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 Group: L'Omina BiancaPosts: 1314 Location: Dalla Casetta In Canada Di Nonno Aizen Status:  | |
| Ok, premetto che è una storiella senza senso, senza personaggi o trama, scritta durante un'ora buca! Il tema principale è la superbia, come da titolo! CITAZIONE PRIDE
Una goccia del denso liquido rossastro che colava dal collo smembrato del cadavere cadde tintinnando sinistro sul pavimento, macchiando quello che un tempo era stato un prezioso tappeto persiano. L'appartamento era deserto: persiane abbassate, finestre chiuse, luci spente e porta serrata. Nulla che facesse intendere che al suo interno ci fosse anima viva. Niente era fuori posto; una bella dimora tutto sommato, pensò l'assassino, passando in rassegna i costosi averi della sua ultima vittima. Avrebbe potuto trasferirvisi, a lavoro terminato, come premio per il suo operato. Era perfetto: distava poco da scuola, era ben illuminato...c'era persino un piccolo giardino che gli avrebbe permesso di tenere un cane, o qualcosa di simile. Amava gli animali. Si diresse a passo felpato verso la cucina, con l'intenzione di riordinare quello che il professore di letteratura del liceo statale di Ardal aveva mangiato prima di strapparsi la giugulare con le sue stesse unghie. Le polpette di riso erano ancora sul tavolo, nel loro recipiente colorato, dall'aria così innocente che nessuno avrebbe mai pensato potessero contenere degli affilatissimi aghi. L'assassino sorrise malignamente. Cucinarle e regalarle al suo professore era stato un gioco da ragazzi, un semplice gesto di gentilezza nei confronti di un insegnante. Ovviamente quello stolto non aveva avuto sospetti e, una volta che gli aghi gli avevano perforato la gola, aveva perso il lume della ragione, utilizzando le sue stesse unghie per uccidersi scavano nella pelle. Il sangue era schizzato ovunque, in un meraviglioso quanto sadico teatrino, progettato alla perfezione dallo studente più innocente di Ardal. L'orribile e mutilato cadavere dell'uomo stava già cominciando a decomporsi. Che ribrezzo, due mesi di lavoro per guadagnarsi la sua fiducia e appena due ore per sentire il fetore delle sue carni andate a male. Aveva lavorato sodo, quando due mesi prima gli era stata assegnata la prossima vittima, una persona così vicina da poterla toccare ogni giorno, eppure così lontana da poterla appena udire. Quella sarebbe stata la sua penultima vittima, la superbia, che, assieme all'invidia gli avrebbe permesso di sciogliere il suo patto col diavolo. E poi sarebbe stato libero, libero dalla morte, dalla vendetta, dalle paure, dalla gioia e dal dolore; nulla lo avrebbe più potuto fermare. E così, raccogliendo da terra il foglio che lo aveva ferito nell'orgoglio, l'assassino si dileguò silenzioso, sparendo tra la folla qualche secondo prima dell'arrivo dell'ambulanza che lui stesso aveva chiamato. |
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