzo verso l'alto, atterrando seduta sulla groppa del mostro che doveva uccidere, dalla forma di un gigantesco cane, che si dimenò al contatto della shinigami, carica di elettricità.
Affondò la zanpakuto nella schiena dell'hollow estraendola subito dopo, ritornando con i piedi per terra.
Osservò il gigantesco animale accasciarsi a terra privo di vita, poi sigillò la sua spada e la ripose nel fodero.
-Andiamo, Hikaru.- ordinò seccata.
-S-sì!- trillò l'altro seguendola.
Probabilmente erano entrambi soddisfatti del loro lavoro di shinigami per accorgersi dell'hollow che, miracolosamente vivo, si stava apprestando ad attaccarli.
In un ultimo e stremato gesto, la bestia sferrò un artigliata in direzione dei due ragazzi.
La shinigami si voltò riprendendo in mano la spada. -Settimo canto!- gridò. -Specchio del Venturo!-

Improvvisamente, lo scenario cambiò.
Non si trovava più nel cortile delle medie ma bensì nell'oscurità. Tutto era nero, non c'erano porte, né finestre, né tanto meno luci che la illuminassero.
Faceva quasi fatica a vedere la sua mano tesa davanti a lei per evitare di colpire ostacoli.
Camminava in silenzio in quella strana oscurità, in preda ad una strana malinconia.
-Dove...dove sono?- chiese. Non le venne data risposta.
Per quello che le sembrò un anno continuò a camminare senza metà, finché, all'improvviso, scorse una piccola macchia bianca davanti a lei.
Continuò ad avvinarsi, e, a poco a poco, la macchia divenne una ragazza.
Era accasciata al suolo, le mani tastavano preoccupate lo stomaco, per assicurarsi che fosse ancora al suo posto.
I capelli castani lunghi fino alle spalle le coprivano parzialmente gli occhi color nocciola.
Si alzò in piedi. Non era molto alta, però indossava un paio di scarpe coi tacchi che la alzavano un po'.
Indossava un paio di pantaloni bianchi a pieghe e una maglia azzurra sotto ad un mantello bianco lungo fino ai piedi chiuso da una fascia rossa in vita, sulla quale era riportato lo stemma della quinta compagnia.
La zanpakuto era legata sulla schiena.
-Dove sono finita?- sussurrò, quasi non volesse farsi udire.
-Ehi!- gridò Hikaru, raggiungendola. -Ehi, tu!-
Lei si voltò incuriosita. -Mh?- alla vista della shinigami impallidì. -Merda, merda!- lanciò un calcio in aria, probabilmente sperando di colpire qualcuno. -Accidenti!- imprecò. -Aizen, se questo è un altro dei tuoi stupidi scherzi vaffanculo!- si spostò una ciocca di capelli dal viso. Portava un anello con un piccolo diamante al centro sull'anulare sinistro. -Avanti, stronzo! Hai vinto tu!-
-Ehm, scusa?- Hikaru le si avvicinò. -Potresti aiutarm...?-
Non finì la frase che la misteriosa ragazza le puntò addosso la katana. -La zanpakuto, posala.- sentenziò.
-Eh? Ah...- lasciò cadere a terra l'alabarda.
Il tonfo riecheggiò nell'oscurità, fino a disperdersi chissà dove.
-Scusami...- riprese Hikaru. -Per caso sai...sai dove sono?-
La ragazza si lasciò cadere a terra con un tonfo secco. -In un'illusione, tesoro.-
-Un'illusione?-
-Esatto. Quel coglione gioca di nuovo a fare il figo del castello...- la guardò. -Ah, scusa per i termini!- Hikaru fece un cenno con la testa. -E scusami per prima, quando ti ho fatto mollare la zanpakuto...ma credevo che fossi anche tu parte dell'illusione; non si sa mai cosa gli passa per la testa, a quel bastardo.-
-Quel bastardo sarebbe Aizen?-
-Ah ah.- frugò nella tasca del mantello. -Lo conosci?-
La shinigami mosse il capo. -Più o meno.-
-Non posso che farti le mie condoglianze, tesoro.- estrasse un nastro bianco decorato con dei sonaglietti. Si legò i capelli in una coda di cavallo. -Ma adesso vediamo di uscire di qui, eh?-
-Scusa se te lo chiedo...ma come fai a conoscerlo? Non sembri uno shinigami. Sei del Rukongai?-
-Shinigami? Rukongai? Ma di cosa parli, tesoro? Sono un arrancar, io.-
-Arran che?-
Si guardarono. -Come ti chiami, ragazza?- chiese la ragazza vestita in bianco.
-Hikaru.- rispose l'altra. -Tamagawa Hikaru. E tu?-
L'espressione della sconosciuta tornò ad essere spaesata come poco prima, poi, di colpo, si rilassò. Socchiuse gli occhi e rispose: -Hikaru. Tamagawa, Hikaru. Molto piacere.-
-C-cosa?-
-Sì, siamo la stessa persona, in pratica io sono te e tu sei me.- tirò su col naso. -Hai usato il settimo canto, dico bene?-
La shinigami annuì.
-Lo specchio permette di parlare con il proprio futuro, in questo caso, io. Non lo sapevi, vero?-
-No.-
-Hikaru, devo chiederti un favore: non usarlo mai più. Lo specchio è pericoloso, molto pericoloso.-
Proprio mentre Hikaru stava per risponderle, la luce ingoiò l'oscurità. La ragazza vestita di bianco stava lentamente sparendo all'interno di quell'immenso bagliore.
-Ahah!- rise. -Addio, tesoro!-
-A-aspetta!- gridò la shinigami, cercando inutilmente di raggiungerla. Le loro mani parvero sfiorarsi per un attimo, ma poi l'oscurità sparì completamente, facendo tornare tutto come prima.

-Hikaru! Attenta!-
Aprì gli occhi; la zampa dell'hollow era vicinissima.
Il vento che aveva cominciato a poco a soffiare portò qualche petalo di rosa rossa.
Un sussurro. -Fiorisci, Sensainabara.-
Hikaru si voltò subito dopo queste parole, in tempo per vedere il braccio dell'hollow cadere davanti ai suoi piedi, in un mare di sangue.
Davanti a lei, uno shinigami dai capelli biondi e il profumo di rosa, fissava il nemico appena fatto a brandelli con aria nostalgica, come davanti alla tomba di un vecchio amico.
Le mani erano infilate nelle tasche del kimono, la zanpakuto al sicuro nel suo fodero.
“Quando ha estratto la spada?!” pensò sbigottita Hikaru. “Non l'ho nemmeno sentito!”
-Stupida.- sospirò il biondo. -Poche persone hanno avuto l'onore di vedere la mia zanpakuto, e chi di loro l'ha vista...non ha mai avuto modo di raccontarlo.-
-Eh? C-come...-
-Te lo si legge in faccia quello che pensi, Tamagawa Hikaru.-
Lo shinigami dai capelli neri si fece avanti. -Comandante Hiragawa!- fece un inchino. -Grazie per averci salvato.-
Il biondo socchiuse gli occhi, tirando su col naso. -Non importa.- si avviò verso l'uscita del cortile. -Avanti, torniamo a casa.-
-Chi è?- chiese Hikaru.
-Lui?- rispose il compagno. -È il quinto seggio Hiragawa, è un po' esaltato, però è una brava persona...-
Lei fece spallucce. -Capito.-

-Hika-chan!- strillò Akinori. -Hika-chan!- l'abbracciò. -Ci hai fatti preoccupare!-
La ragazza fece spallucce. -Sono solo andata con Hikaru...- sospirò rassegnata. I gemelli si preoccupavano troppo, a volte.
Alzò lo sguardo verso il cielo: il sole era ancora alto e il caldo del giorno prima era tornato più forte che mai, quasi fosse intenzionato a farle dispetto.
-Non vedo perché dobbiate affliggervi così per lei.- replicò Kinosuke, alzandosi in piedi dalla sua postazione. -Sta bene, no?- i gemelli annuirono. -Ve l'ha detto anche lei, ora smettetela di fare chiasso.- e detto questo uscì dalla stanza, sbattendo malamente il fusuma dietro di lui.
-Chissà che gli è preso...- pigolò intimorito lo shinigami dai capelli neri, intento ad allacciarsi i sandali. -Di solito il comandante è sempre così allegro...-
Hikaru buttò a terra la zanpakuto, seguendo il biondo sul corridoio. -Ehi, tu...- cominciò a parlare, ma venne subito interrotta dal pugno che lo shinigami batté sul muro.
-Io...- bisbigliò. -...non ho idea del perché Rosa Rossa abbia gettato al vento la sua vita per i Tamagawa...però...lei ha sacrificato tutto per voi.- fece una pausa. -Credevo che come shinigami valeste qualcosa...invece...-
Una voce fin troppo familiare interruppe quello strano monologo.
Dopo qualche leggero passo sul tatami, la figura composta del capitano Aizen fece la sua comparsa da dietro ad un fusuma. -Ora basta, Kinosuke.- disse. Abbassò lo sguardo, aggiustandosi gli occhiali sul naso. -Non è né il modo né il luogo per affrontare questa discussione.-
Il biondo abbassò lo sguardo, facendo un leggero inchino. -Ha ragione, capitano. Le porgo le mie scuse.-
Aizen annuì pacifico. -Vieni, rientriamo.- e così dicendo fece il suo ingresso dove poco prima si trovavano i ragazzi.
-Oh!- gridò Hikaru. -Capitano Aizen!- e corse incontro all'uomo tutto contento.
-Nee...Akinori?- chiese Akahito. -Che facciamo? Rimaniamo qui con 'sto qua?-
L'altro fece spallucce. -Non possiamo mica lasciarlo qui con Hika-chan, non si sa mai.-
La ragazza li fulminò con lo sguardo, mettendoli subito a tacere.
-Allora...Kinosuke...- cominciò il capitano della quinta compagnia, sedendosi sul tatami. -Come ti è sembrata Hikaru?- sorrise.
-Sembrata?- chiese la diretta interessata. -Che significa?-
-Ho ricevuto una richiesta dal capitano Yamamoto...- spiegò l'uomo. -Mi ha chiesto di controllare il tuo potere per decidere se accettarti o meno come shinigami.-
-C-che?!-
Il biondo fece un profondo respiro, stringendosi al manico della zanpakuto. -Ammetto che questa qui sappia il fatto suo con le tecniche di spada, ma, per quanto riguarda quelle di kido non posso dire altrettanto.- fece una pausa, alla ricerca dei termini adatti. -Se vuole sentire il mio parere, capitano, Hikaru Tamagawa dovrebbe rifrequentare l'accademia.-
-Eh?!- gridarono i due gemelli.
-Hika-chan non può ripetere i sei anni di accademia!- strillò il primo.
-Appunto!- concordò il secondo.
-Va bene così...- sorrise il capitano Aizen.
Tutto il gruppo si voltò verso di lui.
-Per come la vedo io,- continuò poi, -se Kinosuke dice il vero, Hikaru può benissimo riprendere la sua occupazione di shinigami. Le tecniche di Kido potrà apprenderle stando accanto ad Hikaru, che le padroneggia perfettamente, dico bene?-
-S-sì!- rispose il ragazzo.
-Perfetto.- si voltò verso la shinigami. -Allora, Hikaru...ti va di unirti alla mia compagnia?-

Il frinire delle cicale che cantavano nascoste tra le fronde degli alberi cesso improvvisamente, mentre un gruppo di giovani shinigami attraversava il giardino di villa Kuchiki.
In testa al gruppo, un ragazzo dai capelli neri e gli occhiali, camminava spedito a testa alta.
-Nee! Ikamono-kun!- trillò la sua fidata compagna. -Perché sei arrabbiato?- giocherellò con i ciuffi colorati che aveva davanti al viso.
-M-mi hai buttato nello stagno!- replicò lo shinigami. -Ero lurido!-
-Nyah! Ma adesso sei pulito, Ikamono!-
-Questo non centra! Mi sono dovuto lavare tre volte, ieri sera!-
-Ma mi sembravi così accaldato! Ahahah!-
Quattro shinigami, dietro di loro, li seguivano osservando divertiti la scena. Anche se Ikamono e Michiko litigavano spesso alla fine si scusavano reciprocamente, tornando amici come prima, se non di più.
Hikaru, sovrappensiero, osservava il cielo limpido e pieno di nuvole.
Quanto avrebbe voluto volare lassù...
Già, il suo sogno più grande era quello di volare, ma non con un elicottero o con un aereo, da sola, con delle ali o semplicemente muovendo le braccia.
Improvvisamente, una voce profonda la riportò alla realtà.
-Oh, non sapevo che foste qui anche voi.-
Il capitano Byakuya li sorprese uscendo da dietro un fusuma, con la sua solita aria seria e composta.
-Capitano!- strillarono i gemelli. -Buon dì!-
Il Kuchiki rispose annuendo con il capo. -Che ci fate qui?- chiese poi.
Hikaru si fece avanti. -Volevo ringraziarla, signore.- fece un profondo inchino. -Il capitano Aizen mi ha proposto di entrare a far parte della sua compagnia ed io ho accettato. La ringrazio per tutto quello che ha fatto per me fin'ora.-
Il moro parve un attimo sussultare, poi socchiuse saggio gli occhi e congiunse le mani. -Non ringraziarmi, Tamagawa.- disse poi, freddo come al solito. -Ho soltanto fatto quello che Kyoshi desiderava.-
Lasciando quelle poche parole sospese nell'aria, il capitano se ne andò, sparendo dietro al fusuma dal quale era uscito.
Facendo spallucce, i gemelli si riavviarono all'uscita della villa, scortando come sempre la loro amica fino alla caserma della nuova compagnia.

Evvai con l'ottavooooo! Yuhuuuu! :lol:
No, sul serio, sono contenta.
Oggi faceva così caldo che pensavo proprio di non riuscire a concluderlo in giornata.
Senpai, questo è per lei! <3 Bentornata! :smac:



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Karasu No Kasa

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-Ecco, anche queste.- il luogotenente della quinta brigata, Hinamori Momo, depositò un altro pacco di fogli volanti ai piedi della nuova arrivata, sorridendo fiera del suo lavoro che le aveva permesso di trasportarli dall'armadio dov'erano riposti fino a quel punto della stanza. -Devi metterli in ordine e portarli al capitano Aizen.-
Hikaru osservò con terrore le torri di carta che minacciavano di caderle addosso da un momento all'altro. -In poche parole...sono un portaborse.- sospirò.
Il luogotenente sorrise di nuovo, soffocando una piccola risatina divertita. -No, i portaborse portano le borse, tu ti occupi anche del resto!-
-Grazie per la precisazione.- sbuffò la ragazza -Beh, prima comincio prima finisco.- prese in mano un foglio -Robaccia.- disse, buttandolo via e prendendone un altro. -Robaccia, robaccia, robaccia...-
-No! No, no, no!- gridò disperata Momo, raccogliendo i documenti. -Non devi buttarli via, devi soltanto metterli in ordine di importanza!- sorrise.
-In ordine...di importanza?-
-Sì- le porse qualche foglio -Queste sono importantissime, vanno messe nel primo gruppo. Capisci?-
La ragazza sospirò malinconicamente, raccogliendo altri fogli. -Sissignore...-
-Bene, Hikaru, buon lavoro!- e detto questo il luogotenente trotterellò via, chiudendosi la porta della stanza alle spalle.
Rimasta sola, la ragazza si sedette per terra, fissando con aria di sfida i documenti impilati che la sovrastavano con tutto il fare altezzoso che una montagna di carta può esprimere.
Abbassò lo sguardo, soffiandosi via un ciuffo di capelli dagli occhi, che però, dieci secondi dopo era già tornato in mezzo alla visuale, coprendole parzialmente la vista. -Chissà cosa staranno facendo Akinori e Akahito...- borbottò, mettendosi finalmente al lavoro.

Nella base della sesta compagnia, intanto, si stava svolgendo una finale importantissima, che vedeva come protagonisti l'illustre luogotenente Renji Abarai e il suo sottoposto Akinori Nakamura.
Ad arbitrare, uno shinigami dai capelli neri corti e cosparsi di gel. Si avvicinò con fare pomposo ai due, prendendo i pugni degli sfidanti e poggiandoli sul tavolo. -Siamo qui riuniti oggi per...-
-Taglia corto.- ordinò il luogotenente, tenendo lo sguardo fisso sul suo pugno chiuso. I due gemelli si guardavano con un sorrisetto tutt'altro che rassicurante sul viso, il che lo fece deglutire.
-Come vuole, signore.- mormorò lo shinigami, cercando di creare l'atmosfera giusta. -Tre...- tutti i presenti alzarono lo sguardo dal loro lavoro per assistere alla sfida. -...due...- i gemelli si strizzarono l'occhio compiaciuti. -...uno...- suspense allo stato puro.
Appena l'arbitro alzò le mani dal tavolo i due sfidanti le alzarono in aria.
-CARTA, FORBICE, SASSO!- gridarono contemporaneamente.
Ci fu un momento di silenzio. Lo shinigami dai capelli neri attese qualche istante prima di controllare chi fosse l'effettivo vincitore della sfida. Si avvicinò con cautela.
Il luogotenente aveva un'espressione di puro orrore in viso, mentre Akinori ghignava maleficamente alla vista del risultato.
Abarai contro Nakamura.
Carta contro forbice.
Renji aveva perso, e osservava la sua mano aperta contro le due dita dello shinigami che aveva davanti.
-Beh...- sospirò il Nakamura, ritraendo la mano. -Ho vinto io.- fece una breve pausa -Lei sa cosa deve fare, vero signore?- sibilò ghignando.
Il luogotenente storse il naso, alzandosi in piedi. Avrebbe voluto rifiutarsi di fare quell'inutile penitenza, ma davanti ai suoi sottoposti non poteva permettersi di fare la magra figura di quello che si rimangia la parola. Non aveva scelta. In quel momento desiderava ardentemente non aver mai accettato una sfida contro i gemelli.
-D'accordo- borbottò. -Ma muti col capitano.- si grattò la testa sospirando. -Io!- cominciò con fare deciso -Abarai Renji, luogotenente della sesta brigata del Gotei 13 dichiaro il mio amore nei confronti del mio capitano Byakuya Kuchiki!- urlò poi, tutto d'un fiato.
Proprio mentre pronunciava quelle ultime parole uno dei fusuma della stanza si aprì, mettendo fine alla risata generale che si era venuta a creare alla precedente dichiarazione di Renji.
-Abarai.- sentenziò il capitano Kuchiki, entrando nella stanza. Akinori soffocò a stento una risata ficcandosi una mano in bocca.
-C-capitano!- balbettò il luogotenente.
-Ti prego di evitare certe dichiarazioni in futuro.- continuò il capitano. -Non ho certe tendenze.- e detto questo se ne andò.
Appena il fusuma si fu richiuso nella stanza tornò ad esserci il chiasso di prima, prodotto principalmente dai due gemelli, che si rotolavano a terra dal ridere, quasi piangendo per la gioia di aver fatto sfigurare il loro superiore.
-C-capitano Byakuya!- urlò Renji, fiondandosi sul corridoio. -Non è come sembra! Le due pesti mi hanno incastrato!- gridò, ma ormai era troppo tardi, infatti il capitano era già sparito dietro qualche fusuma.
Si voltò verso la stanza in cui i due gemelli avevano preso ad imitarlo.
-Io!- gridò Akinori, balzando in piedi su un tavolo per richiamare l'attenzione dei presenti. -Abarai Renji!- continuò con fare solenne. -Luogotenente della sesta brigata del Gotei 13 dichiaro il mio amore nei confronti del capitano Kuchiki Byakuya!-
Ci fu una risata generale.
-Abarai!- continuò Akahito, rubando una sciarpa dal collo di uno shinigami e indossandola. -Ti prego di evitare certe dichiarazioni.- sentenziò, cercando di imitare il capitano. -Non ho certe tendenze!-
-Non dica così capitano!- piagnucolò Akinori. -Io la amo!!-
-Voi...- sibilò una voce alle spalle dei gemelli. Loro si fermarono, vedendo il Luogotenente comparire dietro di loro, circondato da un'aura demoniaca in continua crescita. -Voi...-
-S-signore!- balbettò Akahito.
-Vi ammazzo!! Sottospecie di shinigami! Vergogna della sesta compagnia! Insolenti! Maledetti!-
Renji estrasse la spada e prese ad inseguire i due giovani shinigami per tutta la stanza, uscendo nel cortile e tornando dentro, mentre questi, privi di difese, cercavano ridendo un luogo per nascondersi.
-Di là! Di là!- urlò Akinori, indicando la via principale.
-Subito!- l'altro fece un'improvvisa inversione di marcia, uscendo dalla base della sesta compagnia e buttandosi nella via principale del Seireitei.

Hikaru si spostò nervosamente il solito ciuffo di capelli dal viso, reggendo a fatica un plico di documenti. Alzò gli occhi al cielo, saltellò su un piede solo in segno di scaramanzia, controllò che in giro non ci fossero gatti neri (non si sa mai che uno attraversi la strada) e che scale e ombrelli fossero lontani da lei.
Afferrò a fatica la zanpakuto, mettendosela sotto braccio, e bussò alla porta del capitano della quinta compagnia.
Appena le fu dato il permesso di entrare aprì il fusuma e si fece avanti.
-Capitano.- sentenziò, lasciando cadere sulla scrivania il plico di documenti. -Da controllare, firmare, timbrare, accartocciare, cestinare, bruciare o tirare addosso a qualcuno entro domani.-
L'uomo si sporse per guardare al di là dei fogli, aggiustandosi gli occhiali sul naso. -Oh! Sei tu!- disse semplicemente.
-Già.- convenne la ragazza.
-Come sta andando il tuo primo giorno?- s'informò il capitano, sorridendo.
Lei frenò appena l'impulso di colpirlo dritto in faccia con i documenti che gli aveva appena consegnato, decidendo di trattenersi per rispetto degli stessi scritti, che si sarebbero sicuramente sciupati al contatto con tanta stupidità concentrata in un uomo solo.
-Bene...più o meno.- confessò, grattandosi la testa. -Mi aspettavo di fare qualcosa...più...più movimentato. Tipo ammazzare Hollow, o roba così...-
Aizen si tolse gli occhiali, pulendoli con un lembo della divisa. -Beh, mi spiace per te, Hikaru. Qui non ci sono mai Hollo...- non finì la frase che il fusuma si spalancò, lasciando entrare due shinigami dai capelli rossi, che, urlando divertiti, saltarono sulla scrivania del capitano per poi rifugiarvici dietro, sparpagliando tutte le pratiche appena riordinate.
-C-cosa...?- gridò Hikaru inorridita di fronte ai fogli completamente mescolati.
-Maledetti!- sbraitò la voce del loro luogotenente. -Vi ammazzo!- fece la sua entrata nella stanza.
Il capitano della quinta compagnia, sgomentato dall'improvviso fracasso, si tolse incredulo gli occhiali, guardando prima i gemelli e successivamente Renji.
-Ah! Buongiorno capitano Aizen!- esclamò quest'ultimo, mettendosi sull'attenti.
-Buongiorno a te, Abarai. Si può sapere che sta succedendo?-
-Q-quei due...quei due...-
I due gemelli sorrisero beffardi, battendosi il cinque. -Noi cosa...?- canticchiarono.
Renji cadde subito nella maliziosa provocazione che gli shinigami gli avevano appena fatto. -State zitti, mocciosi!- gridò infuriato.
-Altrimenti?- chiese Akinori. Akahito alzò gli occhi al cielo.
Il luogotenente stava per lanciarsi sui suoi cari sottoposti, quando un grido improvviso quanto spaventoso lo investì completamente insieme al suo produttore.
-Capitano! Attento!- gridò, correndo nella stanza. -Capita...!- inciampò in in libro caduto dalla mensola e finì col naso dritto per terra, rotolando fino ai piedi di Hikaru.
-Hikaru!- esclamò la ragazza.
Aizen si alzò in piedi con l'intenzione di assicurarsi che il nuovo arrivato non si fosse fatto male, ma vide soltanto una pallina nera che rotolava smarrita in giro per la stanza. -Hikaru!- esclamò. -Ti sei fatto male?!-
A quelle parole la “pallina” scattò in piedi e fissò il capitano con due occhi enormi e pieni di lacrime. -Capitano!- singhiozzò -Il solo fatto che lei si preoccupi per me guarisce le mie ferite!-
I gemelli si scambiarono uno sguardo d'intesa.
-Ora!- gridarono.
Saltarono vicino ai loro amici, prendendoli sotto braccio e trascinandoli via con loro prima che gli altri due presenti potessero fare qualcosa.
-Cavolo! Lasciatemi andare!- urlò la ragazza.
-Capitano Aizen!!- strillò invece l'altro.
-Fermi, disgraziati!- sbraitò il luogotenente, lanciandosi all'inseguimento delle due pesti dai capelli rossi.
Rimasto solo, il capitano della quinta compagnia, fece spallucce e si rimise al lavoro.

Un gruppo di shinigami corse incontro al loro superiore, mettendosi sull'attenti in attesa di ordini.
-A tutte le squadre operative: l'obbiettivo ha appena lasciato l'accademia della quinta compagnia.- annunciò questo, agitando la mano con fare professionale.
Una ragazzina dai capelli castani tinti di un biondo miele si allontanò dal gruppo, cercando di svignarsela. Aveva qualcosa da dire al suo capitano e non avrebbe aspettato altro. Quell'affronto era più che sufficiente per ferirla nell'orgoglio.
-Terzo seggio Satogawa! Tu e la tua squadra seguite il luogotenente Kira!- la riprese uno degli shinigami del gruppo.
-Sissignore!- strillò spaventata lei. Corse nella direzione del suo superiore. -Luogotenente! Luogotenente!-
-Satogawa!-
Gli altri shinigami si allontanarono, lasciando i due giovani da soli, uno davanti all'altra. La leggera brezza che soffiava in quel momento muoveva i capelli della ragazza, intrecciandoli con i fiori di ciliegio che erano stranamente sbocciati in quei giorni.
-Dimmi, Izuru-kun...- cominciò Ai dopo un lungo silenzio. Ora che erano soli poteva anche permettersi di chiamarlo così, in fin dei conti si conoscevano da secoli. -Perché hanno assegnato questo lavoro alla nostra brigata? Non sarebbe compito della seconda?-
-Non ne ho idea, ma dobbiamo eseguire gli ordini.- Teneva lo sguardo basso, quasi non volesse incontrare quello della sua sottoposta.
-Però, lei...-
La ragazza si avvicinò al suo luogotenente tirandogli la manica del kimono come faceva di solito.
-Zitta.- lui si scansò rapidamente.
-...-
Uno shinigami tornò di corsa, tenendo la mano sull'orecchio dov'era fissata la ricetrasmittente. -Signor luogotenente! L'obbiettivo si sta dirigendo verso la residenza dei Fujiwara!-
-Seguiteli.- il biondo si voltò di scatto, seguendo il suo sottoposto nel luogo da lui indicato.
-Lo fai davvero per seguire gli ordini...Izuru?- la ragazza sussurrò queste parole come fossero rivolte a se stessa anziché al suo superiore, poi sospirò nervosa e prese a correre nella sua direzione.

Plic. Plic. Plic.
Le gocce d'acqua cadevano lente, una dopo l'altra, unendosi all'acqua dello stagno.
Si stava facendo sera e, nella palude, il sole era già sparito dietro ai folti alberi che vi crescevano intorno. Era una situazione tremendamente delicata, doveva prestare la massima attenzione ad ogni minimo particolare.
-Obbiettivo visualizzato.-
Una shinigami dai capelli castani con un ciuffo colorato di argento avvicinò la ricetrasmittente alla bocca per dare istruzioni alla sua squadra. -Richiedo rinforzi.-
La risposta non si fece attendere. -Nobile Fujiwara.- era la voce di un uomo, probabilmente uno shinigami al servizio del suo casato. -Suo Padre chiede se sarà a casa in tempo per la cena; stasera trasmettono anche il suo anime preferito, signorina.-
La ragazza lanciò un mezzo grido di sorpresa. -Nyah!- strillò. -Dica a mio padre che ci sarò!- allontanò il microfono dalla bocca tornando al suo obbiettivo.
Eccolo, era li che la fissava con aria di sfida dai suoi occhietti marroni che traspiravano arroganza.
Afferrò il manico della zanpakuto pronta all'attacco, quando la voce di prima la fermò.
-Nobile Fujiwara, scusi se la disturbo ancora.- mormorò. -Ci sono visite per lei, devo mandarli via?-
-Chi sono?-
-Due gemelli dai capelli rossi e altri due shinigami. Dicono di essere vostri amici.-
-Fantastico, falli entrare. Mi serviranno. A proposito, ha visto Ikamono?-
-Kuchiki ha lasciato la tenuta stamane, signorina.-
-D'accordo. Passo.- e detto questo spense la ricetrasmittente, concentrandosi sulla sua preda.
Bufo Bufo, detto Rospo Comune, rischio minimo di estinzione, classe degli anfibi, ordine degli anura, scoperto nel 1758, ossia il Principe Azzurro che aveva sempre sognato in forma di rospo.
-Ti prenderò.- sibilò assottigliando malignamente i grandi occhi rossi.
Stava per balzargli addosso quando le voci dei suoi amici impaurirono la bestiola, che saltò nell'acqua andandosi a nascondere tra gli arbusti dello stagno.
-Nee! Michiko-chan!- Akinori sbucò da dietro un cespuglio. -Ti abbiamo portato compagnia!-
-Maledizione, Akinori!- Hikaru si liberò dalla presa dell'amico. -Akahito, lascialo!-
Lo shinigami ubbidì, lasciando andare il ragazzo dai capelli neri, che barcollò un po', candendo a terra terrorizzato.
-Capitano Aizen...- pigolò coprendosi la testa con le mani.
Michiko storse il capo confusa, mollando a terra il suo ombrello e avvicinandosi al povero shinigami. -Ehi, tu.- disse. -Stai bene?-
-Mh.-
La ragazza stava per sottolineare il suo sgarbo in una risposta così vaga quando la ricetrasmittente vibrò e la voce leggera e pacata dell'uomo che vi parlava tornò ad annunciarle i nuovi arrivati.
-Nobile Fujiwara.- sentenziò. -La terza brigata è davanti alla villa, chiede di entrare.-
-Mio Padre?-
-Ha detto che siccome cercano i suoi amici se ne deve occupare lei, signorina.-
-Ok, di loro che li riceverò nella sala da the.-
-Sissignora.-
Allontanò il microfono dalla bocca tornando a guardare i suoi compagni. -Che avete combinato, ragazzi?- chiese curiosa.
-Assolutamente niente!- strillarono inorriditi i gemelli.
Hikaru sospirò rassegnata, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni. -Che è successo, Michiko?-
La shinigami socchiuse gli occhi. -La terza compagnia è qui...e pare stia cercando voi.-



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Karasu No Kasa

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Si morse nervosa le labbra. Un fiore di ciliegio di staccò con coraggio dal ramo su cui era sbocciato, depositandosi pacato ai suoi piedi. I ciliegi erano stranamente in fiore, che cosa orribile.
Tirò su col naso per via della sua allergia ai pollini e si strinse alle maniche del suo kimono fissando tesa il pavimento in legno.
I capitani dei tredici gotei si erano radunati in quella sala in fretta e furia, e ora stavano in piedi in due file ordinate, davanti al più anziano di loro, che sedeva su quello che poteva sembrare un trono.
Lei, invece, era rannicchiata in fondo alla sala, in attesa della sentenza che le avrebbero affibbiato.
-Tamagawa Hikaru.- era la terza volta che il vecchio Yamamoto ripeteva quel nome. Forse aveva deciso cosa dire. -Tamagawa...Hikaru...-
No, non aveva deciso. Che inutile utopia.
-È da tanto che non sento questo nome.- riprese poco dopo lo shinigami. -Tamagawa, se non ricordo male erano morti tutti.-
Uno dei capitani si fece avanti. Era una giovane donna dai capelli neri raccolti in due trecce dietro la schiena. In vita portava un obi giallo legato troppo stretto.
-Il rapporto sulla missione assegnata alla sesta brigata dice con chiarezza che tutti i membri del casato Tamagawa vennero accusati di alto tradimento e giustiziati con la pena capitale come decretato dai 46.- sentenziò con voce ferma.
-Suvvia, Soi Fon.- l'ammonì la voce del capitano Aizen. -Non trovo corretto nei confronti di Hikaru usare certi termini, erano i suoi familiari, dopotutto.-
-Familiari o meno i Tamagawa hanno tradito tutti noi shinigami. Hanno avuto quello che si meritavano!- sbraitò la donna.
-Soi Fon.- sentenziò improvvisamente Yamamoto, in un tono che non ammetteva repliche. -Se il tuo rapporto dice che tutti i Tamagawa sono stati uccisi...come si spiega che questa shinigami appartenga al loro casato?-
Nella sala ritornò il silenzio.
Il capitano Byakuya, che fino a quel momento aveva fissato le sue scarpe come se fossero la cosa più interessante del mondo, alzò il capo, sospirando profondamente prima di parlare.
-Mi sono occupato personalmente della missione affidatami da voi, capitano Yamamoto. Hikaru Tamagawa, figlia di Kyoshi Tamagawa e Kumiko Yamamura risultò scomparsa così come la nobile Rosa Rossa. Furono entrambe decretate decedute dalla camera dei 46.-
-Conosco anch'io gli ordini dei 46. Chi avevi portato con te quella notte?-
-Akinori e Akahito Nakamura, signore.-
Appena finì di pronunciare quei nomi le porte del grande salone si aprirono, lasciando entrare due shinigami praticamente identici dai capelli rossicci.
-Akinori Nakamura!- gridò uno.
-Akahito Nakamura!- continuò l'altro.
-Presenti!- finirono insieme. -Giuriamo di dire la verità e di agire nel nome della ragione e del bene della Soul Society, signore! Quindi ci permetta di intervenire!-
Lo shinigami dai capelli neri si voltò gelido verso i gemelli, che avevano stupito tutti i presenti con la loro entrata in scena. -Non siete stati interpellati.- sentenziò. -Non avreste nemmeno il diritto di stare qui, andatevene.-
-Non così di fretta, Nakamura.- intervenne lo shinigami più anziano. -Avete interrotto una riunione tra capitani, quali sono le vostre intenzioni?-
I due gemelli si voltarono preoccupati verso la loro amica, che, occupata com'era a fissare il tatami, non li aveva degnati di uno sguardo.
-Noi sappiamo perché avete ucciso i Tamagawa.- mormorò Akinori. -Li avete accusati di tradimento perché hanno allevato un hollow...-
Hikaru alzò il capo. Si guardò confusa alle spalle: non c'era nessuno; eppure era sicura di aver udito un sussurro alla parola “hollow”. Ora capiva molte cose, e, prima di tutto, cosa ci faceva un hollow alle sue spalle ventiquattro ore su ventiquattro.
“Sono qui.” la chioma bionda di Kuroiyume fece capolino dalla manica del kimono della ragazza. La sua voce, però, risuonava nella sua testa. Nessuno pareva udire ne vedere il piccolo bambino dai capelli dorati.
Rassicurata dalla presenza dell'hollow, Hikaru, trasse un sospiro di sollievo e tornò a seguire il discorso dei gemelli.
-...Hikaru non farebbe mai del male a noi shinigami!- stava gridando Akahito. -Noi la conosciamo da anni...ha sempre pensato ad allenarsi con la spada e a prepararsi per essere un giorno uno shinigami!-
Yamamoto annuiva piano ad ogni loro affermazione; sembrava che stesse davvero prendendo in considerazione l'opinione dei gemelli, anche se, in quella stanza, sapevano tutti che non era certo così.
-Capisco il vostro punto di vista.- disse alla fine. -Questa ragazza è una vostra amica e le volete bene, però se quello che accadde in passato dovesse ripetersi...-
-Non accadrà.- Hikaru si alzò in piedi guardando per la prima volta il capitano Yamamoto in faccia. -Le prometto...che non accadrà.-
-La tua parola vale ben poco, Tamagawa.-
Il capitano della quinta compagnia abbassò il capo. Stava andando tutto secondo i piani, anzi, era quasi meglio del previsto.
Si schiarì la voce solenne, sorridendo innocente. -Scusate?- chiese. Tutti i presenti si voltarono verso di lui. -Stavo pensando...e davvero sarebbe un pericolo per gli shinigami...perché non farla stare nel mondo reale e affidarle delle missioni semplici come le sepolture?-
Soi Fon deglutì e tornò a gridare come aveva fatto poco prima. -E se dovesse finire come con il capitano Tamagawa?! Se ciò dovesse succedere sarebbe ugualmente rischioso!-
-Sì, me ne rendo conto, capitano...- continuò calmo Aizen. -Ma stavo pensando che Hikaru è pur sempre affiancata dai due gemelli Nakamura, e, se necessario, ho già una persona adatta al compito di sorvegliante.- si voltò verso Yamamoto, che annuì in cenno d'assenso.
Qualche petalo di rosa cadde sul tatami in legno, dopodiché lo shinigami dai capelli biondi comparve nella sua elegante posa.
-Kinosuke è il mio comandante di quarto seggio.- spiegò placato il capitano. -Se dovessi raccomandare qualcuno come capitano lui sarebbe tra i primi candidati.-
-Grazie, Aizen-taichou!- esclamò il giovane con un inchino. -Così mi onora.-
Hikaru abbassò il capo. A dire la verità l'idea che Kinosuke li avrebbe seguiti anche nel mondo reale non la rendeva per niente felice, ma, a quanto pareva, avrebbe dovuto accontentarsi. Dopotutto era sempre meglio di finire giustiziata, no?
Strano ma vero, il capitano Yamamoto pareva quasi convinto.
-Io non sono d'accordo.- sottolineò una voce maschile.
Il capitano della terza compagnia, Ichimaru Gin, si fece avanti tra i presenti, sfoggiando, come al solito, uno dei suoi magnifici sorrisi.
-Trovo che un solo ufficiale, per quanto di alto grado come Hiragawa, non sia sufficiente, nel caso di pericolo...- ghignò. -Propongo di mandare nel mondo reale anche uno dei miei ufficiali, così da poter monitorare meglio la situazione.-
Yamamoto annuì, appoggiando le mani sul suo fido bastone. -E chi avevi in mente, Ichimaru?-
A quelle precise parole le porte si aprirono. Una figura estremamente femminile vestita da shinigami apparve alla soglia.
Era una ragazza dai capelli castani a caschetto tinti di un biondo miele simile a quello di Kinosuke.
-Ohayo!- strillò estasiata alla vista dei capitani. -Satogawa Ai, terzo seggio del terzo Gotei!- esclamò fiera, inchinandosi davanti a Yamamoto.
Il vecchio parve rifletterci un po' su, poi si rivolse ad Hikaru. -Per te va bene, Tamagawa?-
-Sissignore.- rispose sicura lei.
-Beh, allora direi che la questione è risolta. Capitani, grazie dell'attenzione, potete andare.-
Dopo che tutti si furono allontanati anche Hikaru decise di uscire dalla sala, dirigendosi all'aperto.
Mentre procedeva lenta verso la via principale della Seireitei, scortata come al solito dagli shinigami dai capelli rossi, scorse, non lontano dal muro dell'edificio, una chioma di disordinati capelli neri che la guardavano timorosi.
Subito dopo, da quel cespuglio di capelli, uscirono due grandi occhi azzurri, e, successivamente, l'intero volto di Hikaru Matsuura che fissava preoccupato i suoi amici, chiedendo col suo sguardo infantile ed innocente la loro sorte.
La ragazza sorrise serena, sventolando la mano in segno di vittoria.
Quel sorriso così caldo e affettuoso, gli riempì il cuore di felicità, illuminandogli il volto.

Dalla partenza di Hikaru per la Soul Society, avvenuta qualche giorno prima, a Karakura il caldo era raddoppiato, se non di più. Il parco, di solito traboccante di ragazzini che giocavano a pallone, era completamente deserto.
Nessuno aveva il coraggio di uscire di casa se non nelle ore serali, dove le temperature calavano e sulla città si alzava una lieve brezza fresca.
Per le strade non c'era anima viva, se non forse per due passanti, che camminavano lentamente guardando fisso davanti a loro.
La prima, una donna dai capelli neri, vestiva con un kimono ero con dei motivi dorati simili a foglie e fiori. Si sarebbe potuto pensare che quello fosse uno yukata estivo, ma la fascia arancio legata in vita sotto al tradizionale fiocco a farfalla dietro la schiena smentiva quest'ipotesi.
Le mani erano congiunte sulla vita e stringevano un ventaglio di stoffa chiuso.
Dietro di lei camminava una ragazzina mora dai capelli raccolti in due lunghi codini. Indossava uno yukata bianco e giallo con la fascia in vita arancione. Tra le mani stringeva un ombrellino parasole, anche se continuava ad aprirlo e chiuderlo per il piacevole suono che emetteva quando scattava il fermo in cima al manico.
Gli occhi neri come la pece si guardavano intorno allegri, felici di uscire all'aperto dopo tanto tempo.
-Ikuko?- la donna davanti a lei si fermò. -Mi stai ascoltando?-
Le stava parlando già da qualche minuto, ma la bambina si ostinava a non ascoltarla, emozionata com'era dalla grande notizia che le era stata data quella mattina.
-Oh?- esclamò Ikuko sorpresa. -Certo, signora Dante.-
-Bene.-
Continuarono a camminare per qualche minuto, poi, all'improvviso, si fermò. -Siamo arrivate.-
Davanti a loro c'era una casa a due piani con un grande fusuma per entrata. L'insegna sul tetto diceva “Urahara Shoten”.
-Ikuko.- ordinò la donna. -Apri la porta.-
La ragazzina annuì e corse ad aprire il fusuma pronta per fare entrare la sua padrona.
Una voce squillante dall'interno del negozio la fermò. -Spiacente, siamo chiusi!-
-Mi dispiace, Urahara, non siamo venute fin qui per comprare qualcuna delle tue cavolate.- la donna in kimono entrò nell'emporio socchiudendo gli occhi.
Il mercante era stravaccato sul tatami, facendosi aria con il ventaglio.
-Woa!- gridò incredulo. -Da-dante?!-
La donna si accigliò. -Sì, sorpreso di vedermi?-
-No, però...-
-Come promesso, sono venuta a prendere Hikaru.-
Urahara sorrise beffardo da dietro al suo ventaglio. -Ahah, Dante-san, mi spiace per lei! Hikaru-chan non è qui.-
Per un attimo tutto tacque. La donna lo fissò sbigottita per qualche secondo, mentre una goccia di sudore scendeva lentamente sulla fronte del mercante. Sembrava sul punto di scoppiare da un momento all'altro, ma, contrariamente a quello che si sarebbe potuto prevedere, si calmò, e, senza dire una parola, si sedette di fronte al biondo con aria serena.
-Ah, no?- chiese pacata. -E dov'è? Dovrebbe essere in pausa estiva, se non sbaglio.-
-Eh, ha voluto partire...- cominciava seriamente a trovarsi nei guai. Quando avrebbe scoperto dove si era cacciata Hikaru sarebbe sicuramente diventata una belva.
-Bene, i viaggi fanno bene ai giovani. E per dove, se posso chiedere?-
-Ecco...qui sorge un piccolo problema...dunque...come dire...vedi...lei è...-
La porta del magazzino del negozio si aprì lentamente per poi richiudersi sbattendo. Dei passi spediti e leggeri. -Sono tornata!- annunciò una voce.
Un fusuma si aprì.
Una shinigami dai capelli castani tagliati in una pettinatura strettamente maschile entrò nella stanza. Sopra la divisa portava una fascia rossa a cui era legata la zanpakuto, che cadeva dietro la schiena.
In mano teneva una borsa di stoffa su cui era ricamato un mughetto bianco.
Ikuko storse la testa confusa, indicando la nuova arrivata con un dito. -S...shinigami!- gridò.
Urahara non disse nulla, alzandosi dalla sua postazione e raggiungendo la ragazza. -Immaginavo che saresti tornata shinigami una volta tornata laggiù.- sentenziò, coprendosi il volto con il ventaglio.
-To-tornata?!- gridò Dante. -Dì un po', Urahara, non è che l'hai fatta andare alla Soul Society, vero?!-
-Io no di certo!- replicò l'uomo. -È stata lei ad andarci di sua spontanea volontà!-
Hikaru fissava la donna dai capelli corvini che aveva attaccato il mercante poco prima.
La sua immagine e quella donna del quadro continuavano a sovrapporsi nella sua mente, diminuendo rapidamente le poche differenze che le distinguevano.
Il ventaglio che stringeva era lo stesso, rosso sangue dai ricami bianchi. E anche lo sguardo era simile: altezzoso, quasi freddo e perforante.
E poi, all'improvviso, ricordo chi fosse.
-Comandante Rosa.- bisbigliò incredula. Quella figura era stata per tutto quel tempo lontana anni luce dalla sua mente, eppure, appena ne fu rientrata, riacquistò una posizione di assoluto potere in lei.
-Ma guarda.- osservò incuriosita la donna. -Ti ricordi di me, Hikaru?-
-S-sì...io credo di sì...-
Dante sorrise soddisfatta, voltando le spalle alla shinigami e al mercante. -Molto bene, Urahara, io torno a casa.- aprì il ventaglio davanti a lei.
Il biondo deglutì sorpreso. -Non dovevi portarla con te?-
-Perché prendete decisioni in mia assenza?!- replicò Hikaru offesa. Non avrebbe sopportato di andarsene da Karakura. Non in quel momento, almeno.
-Ora che Hika-chan è una shinigami avrai da allenarla, immagino. Sarebbe dura per lei fare avanti e indietro da Shirokawa!-
“Shirokawa...” pensò la ragazza. “Dovrebbe essere il nuovo liceo che frequenterò...”
-Ne riparleremo quando sarai salita di grado, shinigami.- e detto questo se ne andò, trascinandosi dietro la sua piccola assistente dai capelli neri.
Nell'emporio calò il silenzio. Non era un silenzio né di disprezzo né di tristezza, semplicemente i due non avevano nulla da dirsi.
-Sono felice che tu sia tornata.- sussurrò poco dopo il mercante.
-Anche io, Kisuke-san.- lei fece una pausa. -Però...- sibilò. -Mi devi delle spiegazioni!-

Nello stesso istante, dall'altra parte del mondo, il sole cominciava a fare capolino da dietro le cime dei grattacieli che si alzavano appena fuori dalla capitale francese.
Macchine, pullman, bambini che urlavano e correvano coi loro gelati in mano e cani coi loro padroni affollavano le strade e i marciapiedi dei quartieri.
Alcuni gatti si rincorrevano e si mordevano senza troppa cattiveria, graffiando i membri più anziani del loro gruppo e poi scappando da questi ultimi.
Erano appena le sei e già la città aveva preso vita.
Dal finestrino di un taxi giallo, mezza addormentata per via dell'ora, una ragazza osservava la maestosità della famosissima Tour Eiffel che da sempre sorvegliava Parigi.
Gli occhi azzurro cielo erano circondati da un leggero alone viola, probabilmente dovuto alle mancate ore di sonno.
I capelli biondo cenere scendevano fin sotto le spalle, con qualche ciuffo fuori posto. Quella mattina aveva preferito dormire, e, come al solito, aveva fatto tardi e non aveva avuto tempo per prepararsi.
L'autista del taxi frenò bruscamente, annunciando la fine del tragitto.
Lei scese, si fece aiutare a scaricare la valigia bianca dalla vettura e, una volta pagato l'uomo, si avviò spensierata all'entrata dell'aeroporto di Parigi.
“Oggi...è il grande giorno...” pensò, consegnando i documenti alla signorina addetta ai controlli degli imbarchi.
-Dupuis Sophie?- chiese la fanciulla dei controlli. Aveva i capelli rossi raccolti in una crocchia dietro la schiena.
-Oui. C'est moi.- rispose assonnata la ragazza dai capelli biondi.
Fremeva al solo pensiero di lasciare la sua città da sola, senza genitori né amici. Con mani tremanti riprese il passaporto e il biglietto per l'aereo (che fortunatamente era in ritardo) e si diresse verso il luogo indicatole.
Una volta consegnati i bagagli, trovato l'aereo e preso il proprio posto, si rilassò e provò a dormire un po'. Sarebbero passate delle ore prima di arrivare all'aeroporto di Shirokawa.
E lui sarebbe stato lì ad aspettarla.
Dopo anni di distanza avrebbe finalmente potuto riabbracciare il suo amato cugino. E forse, se la fortuna le avesse sorriso, anche il ragazzo che l'aveva fatta innamorare.
Preferì accantonare il ricordo del volto del suo innamorato e concentrarsi soltanto su quello del cugino.
A poco a poco l'oscurità l'avvolse e la fanciulla cadde tra le braccia di Morfeo, dimenticando, anche se per un breve sonnellino, la tanto ambita meta che stava per essere raggiunta.

Buonaseraaaaaaa :aww:
Sono tornata con il decimo capitolo! Sempre dedicato alla Senpai ù.ù *sese*
Non ho voglia di aggiungere altro perché oggi sono in vena [nonostante il caldo] e sento che potrei scrivere anche l'undicesimo *sese*
Quindi mi ritiro ù.ù Ja nee!



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Karasu No Kasa

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-Voglio restare sola.- dopo che la bambina dai capelli castani ebbe pronunciato quella frase le sue corde vocali non emisero più alcun suono.
Se ne stava lì, rannicchiata tra il muro e l'armadio della sua stanza, a fissare il vuoto.
Più i giorni passavano più lei diventava debole, ma non aveva intenzione di mangiare, dato che tutto quello che le veniva offerto andava praticamente buttato.
Trascorreva le sue giornate nel buio più tetro, a volte la si sentiva singhiozzare, a volte piangere e chiamare il nome di suo padre.
Fu così che, intenerito dalle supplichevoli preghiere della bambina, l'ormai ex-capitano della dodicesima compagnia, decise di provare ad avvicinarsi a lei per la prima volta.
Entrò nella sua stanza di soppiatto, portando con se un vassoio di legno carico di dolcetti e leccornie.
-Rosa Rossa mi ha detto che ami i dorayaki.- sussurrò inginocchiandosi vicino a lei. -Sono giorni che non mangi, quanto hai intenzione di andare avanti con questo silenzio?- spinse il vassoio vicino all'armadio.
La bambina non si degnò nemmeno di guardarlo in faccia. -Voglio restare sola.- sibilò. Lanciò una rapida occhiata ai dolci riposti sul vassoio ed il suo stomaco brontolò. Aveva fame, tanta, tanta fame.
-Sei stata portata qui all'improvviso, è normale che tu sia spaventata.- disse pacato l'uomo dai capelli biondi schiacciati in quel buffo cappello da pescatore che portava praticamente sempre. -Però se non mangi morirai.-
Rimasero in silenzio per qualche minuto.
-Signore...- disse la bambina. -Mio padre è morto, non è vero?-
-Sì, è così.-
-L'hanno ucciso gli shinigami, vero?-
-Già.-
-Tu non sembri uno shinigami, quindi posso fidarmi.- allungò una mano sul vassoio, portandosi un dorayaki alla bocca e mangiandolo con piccoli morsi. -Grazie, è delizioso.-


L'orologio dell'emporio segnava appena le otto, eppure quella conversazione le sembrava durare da anni.
Seduti nel retrobottega, il mercante e la sua assistente bevano in silenzio una tazza di limonata accompagnata da dei dorayaki appena sfornati.
Hikaru li adorava. Il loro profumo così intenso e deciso benché il sapore fosse delicato e leggero. Fin da quando era bambina ne aveva mangiati a quintali, forse per imitare il dolcissimo gattone blu che facevano vedere alla televisione, forse perché nell'ora del the non poteva che puntare sui dolcetti che spesso e volentieri accompagnavano la bevanda.
Ne prese in mano uno: era ancora caldo. Gli diede un piccolo morso e subito il sapore del suo ripieno le invase la bocca.
Sul pane tostato c'era la faccia di Doreimon che sorrideva. Urahara le aveva comprato lo stampo quando aveva cominciato a frequentare le elementari.
-Come ti ho già detto...- cominciò d'un tratto il mercante. -Di questa storia ne so quanto te.-
Lei rimase in silenzio a fissare il vassoio di dorayaki che aveva di fronte.
-I Tamagawa furono accusati di aver allevato un Hollow nella loro famiglia e successivamente giustiziati con la pena capitale.-
-Lo so. È per questo che mi hanno mandata qui con dei supervisori. Arriveranno nei prossimi giorni, intanto ci sono Akinori e Akahito.-

Anche nella Seireitei il sole stava per tramontare. Vicino alla Porta della Collina Nera due giovani shinigami di stavano dando il definitivo addio ammirando il romantico panorama degli ultimi raggi solari che illuminavano appena gli immensi prati del Rukongai.
La tenue luce delle lucciole rendeva ancora più magica la scena, mentre i due innamorati si fissavano negli occhi incerti su cosa dirsi.
-Vai...- disse improvvisamente il ragazzo. Un ciuffo di capelli biondi gli copriva quasi del tutto l'occhio sinistro, ma non gli impediva certo di ammirare la bellezza della shinigami che aveva di fronte.
-M-ma Izuru-kun...- bisbigliò timorosa lei. Le sue mani erano congiunte sul grembo, tremavano.
-Zitta...non rendere tutto più doloroso!-
Lui si voltò in preda al dolore. Non poteva sopportare di perdere la sua amata. No, la sua mente non poteva nemmeno concepirlo.
-Izuru-kun!- la shinigami si gettò nelle braccia dell'amato, versando qualche lacrima di disperazione.
-A-ai-chan...-
Piano piano i due visi si avvicinarono l'uno all'altro. Le loro labbra erano vicinissime, stavano per toccarsi. I due giovani amanti stavano ancora una volta per assaporare il gusto dolce che aveva il loro bacio, travolti ancora una volta dalla passione, quando...
-STOP!- Michiko uscì da dietro un cespuglio impugnando una videocamera. -Avanti!- sbraitò. -Non sapete fare di meglio?! Comandante Satogawa! Cerchi di essere più naturale con il luogotenente!-
La ragazza dai capelli castani si girò di scatto sfuggendo al bacio del biondo. -E che colpa ne ho io se Kira è così brutto, scusa?! Non ce la faccio!-
-Uffa! Comandante, cerchi di farselo andare bene! Serve per il mio film!!-
Michiko tirò su col naso innervosita, tornando alla sua postazione dietro al cespuglio.
-Tre...due...uno...ciack! Si gira!-
Sfortunatamente per la piccola erede del casato Fujiwara, quella sera non era tempo di riprese, infatti venne subito interrotta da un urlo acutissimo più associabile alla voce di una donna che di un uomo.
Però, come avrete immaginato, si trattava di un uomo.
I lunghi capelli biondi sciolti svolazzavano liberi al vento, gli occhi blu notte si guardavano intorno vispi come non mai, ammirando il nuovo completo che il loro padrone aveva indossato.
-Come ti sei conciato?- osservò Ai, scrutando da capo a piedi lo shinigami biondo.
Camicia azzurra decorata con dei garofani rossi, pantaloni arancioni a tartarughe marine e infradito di legno. Cappello di paglia e collana di fiori. Gli mancavano soltanto una macchina fotografica al collo e un salvagente rosa sotto il braccio e poi sarebbe sembrato un turista a tutti gli effetti.
-Invidiosa, eh?- rise Kinosuke. -Guardando uno degli ultimi reality usciti sul mondo terreno ho scoperto che questo è uno degli abbigliamenti estivi più quotato tra i giovani ragazzi!- si passò una mano tra i capelli dorati. -Non te lo do neanche se mi preghi in ginocchio.- sibilò alla fine.
-Grazie, ho una reputazione da mantenere.- sottolineò la shinigami dai capelli castani. Raccolse una bottiglietta d'acqua da terra bevendone un sorso.
Sospirando raggiunse la sua borsa dietro il cespuglio. -Mi spiace, Michiko.- disse. -Andremo avanti un'altra volta con le riprese.-
-Non mi dire...- la punzecchiò lo shinigami della quinta brigata. -La signorina so tutto io che è già pronta? Quando hai fatto le valigie? Due settimane fa?-
-Idiota.- lo liquidò l'altra. Si lisciò vanitosa le pieghe della minigonna a scacchi e partì verso la porta della collina, tirandosi dietro la borsa. -Bye, Izuru! Bye, Michiko!-
Il luogotenente scrollò il capo. -Vedi di lavorare, Ai!-
-Sì, sì, fidati!- replicò la ragazza.
Il portone si aprì e i due shinigami lo attraversarono liberando entrambi le farfalle infernali.
Dopo che questo si fu richiuso, nel giardino tornò il silenzio. Michiko osservò rapita il punto in cui era sparito il suo comandante.
Anche lei, un giorno, l'avrebbe raggiunto nel mondo reale.

A qualche di distanza dal ritorno di Hikaru il caldo non aveva ancora accennato a diminuire, nonostante gli ultimi giorni di vacanza fossero volati via in men che non si dica.
Anche le giornate stavano cominciando ad accorciarsi, e, per la prima volta, la ragazza era obbligata a servirsi del treno per arrivare a scuola.
Shirokawa distava un quarto d'ora da Karakura, ed era una città abbastanza grande dotata di aeroporto e stazione.
Il liceo di Shirokawa, quello che avrebbe frequentato, era una scuola molto rinomata in Giappone, e, nonostante la domanda di iscrizione fosse stata tutta una messa in scena di Urahara per farla stabilire da Rosa Rossa, Hikaru era molto orgogliosa di poterla frequentare.
Dopo quel giorno all'emporio, la donna dai capelli neri era tornata spesso a trovarla, assisteva agli allenamenti e cercava, con scarso successo, di insegnarle le buone maniere.
Era abbastanza soddisfatta di come la sua vita stava procedendo: il capitano Aizen le mandava via sms gli ordini e i nuovi incarichi, qualche volta riceveva la visita di Ai e Kinosuke e trascorreva sempre più tempo assieme ai gemelli.
Quella mattina, per esempio, Hikaru si stava preparando per uscire. Aveva appuntamento con i Akinori ed Akahito per andare alla stazione.
Aveva cominciato a frequentare il liceo di Shirokawa dopo la pausa estiva, ma nella sua classe c'era un bel clima, e si era subito ambientata.
Era stranamente una giornata silenziosa e calma, e per la prima volta dopo tanto tempo, l'emporio Urahara giaceva nel silenzio più assoluto.
All'improvviso, uno dei fusuma che separava il negozio dal resto della casa si aprì, lasciando uscire Hikaru, tutta presa a pettinarsi i capelli castani.
Sbadigliando si sistemò meglio il fiocco rosso sotto al colletto della camicia bianca appena lavata, abbottonandosi la giacca nera.
Spiegò con cura la gonna a scacchi e, afferrata la borsa, s'infilò le scarpe da ginnastica e uscì nel giardino, attenta a non svegliare nessuno.
Appena fuori dalla porta c'era un gattone nero che dormiva, raggomitolato su se stesso, apprezzando i caldi raggi solari di quella mattina.
-Oh!- trillò la ragazza. -Signor Yoruichi! Buongiorno!-
Il gatto aprì svogliatamente un occhio, muovendo l'orecchio destro. Alzò il musetto verso Hikaru e miagolò un paio di volte in segno di saluto. Si grattò la testa con la zampa posteriore e indicò la porta dell'emporio, continuando a miagolare.
-Vuole entrare?- Hikaru gli aprì la porta. -Kisuke-san sta ancora dormendo.-
A quelle parole, Yoruichi, storse la testa contrariato e si rimise a sonnecchiare al sole, come per dire: “Lo aspetterò qui.”
La ragazza ridacchiò divertita dai gesti dell'animale e richiuse la porta. -Allora buona giornata!- e si avviò sulla strada.
Passò davanti al quartiere di Sakurabashi, dove andava a giocare da bambina assieme ai gemelli. Il parco Tsubakidai era la loro meta preferita dopo la scuola; vi si fermavano spesso per giocare o combinare qualche guaio.
Anche quella mattina i due giovani shinigami erano lì ad aspettarla, pronti per incamminarsi verso la stazione.
Akinori sedeva sul muretto del parco con le mani nelle tasche della giacca, alternando un suono simile alla tosse con uno starnuto, mentre Akahito parlava al cellulare con qualcuno.
-Ohayo, Hikaru-chan!- strillò quest'ultimo ficcando il telefonino nella borsa del fratello. -Ohayo!-
La ragazza accennò un sorriso. -Buongiorno.- disse.
Il gemello maggiore tossì di nuovo coprendosi la bocca con un fazzoletto. -Maledetta influenza...- borbottò sottovoce. -Sbrighiamoci, altrimenti perderemo il treno.- e detto questo si rimise la borsa tracolla incamminandosi verso la stazione.

Il liceo statale di Shirokawa era una delle scuole più famose e prestigiose del Giappone e vantava tra i suoi allievi alcuni tra i più importanti scienziati della nazione.
Era composto principalmente da tre edifici: la sede principale, dov'erano situati gli uffici, le segreterie e la maggior parte delle classi, la palestra e il padiglione dell'ala est, dove si trovavano altre classi, i laboratori e le aule dei club.
Tutt'attorno c'era il campo sportivo, la piscina e il giardino. Una scuola immensa, insomma.
La mattina tutti i corridoi di tutti gli edifici pullulavano di studenti che, obbligati o di propria iniziativa, cercavano la loro classe per arrivare in tempo alle lezioni.
Tutto si placava qualche minuto dopo il suono della campanella, dove tornava a regnare il silenzio e le uniche persone che si incontravano erano i professori o le segretarie.
Quella mattina, nel corridoio dell'ala nord dell'edificio centrale, a meno di cinque minuti dall'inizio della terza ora (in cui avrebbe dovuto affrontare un'interrogazione di biologia), un ragazzo dai capelli castano chiaro pettinati all'indietro, raccoglieva frettoloso le fotocopie che aveva appena fatto cadere dalle mani di una segretaria.
Pareva essere un normalissimo studente, se non per il suo viso. Lì, dove sarebbero dovuti esserci gli occhi c'era invece una fascia bianca.
Non dava l'aria di essere un non vedente. Praticava sport, partecipava alle gare di pallanuoto, correva e saltava in giro per i corridoi come se niente fosse. E tutto questo senza un bastone o un cane.
-Mi dispiace! Mi dispiace!- continuava a farneticare, raccogliendo i fogli uno dopo l'altro.
La ragazza a cui li aveva fatti cadere sorrise cordiale, recuperandone un po'. -Non ti preoccupare, va pure in classe, qui ci penso io!-
Lui stava per avviarsi, quando, dopo essere stato attento ad allontanarsi abbastanza dalla segretaria, si fermò di colpo, voltando lo sguardo verso le scale. -Mi chiedevo che fine avessi fatto, shinigami.-
Una ragazza dai capelli castani tagliati in una pettinatura strettamente maschile salì velocemente la scalinata che la separava da lui.
Indossava un kimono nero chiuso in vita da un obi bianco. A tracolla portava una fascia rosso sangue alla quale era legata una spada, tenuta dietro la schiena.
-Eh, scusami, Haru...- sbuffò la ragazza, grattandosi perplessa la testa. -Mi hanno chiamata all'improvviso, non potevo mica dire di no...-
-Urahara! Dovresti chiedere al tuo capitano di non affidarti del lavoro da fare durante l'orario scolastico!- la rimproverò l'altro. -Questa è la terza volta in due giorni che salti le lezioni!-
Rimasero un momento in silenzio. In effetti la shinigami sapeva che Haru aveva ragione, ma non poteva di certo andare dal capitano e chiedere un altro favore! Aveva già fatto anche troppo, a cominciare dal suo trasferimento nel mondo terreno che le aveva permesso di frequentare il liceo.
-Il mio gigai che fine ha fatto?- chiese infine la ragazza.
L'amico fece spallucce. -Mi pare sia andato di là...-
-Ma te l'avevo affidato!-
-Hikaru, scherzo.- l'ammonì Haru. -L'ho chiusa nel bagno dei maschi.-
Hikaru sospirò rassegnata. -Idiota, ora come faccio a riprenderla? Che casino...-
Aveva conosciuto Haru il primo giorno di scuola. No, non era il suo vicino di banco (anche se erano nella stessa classe).
Si trovava nel giardino della scuola in missione, quando quel ragazzo non vedente era sbucato fuori da chissà dove e l'aveva letteralmente tagliato a metà con uno shinai del club di kendo. Evidentemente aveva un livello di reiatsu infinitamente superiore a quello di un comune essere umano. Ma non era uno shinigami; almeno, lui lo aveva negato.
E così, da quando erano diventati amici, lui la copriva quando doveva andare in missione.
Era bello, dopotutto, avere degli amici.

Quando quella mattina il professore di biologia entrò in classe tutti gli studenti erano terrorizzati all'idea di poter essere interrogati.
Ma non fu così. Il professore non interrogò nessuno. E un motivo c'era.
-Da questa mattina in poi...- annunciò fiero di se. -Avremo una nuova compagna di classe!-
Tutti i ragazzi smisero di chiacchierare e rivolsero la loro attenzione all'uomo in giacca e cravatta che per tutto l'anno precedente aveva sbraitato per avere un briciolo di partecipazione alle sue lezioni.
-Vieni pure avanti, Sophie!- era stranamente soddisfatto dell'indice di attenzione appena raggiunto.
La porta scorrevole si aprì lentamente, lasciando entrare una bellissima ragazza dai capelli biondo cenere e gli occhi azzurro cielo.
Sorrise cordialmente alla classe, facendo un piccolo inchino in segno di saluto.
-Sophie è arrivata qualche settimana fa dalla Francia...- riprese il professore. -D'ora in poi studierà qui. Vuoi dirci qualcosa tu, Sophie?-
Mentre quest'ultima parlava, in fondo all'aula, due ragazzi si scambiarono un commento sulla novellina della Shirokawa.
-La senti anche tu, Hikaru?- bisbigliò Haru, fingendo di scrivere qualcosa su un foglio di carta a quadretti.
La ragazza deglutì quasi spaventata. -S-sì...- sussurrò impaurita. -Questa qui...ha una reiatsu enorme!-
Lui annuì serio, fissando svogliatamente la sua compagna. -Non credo sia paragonabile a quella di uno di voi shinigami, però...- si fermò alla ricerca dei termini adatti. -...è troppa per quella di un comune essere umano. È persino superiore alla mia.-
Subito dopo, la voce di Sophie si arrestò, annunciando la fine del breve discorso che aveva tenuto.
Eppure le sue labbra si muovevano ancora. Si muovevano mentre i suoi occhi erano fissi su Hikaru.
-Ti ho trovata...shinigami.- sussurrarono gelide.
Lei s'irrigidì. -Che succede Hikaru?- s'informò preoccupato Haru. Aveva imparato ad avvertire gli stati d'animo delle persone a lui vicino.
-Lei...- rispose poco dopo la ragazza. -Sa chi sono.-

Evviva i salti temporaliiiiiiiiiiiiii :D
Ok, la smetto. Comunque, a tempo record eccovi qui il numero undici! *O*
Oddio, oggi son fuori X°D
Spero che questa "nuova arrivata" non mi ammazzi Hikaru.
Lo spero davvero.
...
Seriamente, eh è.é



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Karasu No Kasa

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 14/11/2009, 22:14


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La neve cadeva lenta e regolare sulla capitale francese. I bambini giocavano per strada, facevano pupazzi di neve, bloccavano i passanti per strada per renderli consci della loro gioia e schiamazzavano in giro per la città.
Era ormai Natale, e le strade brulicavano di genitori indaffarati con gli ultimi regali che i figli avrebbero ricevuto qualche giorno dopo.
Tutto sembrava dannatamente allegro, se non fosse stato per quella ed innocua ragazzina che correva disperata, saltando da un tetto all'altro, mettendo in allarme gran parte dei passanti.
D'altronde chi non si spaventerebbe se vedesse una persona saltare dal tetto all'altro?
No, non era pazza, stava solo fuggendo. Già, fuggendo da un hollow che, logicamente, i passanti non potevano vedere.
-Waah!- inciampò nelle stringhe delle sue stesse scarpe, rotolando nella neve che si era depositata sul tetto di una casa nei pressi della maestosa Tour Eiffel. -Lasciami in pace! Lasciami in pace!-
Chiuse gli occhi nel momento in cui l'hollow le sferrò il colpo di grazia, e fu lì che accadde.
Inaspettatamente, la ragazza non subì alcun colpo, ma si sentì uno stridio di lame.
-C-che?!- gridò spaventata. Aprì gli occhi.
Dell'hollow non era praticamente rimasta traccia. Al suo posto, un ragazzo dai capelli rossi che la copriva con un ombrello dalla neve che cadeva più fitta che mai. Il kimono nero da shinigami era totalmente fradicio a causa del tempo, così come il vestito bianco indossato dalla ragazza.
-Mission clear, nee, Sophie?- sussurrò sorridendole.
Lei arrossì fino alla punta dei capelli, coprendosi il volto con le mani. -G-già...- balbettò confusa.
Senza dire nulla i due si presero per mano, incamminandosi verso casa. Le loro mani gelide si scaldarono a vicenda, diventando quasi bollenti, forse a causa dei sentimenti reciproci che l'uno provava verso l'altra.


Quello era il ricordo più bello che aveva e nessuno lo avrebbe rovinato. Nessuno.
L'unica persona che intralciava la sua felicità l'avrebbe raggiunta di li a poco sul terrazzo della scuola. E lei avrebbe chiarito di non volerla avere tra i piedi.
Hikaru Urahara, sedici anni, primo anno al liceo di Shirokawa, corso F. Iscritta al club di kendo e a quello di chimica, nessuna nota di demerito.
Trasferita dal liceo di Karakura dopo la pausa estiva.
La sua principale rivale abitava nella sua stessa città.
Gliene aveva parlato suo cugino qualche giorno prima. Aveva detto esattamente così: “Nakamura? Ora che mi ci fai pensare sono quei due gemelli che girano sempre con Urahara...”
Era palese che avesse un certo tipo di interesse per Akinori, il più carino, nonché più simpatico, tra i due gemelli Nakamura.
Ma non lo avrebbe mai permesso!
La voce della sua nemica la fece sobbalzare. -Dupuis.- la salutò pacata, avvicinandosi con le mani nelle tasche della gonna a pieghe. -Di che volevi parlarmi?-
La bionda sbuffò infastidita dall'atteggiamento poco entusiasta della compagna. -Voglio che tu smetta di frequentare Akinori.- ordinò aspra.
-Chi frequenta chi?- Hikaru si accigliò sorpresa.
Il suo compagno di classe si avvicinò alle due, buttando la borsa per terra e incrociando le mani sul petto. -Non sapevo che tu e Nakamura vi foste fidanzati...- sottolineò un po' offeso. Evidentemente avrebbe voluto essere stato informato subito dell'evento.
-Infatti non lo siamo!- replicò la shinigami. -Vuoi che mi vada a mettere con uno come Akinori?!-
Sophie strinse i pugni per frenare la rabbia. -Non importa che tu lo sia o meno, shinigami!- gridò furibonda. -Ti annienterò e poi mi riprenderò Akinori!-
Sbottonò il polsino della camicia, facendone uscire una catenina d'argento alla quale era legata una croce. Quando quest'ultima cominciò a brillare nelle sue mani comparve un arco gigantesco. Non era solido, sembrava quasi formato da una parte spirituale o da energia pura.
-Haru!- esclamò Hikaru, facendo un gesto con la mano. -Vattene, questa è tutta pazza!-
Ricordava di aver sentito di umani con archi simile a quello, doveva avergliene parlato Urahara...però, come al solito, non lo aveva ascoltato.
-Perché?!- rispose allarmato il ragazzo. -Che è successo?!-
-Arco! Ha un arco! Le è apparso in mano!- la shinigami si guardò attorno alla ricerca della sua borsa. Aveva dimenticato lì le Soul Candy e, ovviamente, senza di quelle non poteva trasformarsi. -Kuroiyume!- chiamò. -Va a prendere le Soul Candy!-
-Subito!- rispose pronto il bambino biondo, apparso da chissà dove. Si mise a gattoni e corse via più veloce della luce, sparendo dietro le scale.
-Un arco?- Haru abbassò il capo pensieroso. -Che Dupuis sia una quincy?-
-C-c-che diavolo è un quincy, Haru?!- Hikaru evitò una freccia saltando dietro alla scalinata che aveva usato per salire, ma subito un'altra venne scagliata nella sua direzione.
Il compagno agitò la mano per nulla preoccupato. -I quincy sono soltanto degli esseri umani che come me sono in grado di percepire gli hollow...ehi, sei ancora intera?-
Si sentì il rumore di una lama. L'enorme alabarda a tre punte della shinigami dai capelli castani era conficcata nel terreno e aveva funto da scudo alla sua padrona.
-Finalmente...Kuroiyume.- sussurrò la ragazza.
La fascia rossa che portava a tracolla era un po' sgualcita, ma non le impediva comunque di apparire con il nobile profilo di uno shinigami.
Alzandosi in piedi pronta a combattere provò una leggera fitta di dolore alla spalla da cui era appena guarita.
Byakuya aveva fatto davvero un bel lavoro nel frantumarle le ossa.
Si grattò la testa sbuffando. -Ehi!- disse, in direzione della quincy. -Chi ti ha detto che io e Akinori stiamo assieme?-
-La signora Himawari della sartoria!-
La signora Himawari era la titolare della sartoria di Karakura ed era famosa in tutto il quartiere per la sua famigerata parlantina.
Ora si spiegavano molte cose.
-Oh...- Hikaru socchiuse gli occhi. -Non devi ascoltarla quella vecchia...lo sanno tutti che si inventa le storie.-
La bionda strabuzzò gli occhi azzurro cielo, abbassando sorpresa l'arco, già pronto per scoccare una nuova freccia. -Quindi...- bisbigliò imbarazzata. -Tu e Akinori-kun non siete fidanzati?-
-Ci è arrivata...- sospirò la shinigami, sigillando la sua zanpakuto e riponendola nel fodero dietro la schiena.
Rimasero un po' in silenzio, guardandosi entrambe la punta delle scarpe. Lo interruppe un frettoloso rumore di passi che si precipitavano su per le scale, accompagnati dalle relative grida di chi stava arrivando.
Due chiome rosso fuoco si precipitarono sulla terrazza, cadendo pesantemente a terra dopo essersi inciampate nelle borsa che Haru aveva lasciato cadere poco prima.
-Kyah!- gridò la prima. -Sophie-chan non ucciderla!- Si rialzò in piedi terrorizzata, correndo verso la bionda. -E' soltanto un'amica!-
Hikaru incrociò le braccia sul petto con fare contrariato. -Beh...- sbuffò, brancando uno dei nuovi arrivati per il colletto della camicia. -Direi che se ancora non ti fidi di me puoi chiedere al diretto interessato...vero Akinori?-
Il rosso deglutì spaventato. -Na-naturalmente, Hika-chan...- sussurrò cercando di mascherare il suo terrore con un sorriso.
Purtroppo per lui, non era mai stato bravo in queste cose. Quando, per esempio, diceva una bugia, bastava guardare la sua espressione smarrita per capire che stesse mentendo.

Una delle prime foglie rossicce che cominciavano ormai ad abbondare sugli alberi si staccò con grazia dal ramo su cui era nata per intraprendere il viaggio che l'avrebbe portata fino a terra, dove, con un po' di fortuna, qualche bambina l'avrebbe raccolta e portata con se, regalandola ai propri genitori o attaccandola al muro con del nastro adesivo.
Ahimè, non fu una bambina a raccoglierla, ma un giovane uomo dai capelli biondo miele, tutto intento a riprodurre su un foglio da disegno il paesaggio quieto e tranquillo del quartiere di Karakura, aiutandosi con un carboncino nero.
Prese tra le mani la foglia, esaminandone le minuziose venature giallastre che la percorrevano in tutta la sua superficie.
La ripose nella sua borsa poco dopo, spostandosi qualche ciuffo biondo dagli occhi blu notte e riprendendo finalmente a disegnare.
Era passato poco più di un mese da quando era andato in missione sulla terra, ma ancora non era successo nulla di particolarmente interessante.
Che noiosi, gli umani.
Ecco cos'aveva imparato. Almeno, nella Seireitei, c'era sempre qualcosa che movimentava la giornata.
Un rumore di passi lo destò dai suoi pensieri così profondi e contorti. Qualcuno era salito sul tetto e si stava avvicinando.
Si voltò.
-Signor Hiragawa!- trillò la voce del mercante vestito di verde. Sorrideva contento come sempre, stringendo tra le mani un vassoio da the. -Gradisce del the nero?-
-No, grazie, Urahara.- rispose quieto lui, socchiudendo leggermente gli occhi. -Gli altri? Sono già arrivati?-
Il volto dell'uomo vestito di verde si fece pensieroso. -Fammi pensare...Hika-chan, i due gemelli, la biondina, Ai-chan...sì, direi che ci sono tutti.-
-Manca solo lei...avrebbe dovuto esserci oggi.-
-Lei chi? Ah! Rosa Rossa...-
Kinosuke annuì triste. -Non ho potuto fare nulla per impedirle di morire, quella notte. Se solo non avessi...-
-Signor Hiragawa, credo che sia meglio se ora raggiunge i ragazzi, di sotto.-
Lo shinigami annuì, saltando giù dal tetto dell'emporio ed entrando nel magazzino dalla porta sul retro.
Erano tutti lì, i suoi compagni, riuniti attorno alla fioca luce di una lampada ad olio. Quattro shinigami e una quincy, che indossava una veste bianca lunga quasi fino ai piedi e dei pantaloni larghi del medesimo colore.
I capelli biondo cenere erano tenuti lontani dalla fronte con un fiocco blu scuro sulla sinistra.
Una quincy...quattro shinigami...una quincy...quattro...?
-Ne manca uno!- protestò il biondo, indicando un punto indefinito davanti a lui. -Dov'è finito quell'imbecille?!-
Hikaru sbuffò infastidita, togliendosi la fascia rossa, lisciandola, e rimettendola a posto. Stava diventando una specie di tic nervoso. -Siamo solo noi, Hiragawa, chi altri deve arrivare?-
Una porta si aprì di scatto, facendo balzare in piedi i gemelli.
Un giovane shinigami dai capelli neri tutti spettinati fece irruzione nel magazzino, inciampando nel gradino della porta e tirandosi dietro la sua zanpakuto.
Appena si rimise in piedi cominciò ad urlare. -Comandante! Scusi il ritardo! Il capitano Aizen aveva bisogno di una mano e...e...- puntò lo sguardo su Hikaru, che guardava sbigottita la scena. -Hikaru! Hikaru!- trillò felice, saltandole letteralmente addosso. -Quanto tempo!-
Lei lo fissò confusa. -Hikaru?- chiese. -Che ci fai tu qui? Non eri alla Soul Society?-
-Mi ha chiamato il comandante Hiragawa, ha detto che era urgente e che necessitava della mia presenza.- spiegò il moro, sedendosi vicino alla sua amica.
Ai, intenta a mangiare un gelato alla fragola, diede un morso al cono, puntandolo poi sullo shinigami biondo. Come lui, appena arrivata, aveva trovato sistemazione da Urahara, con grande dispiacere di Hikaru, che non sopportava avere due “colleghi” così invadenti tra i piedi.
-Allora!- strillò la shinigami. -Di cosa volevi parlarci, Kino-chan?-
Lui sospirò a fondo, incrociando le braccia sul petto. -Chi di voi presenti non ha conosciuto Kumiko Yamamura?-
I gemelli sussultarono strabuzzando gli occhi, confusi. Ai trattenne il respiro per un istante, erano secoli che non udiva quel nome. I due Hikaru rivolsero lo sguardo verso Kinosuke, mentre Sophie si limitò a pigolare un timido “Io”, imbarazzata nell'essere l'unica ad ignorare chi fosse.
Il biondo guardò attentamente il gruppo. -Bene, dato che Sophie non sa di chi stiamo parlando, vi illustrerò brevemente la sua storia.-
La quincy lanciò una rapida occhiata verso Hikaru, accertandosi che non tentasse di avvicinarsi troppo ai due gemelli.
Nonostante quel giorno, sul tetto della scuola, si fossero chiarite, nutriva ancora alcuni sospetti nei suoi confronti e, forse proprio per questo, non riusciva a fidarsi.
-Kumiko Yamamura,- cominciò Kinosuke, girando per la stanza. -Quasi cent'anni fa occupava il ruolo di quinto seggio della quarta brigata.-
Fece una pausa. Aveva preparato quel discorso per anni, aspettando paziente il momento giusto per dare il via al suo piano. In quasi cent'anni aveva indagato, cercato, e, probabilmente trovato, le tracce dell'assassino che aveva ucciso il quinto seggio.
Ora finalmente aveva l'occasione per incastrarlo una volta per tutte.
-Lei...era la madre della qui presente Hikaru.- sussurrò, accennando alla ragazza con il capo. -Ed era una delle persone più pure che io abbia mai conosciuto. Quando la incontrai per la prima volta...-

Era già pomeriggio inoltrato quando un giovane shinigami dai capelli biondi e corti uscì finalmente dalla sua stanza della caserma della quinta compagnia, trascinandosi dietro anche le coperte nelle quali aveva dormito fino ad allora.
Due aloni viola gli circondavano gli occhi, troppo confusi e stanchi per mettere a fuoco la vista del loro padrone.
Stava guardandosi intorno alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti quando una voce terribilmente allegra e fastidiosa lo chiamò.
-Buongiorno!- strillò una ragazza dai biondi capelli lunghi, lasciati cadere dietro la schiena, si avvicinò sorridente allo shinigami, tenendo in mano un plico di documenti. -Lei è il signor Hiragawa, dico bene?-
Lui annuì piano.
-Piacere di conoscerla, mi chiamo Kumiko Yamamura, quinto seggio della quarta brigata. Il capitano Unohana mi ha detto di darle queste pratiche da controllare e poi consegnare al capitano Aizen. La prego di farlo subito, sono della massima importanza.- gliele porse.
-Di che si tratta?- sbadigliò il biondo, cercando di capire cosa vi fosse scritto sopra. -Qualche problema nel quarto gotei, per caso?-
Kumiko scosse la testa, continuando a sorridere. -Assolutamente no, soltanto comuni documenti.-
No, non era possibile. Lo shinigami sfogliò velocemente il plico, tornando poi a guardare la bionda, presa a mettersi in ordine i capelli.
-Da quando in qua i seggi vengono mandati in giro per la Seireitei con dei semplici documenti? Andiamo, di che si tratta?-
-Niente, davvero, signore!- e detto questo si allontanò correndo, rischiando più volte di inciampare nel suo stesso vestito.
Kinosuke rimase immobile a guardarla sparire dietro ad un fusuma, probabilmente la stanza di qualche altro ufficiale a cui doveva assegnare del lavoro.


-La signorina Yamamura veniva spesso nella nostra caserma...- constatò lo shinigami dai capelli neri, rivolgendosi verso Hikaru. -Anche se normalmente i compiti che aveva erano attribuibili a quelli di uno shinigami di basso grado.-
Akinori fece affondare l'ennesima zolletta di zucchero nel suo the, continuando a mescolare. Era davvero troppo acido per i suoi gusti. -Quando ci allenavamo col Maestro lei ci veniva sempre a salutare, e ci cucinava un mucchio di dolci...-
Kinosuke tossì più volte per richiamare a se l'attenzione. Ora che il discorso cominciava a farsi serio si trovava in seria difficoltà su come continuare.
-Credo che tutti voi shinigami qui presenti sappiate come andò a finire.- respirò a fondo per trovare il coraggio e i termini adatti. -Kumiko Yamamura venne assassinata.-
Un silenzio ancora più muto di quello che era aleggiato fino in quel momento scese nella stanza. Tutti si fissavano ammutoliti, cercando negli sguardi altrui un qualche appiglio.
Il biondo chiuse gli occhi solenne, accarezzando con le dita la lama fredda e tagliente della sua zanpakuto, sfoderata sulle ginocchia.
-Il suo assassino...- riprese poi. -...non venne mai scovato, nonostante io e Rosa Rossa, la sua Maestra, continuammo ad indagare in segreto. Ora che Rosa Rossa non c'è più...- abbassò lo sguardo.
La porta del magazzino si aprì lentamente, facendo rientrare il proprietario dell'emporio. Il volto, che sorrideva beffardo, era tutt'altro che rassicurante, tanto che Hikaru era già pronta a bloccare la sua probabile richiesta con un “no!” secco e deciso.
Purtroppo per lei, invece, non si trattava né di una richiesta, né di una frase rivolta a lei.
-Signor Hiragawa, c'è una visita per lei!- trillò allegro il mercante.
-Una visita?- chiese quasi confuso il biondo.
Un ragazzo dai capelli castani entrò nella stanza, facendosi strada con un bastone di legno. I suoi occhi erano coperti da una benda bianca.
-Ha-haru!- strillò Hikaru. -Che ci fai qui?!-
Lui sembrò non sentire la sua amica parlare, continuando a fissare un punto indefinito dietro di se. -Vieni pure avanti, sorellina!-
Una bambina mora dai capelli raccolti in due grandi codini e vestita da uno yukata verde entrò nella stanza, aprendo la porta ad una bellissima donna dai capelli neri.
Questa fissò altezzosa il gruppo, aprendo all'improvviso il ventaglio e cominciando a farsi aria sul viso.
-Vedo che hai ancora in testa la vendetta, Kinosuke.- sentenziò acida, guardando il biondo attraverso la stoffa rossa del ventaglio.
Lui, sentendo quella voce, non aveva ancora avuto il coraggio di voltarsi. Qualche goccia di sudore solcava il suo volto in preda alla confusione.
-Ro...Rosa...- balbettò, trovando finalmente la forza per guardare alle sue spalle. -Rosa Rossa! Sei...-
-Sono...?- incalzò accigliata lei. -Viva? Sì, mai stata più viva di così! Lieta di ritrovarti, Hiragawa Kinosuke!-

RITARDO IMMANE! Gomen! *si sente un'idiota*
Non avevo ispirazione! *see*
D'ora in poi prometto di essere più veloce! ç_ç
Gomen!! :tears:



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view post Posted on 12/9/2009, 22:12P_QUOTE
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Karasu No Kasa

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Quella era una giornata particolarmente tetra e buia. Prima di tutto perché era una di quelle rare giornate di pioggia che vi erano alla Soul Society.
Le nuvole grigie si erano improvvisamente raggruppate e avevano dato il via ad un acquazzone coi fiocchi.
Insieme alla pioggia che scendeva lenta e silenziosa sulla Seireitei, vi era però, anche il lutto per la perdita di uno dei più noti shinigami del dodicesimo gotei: il terzo seggio.
Uno in particolare soffriva quella sera, mischiando le sue lacrime alla pioggia che ticchettava sul tetto.
Pensava, cercava di riflettere a mente lucida, ma non riusciva a concepire l'idea di aver perso Rosa Rossa. Stava lì a bagnarsi sotto la pioggia fredda quando qualcuno, senza preavviso, lo coprì con un ombrello di legno.
-Ti prenderai un raffreddore a startene qui sotto la pioggia, Kinosuke.-
Il biondo alzò appena lo sguardo verso il nuovo arrivato, per poi riabbassarlo e tornare a guardarsi le punte delle scarpe.
Lo shinigami che reggeva l'ombrello sospirò quasi rassegnato e si sedette accanto al suo sottoposto, infilando la mano libera nella tasca del mantello bianco che indossava.
Guardò Kinosuke attraverso le lenti dei suoi occhiali. In quasi cinquant'anni di lavoro non l'aveva mai visto ridotto in quello stato pietoso. Mai, nemmeno dopo la più sanguinosa delle battaglie.
-L'hanno cercata per tutta la Soul Society e anche sulla terra, non ne hanno trovata traccia.- sussurrò quasi dispiaciuto. -Il suo reiatsu è svanito nel nulla.-
Il quarto seggio tirò su col naso, stringendosi al riparo sotto l'ombrello. -So cos'è successo, io c'ero.- affermò con un bisbiglio. -Prima Kumiko-san...adesso lei...-
-Sono sicuro che Rosa Rossa non avrebbe voluto vederti in questo stato, vieni, ho chiesto ad Hinamori di preparare del the...-
-Capitano, lei pensa che sia stupido piangere?-
Lo shinigami dai capelli castani ci pensò un po' su, pulendosi gli occhiali in un lembo del mantello bianco. -Non ne ho idea, ma c'è chi afferma che la pioggia non serva ad altro che a permettere ad un uomo di camminare a testa alta con il viso coperto di lacrime. Penso sia una cosa giusta.- fece una breve pausa. -E' anche vero però che gli uomini che piangono sono considerati stupidi. Non so che dirti, pensaci, e quando sei arrivato ad una soluzione vieni di sotto, ti faccio mettere da parte una tazza di the, ok?-
Kinosuke lo lasciò allontanare stringendosi al manico dell'ombrello che il suo capitano gli aveva lasciato. Quando questo fu abbastanza lontano da non udire più la sua voce mormorò un timido “grazie”, volgendo lo sguardo verso il cielo.
“Buffo.” pensò. Gli era venuta quasi voglia di sorridere. “Piove, eppure il cielo è diventato sereno. Riesco perfino a vedere le stelle.”


-Rosa Rossa! Sei...-
-Sono...?- incalzò accigliata la donna dal kimono rosso. -Viva? Sì, mai stata più viva di così! Lieta di ritrovarti, Hiragawa Kinosuke!-
Nella stanza calò il silenzio più assoluto. Hikaru si spostò un ciuffo di capelli castani dal viso, su cui era improvvisamente sceso un sorrisetto soddisfatto.
Lei e Urahara avevano lavorato sodo per tenere nascosta Rosa Rossa al quarto seggio, in modo da fargli una bella sorpresa alla fine.
Del resto, l'ex shinigami non aveva avuto nulla da ridire, presa com'era con il suo lavoro a Shirokawa.
Ora, in quel momento, sarebbe stato più che ovvio un abbraccio, invece Kinosuke si inginocchiò dinanzi alla donna, abbassando il capo.
-Chiedo perdono per non esserle stato accanto come avrei voluto.- sussurrò serio. -Le prometto che la prossima volta non mi farò prendere da simili distrazioni.-
Dante sorrise dietro il suo ventaglio, sedendosi vicino al gruppo, seguita dai suoi due sottoposti.
-Scemo!- rise. -Sono passati quasi cent'anni e mi chiedi scusa ora?! Avanti, continua il tuo discorso, non ho tutto il giorno.-
Kinosuke arrossì un po' sulle guance tornando poi al colorito roseo che aveva prima di impallidire di fronte all'ex shinigami. Fece due colpi di tosse per riprendere il discorso.
-Dunque, stavo dicendo...qualche tempo fa, quando Hikaru si rifece viva nella Soul Society, pensai che con lei potevo creare un gruppo di ricerche per tornare ad indagare.- si avvicinò alla shinigami dai capelli castani, tendendole la mano. -Allora, ci stai, Tamagawa?- trillò felice.
Hikaru socchiuse gli occhi sbuffando. Non sapeva davvero cosa rispondere, così si prese un minuto comodo per pensarci sopra. Valutò attentamente la soluzione, scrollando il capo più volte. Che fare?
Alla fine, esasperata da tutto quel pensare, proferì parola.
-Senti.- dichiarò. -Non ho memoria dei miei e non credo di averne mai avuta, però da quel che dici mia madre era una brava persona, che non meritava di morire. Non importa chi sia, ha subito un'ingiusta sorte. Ti aiuterò a vendicarla, se è questo che vuoi.- gli strinse la mano.
Il biondo allargò il suo sorriso. -Grazie.- bisbigliò. -Grazie di cuore, Hika-chan!-
Le saltò letteralmente addosso, stritolandola in un abbraccio.
-Co-cos'è tutta questa confidenza adesso?!- gridò innervosita lei, cercando di sottrarsi alla stretta.
I due gemelli erano già pronti a sguainare le spade e a saltare addosso allo shinigami dai capelli color miele, ma fortunatamente Ai scattò in piedi in tempo per fermarli con un gesto della mano.
-Fermi voi due.- sibilò sorridendo. -Altrimenti vi taglio a fettine.- e indicò con un cenno della testa al guanto di ferro che indossava.
Era raro vedere la shinigami portare i guanti di ferro al di fuori di una battaglia, il che dava da pensare.
Quello era il paio che era solita usare durante gli scontri più duri, e si diceva fosse tessuto con del filo ricavato dal ferro stesso. Servivano a sopportare il vento che si alzava al rilascio della zanpakuto, capace di portare via chiunque non si sottrasse alla sua forza.
E fu proprio per la paura di essere portati via dal vento che i due gemelli si risedettero a terra mugugnando qualche piccolo lamento.
-Dunque!- trillò entusiasta il biondo. -A questo punto non resta che illustrare il nostro schema d'azione!-
I due Hikaru storsero il capo. -Eh?- chiesero in coro.
Kinosuke alzò il pollice con fare sicuro. -Fonderemo un gruppo! Io sarò il capitano, e il nome sarà...-
-...Gruppo guidato da un idiota?- suggerì Akinori.
-No!- il biondo sospirò a fondo, pettinandosi all'indietro i capelli. -Il nome sarà...diciassettesima compagnia!-
Nella stanza piombò il silenzio.
-Ma il diciassette non porta sfortuna?- chiese poi Hikaru. Era fin troppo superstiziosa.
-Non dire sciocchezze!- la liquidò il nuovo capitano. -Il diciassette è fortunatissimo! Andiamo, luogotenente!- allungò di nuovo la mano verso la shinigami dai capelli castani.
Lei lo fissò confusa, mandando giù un po' di saliva. -Luogotenente?- s'informò. Aveva paura della risposta.
-Sì, Luogotenente!- trillò di nuovo Kinosuke. -Ci stai?-
-Ci sto.-
Dante, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, mosse lentamente il suo ventaglio assottigliando malignamente gli occhi.
“E così alla fine ci sei riuscito, eh?” pensò ghignando. “Dubito che i tuoi piani riusciranno ad intralciare i suoi, Hiragawa Kinosuke, ma le cose cominciano a farsi interessanti. Con Tamagawa dalla tua parte potresti diventare un nemico temibile persino per lui. Ti auguro che il diciassette sia davvero un numero fortunato.”


7 Luglio.
Era passato quasi un anno da quando una nuova shinigami era giunta alla Seireitei in compagnia dei due giovani gemelli dai capelli rossi.
A villa Kuchiki il sole era appena sorto, deliziando ancora una volta tutti i presenti con qualche caldo raggio.
Peccato che, di presenti, a quell'ora di mattina ce ne fossero pochi.
Tutto taceva nel più assoluto silenzio, quasi l'elegante tenuta fosse disabitata. Nemmeno un membro del clan si aggirava per i corridoi, nemmeno uno shinigami si preparava ad una dura giornata lavorativa, nemmeno un certo capitano dai lunghi capelli neri beveva un the in compagnia del lontano rumore dell'acqua dello stagno.
D'un tratto, quasi si volesse davvero distruggere quel delicato e fantastico equilibrio che si era venuto a creare, un fusuma del corridoio si aprì violentemente, lasciando uscire una ragazzina dai capelli castani che strisciò fino al cortile, allacciandosi gli hakama neri tirandosi ancora dietro la coperta nella quale aveva dormito.
Due profonde occhiaie viola le circondavano gli occhi: quella notte aveva di nuovo giocato troppo al computer.
Sbadigliando, si infilò la giacca della divisa, pettinandosi i capelli con le mani.
-Nyah, che sonno...- brontolò confusa. Sospirando si alzò in piedi, saltellando prima su un piede e poi sull'altro per ritrovare l'equilibrio. Quando constatò che i suoi riflessi erano tornati ormai quelli di sempre accennò ad un sorrisetto soddisfatto e si precipitò nella stanza da cui era uscita.
Scrollò il cumulo di coperte in cui avrebbe dovuto dormire il suo migliore amico. -Ikamono-san! Sveglia!- provò a svegliarlo per qualche minuto, e, abbandonata la causa, si diresse subito verso il cortile principale.
In tutti quegli anni che aveva passato come ospite nel casato Kuchiki aveva imparato che là dove Byakuya Kuchiki faceva colazione vi erano sia the che pasticcini caldi, indi per cui alzarsi alle sei del mattino, alla villa, aveva un significato più che logico.
Attraversò contenta il prato, spiccando un leggero balzo in avanti ed atterrando finalmente vicino al capofamiglia.
-Ohayo!- trillò felice, muovendo leggermente il capo verso sinistra.
Lui la guardò dall'altro in basso, assaporando a fondo la sua tazza di the. -Buongiorno, giovane Fujiwara. Hai dormito bene?-
Lei annuì, abbuffandosi con i biscotti al cioccolato. -Mh! Mh! Sì! Troppo poco ma bene!- rubò la tazza di the che il capitano teneva tra le mani, tracannandola tutta d'un fiato. -Ah! Delizioso! Grazie della colazione, a dopo signor Cugino!- e detto questo, senza nemmeno lasciare all'altro il tempo per ribattere, Michiko uscì di corsa dalla Villa, diretta nella caserma della quinta compagnia.
Quel giorno, dopo quasi due mesi di assenza, Urahara Hikaru faceva finalmente il suo ritorno nella Seireitei.
Dopo mesi avrebbe rivisto la sua amica. Non le era permesso lasciare la Soul Society, il capitano Ichimaru la considerava ancora troppo inesperta per quel tipo di missioni, così le venivano affidate mansioni semplici e chiare.
Aveva una valanga di cose da raccontarle e...
-Fujiwara-san!-
Era così immersa nei suoi pensieri che non si accorse del capitano che in quel momento si affrettava ad uscire dalla caserma armato di un plico di fogli e documenti impilati uno sopra l'altro.
-Nyah!- strillò spaventata, saltando all'indietro e atterrando su un muretto. -Capitano Aizen!-
Fissò lo shinigami steso per terra coperto di fogli rialzarsi e aggiustarsi gli occhiali sul naso, confuso.
-Fu-Fujiwara-san!- esclamò allarmato l'uomo, guardandola dal basso del viale. -Stai bene?!-
-Nyah, Nyah...- lo ammonì lei. Sventolò una mano con fare rassegnato. -Tutto ok, tutto ok.-
Si fissarono in silenzio per quasi cinque minuti. Lei aveva sempre provato un certo disprezzo per Aizen, non sapeva da cosa derivava, ma non riusciva proprio a prenderlo in simpatia, forse, pensava, dipendeva dal fatto che lo considerasse come una specie di essere insignificante. Sì, doveva essere così.
Era quasi una sfida, una sfida a chi distogliesse prima lo sguardo dall'avversario. E lei non avrebbe perso.
Non avrebbe perso se uno shinigami dai capelli neri non le fosse piombato addosso all'improvviso urlando a squarciagola.
-Maledizioneeeeeeeee!- strillò, piombando sul viale e trascinando con se Michiko, alla quale si era appeso per frenare la caduta.
-Che succede Hikaru?!- esclamò Aizen preoccupato. Effettivamente vedere un proprio sottoposto cadere dal cielo non è il massimo.
-Sta arrivando! Sta arrivando!- gridava spaventato lo shinigami, spalancando le braccia con fare isterico.
Un grido annunciò che presto dal cielo sarebbe caduto anche qualcun altro. Hikaru correva terrorizzato su e giù per il viale con le braccia aperte urlando di aiutarlo.
Proprio mentre la shinigami che cadeva dal cielo stava per schiantarsi a terra un leggero vento cominciò a soffiare, trasportando con se dei petali di rosa rossa.
-Olé!- un giovane dai capelli biondi entrò in scena in tempo per accogliere tra le sue braccia la Luogotenente della quinta brigata, Hinamori Momo, che aveva seguito il suo sottoposto, trovando in quella singolare situazione di caduta dal cielo. -Ho salvato la donzella!- strillò estasiato.
-Quarto seggio!- pigolò la shinigami.
-Wah! Signorina Hinamori!- gridò esasperato Hikaru.
Michiko sospirò rassegnata, aprendo il suo ombrello nero per ripararsi dal sole che cominciava a splendere in cielo. Strinse le dita intorno al manico di legno dell'oggetto, chiudendo stanca gli occhi.
Doveva dormire.
-Ah! Hikaru! Hikaru!!-
L'acuta voce dello shinigami dai capelli neri la riportò alla realtà, facendola quasi inciampare nei suoi stessi passi.
Richiuse l'ombrello con un gesto della mano, riponendolo al suo posto, sotto la cintura degli hakama.
Lì dove fino a poco fa c'erano i due shinigami caduti dal cielo adesso c'era anche una nuova arrivata: un'altra shinigami dai capelli castani.
Sembrava diversa dall'ultima volta che Michiko l'aveva incontrata. I capelli erano più lunghi, anche se di poco, e ora stavano raccolti in un codino dietro il capo, legati con un nastro bianco ornato da dei campanellini.
Stringeva un pacco di vecchi libri abbastanza usurati dai quali uscivano fogli scarabocchiati e segnalibri colorati. A tracolla portava una borsa bianca e anche la fascia rossa alla quale era legata la zanpakuto era stata rinnovata; ora su di essa vi spiccava lo stemma della quinta compagnia.
-Hikaru!- strillò felice Michiko, facendo un balzo di gioia. -Quanto tempo!-
La shinigami sorrise imbarazzata. -Ehilà, Michiko!- esclamò. -Come va? Oh!- si voltò verso il suo capitano, che se ne stava li a braccia conserte fissando la sua sottoposta. -Le ho portato i testi che mi aveva chiesto!- e gli consegnò tutti i libri. -Ho segnato le pagine che potrebbero interessarla, capitano.-
-Oh, ti ringrazio, Hikaru.- rispose educato Aizen, prendendo i volumi. -Suppongo tu li rivoglia indietro; quanto posso tenerli?-
-Non c'è problema, sono appena iniziate le vacanze estive!- affermò lei. -Li tenga pure quanto le pare e piace.- si rivoltò verso Michiko. -Stasera ti unisci a noi con i festeggiamenti, Michiko?- chiese, accennando alla borsa bianca.
La shinigami storse il capo confusa. -Cosa si festeggia?-
Tutti i presenti strabuzzarono gli occhi increduli. Kinosuke sbatté più volte le palpebre confuso da tanta ignoranza e, depositata a terra la dolce donzella appena salvata, balzò in avanti in direzione di Michiko.
-Mio dolce bocciolo di rosa...- cominciò con fare teatrale. -...è mai possibile che tu non conosca la romantica storia del Tanabata?- lei scosse la testa. -Come no?!-
-Nyah, ti ho detto che non la conosco!-
-Accidenti, è impossibile che tu non la conosca!-
La shinigami scrollò veloce il capo. -Nyah, smettila di lagnarti e raccontamela!-
Kinosuke sospirò a fondo, cercando con lo sguardo i suoi compagni. Fece un breve ordine mentale nella sua testa, trovando i termini giusti per cominciare a raccontare.
-Dunque...- disse solenne. -Devi sapere che secondo un'antica leggenda, nel cielo, tanto tempo fa, vivevano due giovani: il pastore Hikoboshi e la dea Orihime, che si innamorarono e, tenendo nascosto tutto ai genitori, si sposarono avendo due figli.
Quando il padre di Orihime venne a conoscenza dell'accaduto allontanò i due sposi, riconducendo la figlia nella terra degli dei.
In seguito, per evitare che i due si ricongiungessero, creò un fiume celeste, la Via Lattea
Hikoboshi e Orihime ne soffrirono moltissimo e alla fine il padre di Orihime finì commosso dalle tante lacrime e fece in modo che potessero rincontrarsi, ma solamente una volta l'anno, ossia la settima notte del settimo mese.
In quest'occasione si usa andare sulle rive del fiume indossando abiti tradizionali come lo yukata per guardare i fuochi artificiali. Hai capito ora?-
Hikaru si schiarì la voce, passandosi una mano tra i capelli color carbone. -Si usa anche esprimere il proprio desiderio scrivendolo su un tanzaku arrotolato su una pianta di bambù. Oggi è il sette luglio, così abbiamo deciso di festeggiare il Tanabata tutti insieme, ti unisci a noi?-



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Karasu No Kasa

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La ragazzina dai capelli castano chiaro tagliati a caschetto guardò furibonda il dango dal colorito roseo adagiato per terra venire calpestato dalla folla del Tanabata.
In mano stringeva ancora lo spiedo. Che orrore.
L'aveva lasciato apposta per ultimo, il rosa era il suo colore preferito!
Abbassò lo sguardo distrutta, lasciando cadere il bastoncino di legno per terra. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
-Ai-chan!- la chiamò una voce. Lei si voltò . -Ai-chan! Che ci fai qui?!-
Una ragazza dai capelli sul biondo scuro le si avvicinò preoccupata, fissandola dai suoi enormi occhi azzurri. Le mani erano congiunte in vita, e accarezzavano lo yukata rosso che indossava con fare raffinato. Dopotutto quello era l'abito migliore che aveva.
-Ai-chan, stai bene?-
La bambina indicò il suo dango. -Sorella...è caduto!-
Stava per scoppiare a piangere di nuovo quando la ragazza le accarezzò con fare affettuoso il capo. -Ai-chan, hai già scritto il tanzaku?- Ai scosse la testa. -Guarda...ne ho portati due! Uno per me e uno per te. Tieni!-
Il tanzaku era piccolo, un po' stropicciato e usurato, ma la carta era di un bel rosa acceso. Ai lo prese tra le mani incantata, pensando a cosa avrebbe potuto scriverci sopra.
-Trovato!- strillò alla fine, usando la penna che teneva nascosta nella borsetta per scrivere la sua richiesta. Tutta contenta saltellò fino all'albero di bambù e vi appese il tanzaku, aspettando che sua sorella facesse lo stesso.
-Che cos'hai desiderato, Sorella?-
-Mh...un bel vestito nuovo! E tu, Ai-chan?-
La bambina ridacchiò. -Io ho desiderato...-
I due tanzaku erano appena stati appesi quando una voce le fece sobbalzare.
-Ai-chan! Rangiku-san!- un ragazzo dai capelli argentati ed il volto perennemente acceso in un sorriso le raggiunse sventolando la mano. Reggeva una borsa di plastica dall'aria abbastanza pesante. Lo consegnò alla bambina dai capelli castani. -Buon Tanabata, Ai-chan!-
La piccola strabuzzò gli occhi rubando il sacchetto e sbirciandovi all'interno. Quella che vi trovò fu una piacevole sorpresa.
-Yay!- strillò. -Allora il tanzaku ha funzionato!!- estrasse dalla borsa qualche dango, ingoiandolo senza nemmeno masticarlo.
Mentre il ragazzo cercava disperatamente di far masticare i dolcetti alla bambina Rangiku si voltò verso l'albero di bambù a cui avevano appeso i loro desideri.
Un tanzaku rosa era caduto per terra. Perplessa lo raccolse. Il desiderio era scritto a chiare lettere: “Voglio che Gin mi porti tanti dango!”
Si voltò sgomentata verso i due amici. Che quei vecchi pezzi di carta funzionassero sul serio?


Il terzo seggio della terza brigata si raccolse sospirando i capelli castani in una crocchia dietro la testa, decorandoli infine con un fiore bianco.
Si lisciò serena le pieghe dello yukata bianco a fiori rossi: era davvero magnifico. Erano anni ormai che lo disotterrava dalla sua pila di scatoloni che le fungeva da armadio, eppure era sempre perfetto.
Lasciò che alcune punte bionde le toccassero le spalle: ora era davvero pronta. Prese ventaglio e borsa e, infilati i sandali neri, si avviò per il cortile della brigata.
L'aria era fresca, nonostante le cicale cantassero ancora. Non era ancora buio, per fortuna, poteva ancora vedere dove stesse andando.
Un gruppo di suoi sottoposti la fissò incantato mentre passeggiava nel giardino. Sorrise maliziosa; adorava mettersi in mostra.
Uscì dalla caserma e si diresse verso la decima brigata, inciampando praticamente ogni tre passi nel suo stesso vestito.

A qualche metro di distanza, intanto, due giovani shinigami camminavano mano nella mano, senza osare guardarsi in faccia, forse troppo imbarazzati dal gesto di affetto che erano stati obbligati a compiere.
La prima, capelli castani con due ciuffi colorati di argento, indossava uno yukata color oro, decorato con dei motivi orientali scuri e da una fascia rossa in vita.
Il secondo, capelli neri cosparsi di gel, occhiali e un'espressione di assoluto disagio. Indossava un abito nero con i tradizionali sandali.
-Nyah, Ikamono!- cominciò la ragazzina, sbuffando infastidita da quel silenzio che durava ormai da ore. -Raggiungiamo gli altri?-
Lo shinigami deglutì, visibilmente a disagio da quella situazione. -Ehm, ok...-
-Hikaru-san torna qui raramente, ormai, vorrei stare un po' con lei.-

-Male.- lo shinigami dai capelli neri calpestò timidamente un ramo spinato, scavalcandone la pianta e tornando sul sentiero. -Finiremo male...molto...molto...molto...- respirò a fondo. -... male.- sentenziò, spezzando qualche arbusto che gli impediva il passaggio. -Vedrete! Il capitano Aizen ci beccherà e...e...e...-
-...E ti rinchiuderà per sempre nella malvagia torre del drago rosa.- tagliò corto il suo compagno.
Era arcistufo di sentire Hikaru lagnarsi. Stava seriamente prendendo in considerazione l'idea di togliersi l'obi dallo yukata e farglielo ingoiare. Purtroppo, però, il loro capogruppo non glielo avrebbe mai permesso.
-Silenzio voi due.- li rimproverò una ragazza dai capelli castani.
-Ma ma ma ma Hika-chaaaan!- si lamentò Akahito. -Almeno possiamo sapere dove stiamo andando? Ci staranno cercando tutti, al tanabata...-
La shinigami si fermò di colpo, stringendosi alle maniche dello yukata. Era vero, era tornata apposta per stare con i suoi compagni il giorno del tanabata e improvvisamente si era trovata in quella situazione. Beh, ormai era tardi per tornare indietro, ma almeno avrebbe dovuto mettere al corrente i suoi due accompagnatori della violazione che stavano per compiere.
-Akahito.- sussurrò. -Ti ricordi quando il capitano Kuchiki mi parlò della residenza dei Tamagawa?-
Il ragazzo deglutì. -S-sì.-
-Due giorni fa sono stata a Shirokawa, e ho incontrato Rosa Rossa. Mi ha rivelato l'esatta posizione della residenza dei Tamagawa. Ora so dove si trova la mia vecchia casa.- proseguì lei. -Ho pensato che ispezionarla potrebbe essere utile per...sì, per trovare qualcosa di interessante per...per trovare il suo assassino e...- abbassò lo sguardo.
Akahito sorrise. -Ho capito, Hika-chan!- disse pacato. -Allora andiamo.-
Raggiunsero la residenza dopo qualche minuto di marcia tra gli alberi.
Era una grande villa in stile orientale, con tanto di veranda in legno e laghetto nel giardino.
Le finestre e le porte erano sbarrate da pesanti assi di legno, qualche pezzo d'avanzo giaceva accumulato vicino ad un muretto.
Tutto sembrava fermo ed immobile, assorto in un infinito sogno.
I tre ragazzi si incollarono al pesante cancello di ferro arrugginito che ostruiva loro il passaggio, terribilmente incantati da quella magica visione.
-Questo posto...me lo ricordo.- bisbigliò Akahito, sbattendo più volte le palpebre. -Venivamo spesso qui...-
Lo shinigami dai capelli neri guardò confuso il cancello, traendo un sospiro di sollievo. -Beh, il cancello è chiuso, quindi direi che si potrebbe anche tornare indietro...-
Stava per voltarsi e tornare verso casa quando si accorse che i suoi due compagni erano già dall'altra parte dell'ostacolo.
Un po' goffamente e con qualche piccola difficoltà, anche Hikaru riuscì a scavalcare il cancello, cadendo con un tonfo a terra, ma cominciando subito a correre in direzione dei due shinigami.
Akahito e Hikaru si erano fermati davanti al portone principale, bloccato da una pesante asse di legno.
-Bene.- disse la ragazza, rimboccandosi le maniche dello yukata. -Hikaru, Akahito, aiutatemi.- Insieme staccarono l'asse dal muro, buttandola a terra. -Kuroiyume,- ordinò subito dopo Hikaru. -La chiave.-
Improvvisamente, il bambino biondo ricomparve impugnando una chiave dorata, che infilò serio nella serratura del portone.
Lentamente la chiave girò, emettendo un cigolio sinistro, ma con un altro piccolo sforzo la porta si aprì.
La stanza che si presentò davanti ai ragazzi era così buia da non poter nemmeno vedere dove finisse.
-Pensate che ci siano i Makkurokurosuke?- balbettò timoroso lo shinigami dai capelli neri, stringendosi dietro la sua amica.
Kuroiyume inarcò un sopracciglio perplesso, rimettendo la chiave a posto nella sua borsa.
Hikaru tirò su col naso, facendosi coraggio. -No,- lo tranquillizzò. -E comunque si vedono quando dalla luce si passa al buio, ma qui fuori è sera, non c'è luce.-
Akahito sospirò. -Peccato, ho lasciato Atarasiitsuki alla caserma...poteva essere utile.-
In effetti nessuno di loro aveva con se la propria zanpakuto. Rimasero fermi davanti all'ingresso, incerti sul da farsi.
-Sentite,- cominciò subito dopo Hikaru. -Io entro. Se siete con me seguitemi!-
Stava per mettere piede in quella che cent'anni prima era stata casa sua quando una voce la fermò.
-Aspetta, Hikaru.- bisbigliò Kuroiyume. Sta arrivando qualcuno.- annuì piano, sparendo tra i capelli della sua padrona.
-Eh?-
-Io non lo farei se fossi in te, piccola shinigami!-
I ragazzi si voltarono.
Una giovane donna dai capelli castani lunghi e lisci, andavano a coprirle parzialmente l'occhio destro. Dalla divisa nera si intuiva che fosse anche lei uno shinigami, ma il mantello bianco fermato in vita da una fascia rossa, assieme al suo portamento elegante, la faceva sembrare più simile ad un capitano.
Non aveva con se una zanpakuto, ma i graffi e i calli che tempestavano le sue mani fasciate portavano subito a pensare ad estenuanti allenamenti con un'arma da taglio.
I tre shinigami rimasero a guardarla stupiti.
Lei arrossì vistosamente, grattandosi il capo. -E-ehm, non guardatemi così, dai! Mi mettete in imbarazzo!-
Akahito storse il capo incerto. Era sicuro di non averla mai vista prima. -Chi siete?- chiese brusco. -Un capitano? A quale brigata appartenete? Da quando tempo siete qui nella Seireitei?-
La donna socchiuse gli occhi. -Cos'è questo, un terzo grado?- rispose, forse un po' offesa. Tossì un paio di volte con fare diplomatico. -In quanto capitano delle forze speciali della Seireitei vi ordino di andarvene da qui!- sentenziò pomposa.
Akahito non demorse. -Ehi, ehi, ehi!- replicò. -Li ho visti i capitani delle forze speciali, io! Tu non sei una di loro!-
-Certo, certo.- ridacchiò la nuova arrivata. -Ciò non toglie che potrei essere entrata a far parte delle forze speciali proprio oggi! Ovviamente potrei mentire, ma tu avresti il coraggio di darmi torto andando a controllare di persona? Chissà, forse il capitano Soifon avrà pietà di te e ti taglierà soltanto un braccio!-
A quelle parole il Nakamura impallidì. -Va bene, va bene, ti credo!- e si nascose dietro ad Hikaru, che nel frattempo aveva scrutato meglio la donna.
Aveva un'aria familiare, era sicura di averla già vista, prima di allora. Stava per aprire bocca quando il suo compagno di squadra, Hikaru, si fece avanti mostrando un rispettoso inchino.
-Ci scusi capitano.- sussurrò. -Ce ne andiamo subito.-
Mostrò all'amica lo sguardo più dispiaciuto che potesse avere, nonostante non aspettasse che un pretesto per tornare dal suo capitano ad ingozzarsi di dolci.
La donna annuì lentamente. -Mh, ti ringrazio, shinigami.-
Dopo che i tre ragazzini se ne furono andati a testa bassa si avvicinò alla porta aperta, entrando nella residenza di quella che era stata una delle più nobili famiglie della Seireitei.
-Chissà se funziona ancora...- provò ad accendere la luce e, miracolosamente, scoprì che l'impianto elettrico era ancora in perfetto stato.
Mentre ammirava estasiata la grande anticamera, l'occhio le cadde su delle piccole palline nere che sparirono istantaneamente su per le scale che conducevano al secondo piano, ancora priva di illuminazione.
La fronte rilassata del capitano si corrugò improvvisamente. -Ma dai...- osservò sbattendo le palpebre più volte. -Allora qui ci sono davvero i Makkurokurosuke! Dovrò dirlo a Miria, ne sarebbe felice!- e detto questo spense le luci, richiuse la porta e scomparve nel nulla da cui era venuta.

Nello stesso tempo, dall'altra parte del mondo, precisamente nella famosissima capitale d'Italia, a due passi dalla Città del Vaticano, due individui stavano facendo una tranquilla e impeccabile colazione, seduti sui tavolini del café situato in piazza Pio IIX.
La prima era una donna dai folti capelli rosso fuoco, raccolti in una cuffia bianca che le dava un'aria molto saggia. Sorseggiava sospirando un the al limone accompagnato da un croissant alla crema appena sfornato.
Il secondo, visibilmente più giovane, era un giovane uomo tutto intento a divorare una brioche al cioccolato buttando giù una tazza di cappuccino.
I capelli erano castano chiaro, lisci e lunghi fino alle spalle.
-Ehi, Arisa.- la chiamò quest'ultimo, posando per un istante la sua tazza sul piattino di ceramica.
-Uh?- rispose lei, assorta nei suoi pensieri. Aveva lavorato giorno e notte, nell'ultimo periodo. Tutto per mantenere lei e quel disgraziato avventuriero del suo compagno.
-No, nulla...- la liquidò lui, riprendendo a mangiare. -Stavo solo pensando...che senso ha lasciare lavoro e casa ora che hai raggiunto una posizione così alta?-
Lei respirò a fondo. -Te l'ho già detto, l'Italia è noiosa. E poi sono anni che non faccio visita ai miei cari figlioletti...- soffocò una risatina. Adorava chiamarli così, anche se loro si arrabbiavano sempre. -Chissà come saranno cresciuti...-
-Eh, già...-
Arisa si voltò verso il suo interlocutore, con aria interrogativa. -Tu resterai qui a Roma?-
-Già!-
-Sicuro di non voler tornare con me? L'aereo è tra qualche giorno, arriveresti a prenotare il biglietto...-
Lui scosse la testa. -No, non ho proprio voglia di tornare a casa ora!- chiuse gli occhi rassegnato. -Lasciami divertire ancora un po'.-
Lei rise forte, finendo il suo the. -Hai ragione, hai ragione! Dai, prendiamoci un altro caffè!- e detto questo si alzò e andò ad ordinare due tazze di caffè bollente.



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